Siamo in pieno periodo natalizio e mentre molti di noi fanno il conto alla rovescia fino al giorno di natale per stare in famiglia, fare il gran cenone con tante di quelle cose da mangiare che sicuramente sazieranno ancor prima di iniziare e aprire i regali ben confezionati dentro quelle buste tutte colorate con fiocchetti e stelline, in Siria la guerra non è mai finita.
Da tre anni si protrae un conflitto civile che vede contrapposte le forze governative a quelle d’opposizione in una lotta di potere che si è estesa fino ai paesi confinanti. Questa guerra, durante gli anni ha portato morte, dolore, distruzione, sofferenza. Parole brutte, che non fanno piacere a nessuno, ma che intanto si ripresentano quasi ogni giorno in Siria. I bambini sanno cosa sono le pistole, le sanno manovrare, hanno visto tante persone morte per strada, hanno visto morire da un momento all’altro tanti bambini che non sono riusciti a scappare dalle bombe. Hanno capito cosa significaavere davvero molta fame.
I dati raccolti dall’Unchr dichiara che i Paesi confinanti con la Siria (tra cui Turchia, Libano e Giordania) accolgono 3 milioni e 205 mila siriani in fuga. Più della metà di questi sono donne e il 52% è composto da ragazzi di età inferiore ai 18 anni. Una stima delle Nazioni Unite ad agosto contava 190 mila morti. E per finire, L’1 dicembre il Programma Alimentare mondiale, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa delle emergenze alimentari, aveva annunciato l’interruzione delle forniture di pasti per i rifugiati siriani per mancanza di fondi. Il problema è stato momentaneamente tamponato con una raccolta fondi, ma questi basteranno fino a metà gennaio. Rendersi conto che la guerra civile sta diventando uno spettacolo dell’orrore sarebbe una gran bella cosa, soprattutto per quei bambini che non sanno più cosa significa giocare con spensieratezza.
Withsirya è un movimento composto da 130 organizzazioni di tutto il mondo che ha creato un video di 1 minuto quasi e mezzo e ripercorre a ritroso la guerra in Siria. Grazie alla tecnica dello slow motion riesce a catturare delle immagini molto forti, ma che fanno riflettere. Il messaggio è: “Non possiamo invertire quello che è successo in Siria, ma possiamo cambiare il finale”.
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