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mercoledì 17 settembre 2014

Segreti d'Egitto

MondoTempo Reale     09:45  


I grandi monumenti non vennero costruiti dagli egizi, ma da una Civiltà Umana Globale che si estese su tutta la terra dopo la fine dell’ultima glaciazione. La scoperta che l’allineamento delle tre piramidi di Giza riproduce esattamente quello che presentavano nel cielo d’Egitto le tre stelle della Cintura d’Orione diecimila anni fa, ha rafforzato di recente le idee di quei tanti divulgatori di una archeologia eretica i quali da tempo vanno sostenendo una tesi finora rigettata dalla cultura accademica: quella cioè che, anteriormente alle civiltà storicamente accertate, le cui prime testimonianze risalgono al quarto millennio A.C, sulla Terra vi sia stata una civiltà scomparsa, in grado di realizzare monumenti di grande imponenza e in possesso di una cultura molto evoluta. Questa civiltà si sarebbe estinta in seguito ad eventi che non conosciamo, probabilmente un mutamento climatico, ma alcune sue grandi testimonianze ancora rimangono, e soprattutto tracce della sua cultura sono individuabili nel sapere della società evolutesi nei millenni successivi, quelle su cui non mancano documenti archeologici e storici. La civiltà che costruì le tre grandi piramidi di Giza le lasciò praticamente in eredità alle culture (provenienti, pare, dagli altopiani etiopici) che in seguito installarono nella valle del Nilo. Un’ eredità che comprendeva anche la scrittura geroglifica, la geometria, l’aritmetica, l’agricoltura e diverse tecnologie che oggi ci sembrano semplici ma che, di fatto, sono quelle che hanno dato l’avvio all’organizzazione sociale moderna. la ridefinizione della cronologia di molti monumenti ha portato sorprese notevoli. la Sfinge, contigua alle piramidi, è di poco posteriore: cioè è di almeno cinquemila anni più antica di quanto non si sia creduto finora. Lo proverebbero, fra l’altro, i segni di erosione dovuti alla pioggia sul suo materiale, che non si spiegherebbero se non ipotizzandone l’esposizione al clima, molto più umido di oggi, dalla valle del Nilo diecimila anni or sono. Contemporanea alla Sfinge, cioè risalente ad ottomila anni prima di Cristo, è la misteriosa città fortificata i cui resti sono stati trovati nella piana di Gerico. Alla medesima epoca risalirebbe la realizzazione, in Inghilterra, del tempio di Stonehenge, che è stato dimostrato essere in realtà un vero e proprio osservatorio astronomico, la cui realizzazione richiedeva le conoscenze avanzate sul moto dei pianeti e notevoli capacità matematiche. In definitiva secondo i divulgatori della archeologia questi monumenti, ed altri, sarebbero i resti di una civiltà umana arcaica, che si era estesa su tutto il globo grazie a notevoli conoscenze di nautica e che circa ottomila anni or sono si sarebbe estinta per dar luogo, due millenni dopo, alle prime culture storiche. L’idea che la Grande Piramide sia stata costruita intorno al 2550 a.C come tomba per il faraone “Cheope”, già messa in dubbio da considerazione geologiche, sarebbero ormai smentita dalla scoperta non soltanto del suo allineamento, insieme con le piramidi minori, con le stelle di Orione così com’erano visibili in epoca molto più antica, ma anche dal fatto che le strette gallerie che perforano la massa, e che erano considerate semplici condotti d’areazione, in realtà puntavano anch’esse, undicimila anni fa, verso stelle particolari.
Egitto_Paolo Renier
Tutta l’architettura delle piramidi, insomma, sembra coerente con una situazione astronomica che riporta a epoche assai più remote di quelle registrate dalla storiografia. Ma se le piramidi non erano tombe (a questo uso sarebbero state adibite posteriormente dagli egizi, che la trovarono già costruite), perchè vennero erette? L’autore del notevole saggio Il dodicesimo pianeta, uno dei più noti fautori della nuova cronologia della razza umana, ha fatto notare le relazioni geografiche che legherebbero le piramidi alla celebre terrazza di Baalbek in Libano: una piattaforma di pietra così immensa e pesante che non si capisce come sia stato possibile costruirla e soprattutto spostarne i blocchi con l’ aiuto di tecnologie fondate semplicemente sul lavoro muscolare. A suo giudizio, le piramidi avevano la funzione di torri di controllo per guidare veivoli destinati ad atterrare sulle piattaforme di pietra. E’ un’ ipotesi difficile da accettare, non soltanto per implicazioni (chi guidava le astronavi preistoriche?), ma soprattutto per la considerazione che la struttura interna delle piramidi appare troppo complessa per poter pensare che i monumenti potessero avere semplicemente la funzione di segnali visibili dall’alto. Uno scienziato Inglese avanza un’ ipotesi più articolata. A suo giudizio, le piramidi erano immense celle a combustibile destinate a fornire energia alla civiltà umana globale che occupava la Terra undicimila anni fa alla scomposizione dell’acqua nei suoi costituenti, idrogeno e ossigeno. Esaminando la complessa struttura della Grande Piramide, si pensa che la cosiddetta Camera della Regina, alta circa quattro metri e mezzo, fosse l’allogiamento nel quale un tempo era ospitata la cella energetica vera e propria, nella qual avveniva la separazione dei due gas, i quali erano poi convogliati separatamente nell’ altro ambiente ricavato all’interno del monumento, la Camera del Re. Li dentro un sacello di granito misurante tre metri per uno e mezzo circa (il Sarcofago) avveniva la combustione controllata dell’idrogeno. la strana conformazione aveva la funzione di ospitare una valvola o sistema di filtraggio. Al di sopra della Camera del Re si trovano le pietre più grandi e massicce di tutta la piramide: cinque lastroni di granito sovrapposti, ciascuno pesante più di 70 tonnellate. Gli archeologi non sono riusciti a individuare una funzione per questa imponente struttura. Secondo lo scienziato si tratta di un dispositivo di raffreddamento, una specie di radiatore, posto al di sopra di quella che doveva essere una vera e propria camera di combustione. Il fatto che i lastroni siano levigati nella parte inferiore e grezzi in quella superiore aiuterebbe la dispersione del calore. Ma non era soltanto questa la funzione della Piramide. Lo scienziato fa notare la significativa conformazione della Grande Galleria, lungo la quale si allineano 27 nicchie oggi vuote. Da una serie di segni ancora riscontrabili, si deduce che esse contenevano oggetti di natura ignota, da tempo portati via. Questi oggetti dovevano avere una funzione di qualche genere: lui ipotizza che fossero cristalli risuonanti a diverse frequenze, che dovevano essere impiegati per un qualche sistema di comunicazione. L’idea è stata portata avanti anche da un’altro scienziato Americano. La Grande Piramide, è fatta essenzialmente di due materiali, calcare e granito. Il calcare è composto di carbonati di calcio e magnesio. Il carbonato di calcio (calcite) è elettromagneticamente anisotropo, cioè la velocità delle onde elettromagnetiche che non attraversano un cristallo dipende dalla loro direzione. può anche essere triboluminiscente, vale a dire che emette un chiarore se subisce qualche sollecitazione meccanica. Questo secondo l’Americano significa che potrebbe essere impiegato per controllare le radiazioni elettromagnetiche, modulate poi grazie a qualche meccanismi fisico. Il granito l’altro materiale usato, è composto in gran parte di quarzo, che è piezoelettrico: quando vibra, per esempio in seguito a una percossa, muta la distribuzione delle cariche elettriche. la grande struttura composta con i due materiali sarebbe cioè un vero e proprio strumento, un immenso ricevitore/trasmettitore per l’invio e la ricezione di onde elettromagnetiche modulate. In definitiva, una specie di radio. in una zona del monumento chiamata Anticamera, posta subito davanti alla Camera del Re c’è una struttura di difficile interpretazione. E’ un ambiente lungo circa due metri e mezzo e largo uno, con cinque  scanalature verticali sulle pareti contrapposte. Lungo le prime due coppie di scanalature  possono salire o scendere due lastre di granito alte due metri. le lastre possono essere fatte scorrere in alto e in basso e, volendo, potrebbero essere sfilate coppie di scanalature.
Di fatto, sembrano funzionare come dighe mobili per trasformare l’ambiente in un bacino di raccolta di quantità diverse di un liquido di qualche genere. Secondo l’Americano, è uno dei meccanismi che venivano impiegati per sintonizzare il sistema, in modo che potesse ricevere e trasmettere segnali particolari. Queste congetture ovviamente tutt’altro che verificate presuppongono, come già accennato, l’esistenza di una Civiltà Umana Globale oggi estinta, che avrebbe popolato la terra raggiungendo un elevato sviluppo culturale prima della nascita delle civiltà conosciute. La riscrittura della storia umana parte dal presupposto che questa civiltà abbia cominciato a svilupparsi circa dodicimila anni fa, quando la supernova della vela, divenendo visibile sulla terra, in qualche modo stimolò l’intelletto umano, apparendo un segno dei cieli. In quel periodo finì l’ultima grande glaciazione della Terra e cominciò l’Olocene, ovvero l’era del clima più temperato e del ritirarsi dei ghiacci. con lo sciogliersi dei ghiacciai, il livello dei mari si alzò di 35 metri, fino a quello attuale, un processo che durò quattromila anni. per altri mille anni vi furono grandi laghi nelle zone oggi desertiche dell’Africa, dell’Arabia e dell’India. Il clima era più umido e caldo di oggi. Fra gli 11mila e i 9mila anni fa, le popolazioni del neolitico scoprirono l’agricoltura e i metalli, imparando a comunicare in modo complesso e misero a punto forme di scrittura, formando la Civiltà Umana Globale, che era fornita di u linguaggio comune. Gli uomini si stabilirono soprattutto nelle vallate di grandi fiumi (il Nilo, la Mesopotamia fra il Tigri e l’Eufrate, l’Indo-Gange, il Fiume-giallo), dove clima e piovisità assicuravano raccolti stabili. Svilupparono prima la navigazione fluviale, quindi la estesero anche ai mari ed oceani, popolando tutta la Terra. In Egitto, fu l’epoca in cui vennero costruite le piramidi di Giza e la Sfinge, ed anche in Cina sorse una cultura che eresse grandi Piramidi. Seimila anni or sono, probabilmente ad un mutamento di clima, la Civiltà globale si spezzò frammentandosi in diversi bacini culturali racolti attorno ai fiumi originari. Buona parte delle conquiste si persero. Parte delle tecniche agricole, necessarie a coltivare il cibo, si mantennero, ma la metallurgia venne dimenticata, e gli unici metalli d’uso più o meno corrente furono l’oro, il rame nativo, l’argento e il ferro di origine meteorica. Si perse anche l’aritmetica, se non nelle forma più elementare, anche se tracce ne rimasero in pratiche come la divinazione cinese basata sugli esagrammi. Le forme evolute di comunicazione furono anch’esse dimenticate. La scrittura geroglifica e egizia era probabilmente un relitto della scrittura in uso presso la Civiltà Globale, dato che le forme più antiche di geroglifici, risalenti a 5mila anni fa, sembrano già compiutamente sviluppate. la lingua comune si suddivise anch’essa in idiomi regionali, come il cinese, il sumero, il sindhu. In alcune regioni rimaste isolate, tuttavia, si preservarono idiomi più vicini a quello originario, come il basco dei Pirenei, il ge’ez in Abissinia, l’omero nell’America. Il crollo definitivo delle civiltà Globale coincide con l’inizio della civiltà storica in diversi calendari. per i Veda segna il principio del Kali-yuga, l’età oscura, che si è aperto circa cinquemila anni or sono, nel 3102 a.C. molto vicine sino le date assegnate come inizio dei tempi nei calendari Maya (il grande ciclo è incominciato nel 3114 a.C), e cinese (l’anno 4695 si è aperto l’8 febbraio 1997). Per gli ebrei, l’anno 5757 è cominciato il 13 settembre 1996.
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Commenti sulla Reincarnazione

MondoTempo Reale     09:42  
Quando il corpo muore, l’Anima sale verso una barriera che separa il piano fisico (conosciuto anche come dimensione spazio-temporale) da uno stato non fisico, tra una vita e l’altra, spesso chiamato Bardo. Nelle nostre esperienze di pre-morte, le Anime non riescono a penetrare questa barriera e ritornano al proprio corpo fisico. Le Anime pronte a reincarnarsi, invece, abbandonano il corpo fisico che muore. Queste Anime passano facilmente attraverso la barriera ed entrano nel Bardo. Là sono accolte dai loro cari scomparsi prima di loro, che nella forma di spiriti aiutano i nuovi trapassati ad ambientarsi nuovamente nelle dimensioni superiori. 

Questo rende più facile la loro transizione. In un primo momento, al ritorno nei regni superiori L’Anima può sentirsi un pò disorientata e ha bisogno di tempo per riabituarsi a funzionare in quell’ambiente. Accade persino che alcune Anime tornino sulla terra poco dopo la morte del corpo e vi rimangono disincarnate per settimane, mesi o addirittura anni, forse in attesa di un evento specifico. Per esempio, un Anima può rimanere vicino ai suoi cari che sono ancora incarnati nel corpo fisico, finchè questi non hanno completamente superato il loro dolore.

Le Anime possono passare anni interi sul piano fisico allo stato disincarnato prima di tornare nel Bardo. Per esempio, se uno dei loro cari ancora vivente reprime le lacrime e non dà sfogo al suo dolore, le Anime dei defunti non riescono a compiere il naturale processo di distacco dal mondo fisico, che le porterà nella vita successiva. Una volta concluso il suo collegamento con il piano fisico, l’Anima torna nel Bardo, si riunisce al Sè superiore e riesamina il resoconto dell’Akasha. Questo processo è essenziale per la programmazione della vita successiva e comprende il riesame della vita appena conclusa e di qualsiasi vita passata collegata. Una specie di “valutazione scolastica” alla fine di un ciclo di studi. Questo procedimento di riesaminazione aiuta l’Anima a programmare la sua prossima vita. 

L’Anima ha bisogno di fare delle scelte su fattori importanti, come il momento e il luogo della prossima nascita, le scelte dei genitori, le lezioni karmiche, il sesso, la razza, il tipo di corpo, la cultura, la religione, eventuali handicap, lo scopo spirituale e molte altre questioni. Dopo aver completato l’esame di riepilogo tra una vita e l’altra, l’Anima torna sul piano fisico e si reincarna in un nuovo corpo per cominciare una nuova vita. La maggior parte delle Anime non ha una gran fretta di tornare a vivere sul piano fisico.

Alcune rimangono nel Limbo per secoli prima di entrare in un nuovo corpo. Per alcune può essere una sorta di pigrizia, una specie di periodo di riposo, di vacanza, dopo una vita karmica difficile. Le ragioni che determinano il tempo che intercorre tra una vita e l’altra sembra variare considerevolmente da un individuo all’altro e da una circostanza all’altra. Le uniche Anime che sembrano precipitarsi a tornare in gran fretta sul piano fisico sono quelle che hanno avuto un interruzione prematura della loro vita precedente (morti in guerra o in incidente). 

Quando muore un bambino, è confortante sapere che la sua Anima spesso ritorna alla propria madre, a volte entro un anno o due dalla morte. Alcuni bambini ricordano la loro morte più recente come figli maggiori della stessa madre, morti in tenera età. Questi bambini sono in grado di descrivere come e dove è avvenuta la loro morte, e persino l’aspetto del dottore e della stanza d’ospedale. All’opposto, se la morte è stata lunga e difficile a causa di una malattia prolungata, l’Anima può trascorrere un lasso di tempo più lungo nel Bardo prima di rientrare in un corpo e cominciare una nuova vita. Una malattia prolungata sembra stancare molto l’Anima, che allora ha bisogno riposare prima di reincarnarsi di nuovo.

L’intervallo di tempo tra una vita e l’altra varia considerevolmente a seconda delle circostanze e sopratutto in base al tipo di morte della vita precedente. Viene di pensare che un periodo di tempo particolarmente lungo tra una vita e l’altra rappresenti il tentativo di evitare una lezione difficile. Sembra invece che non sia affatto cosi. 

Le Anime si mostrano molto generose tra una vita e l’altra rispetto alle scelte che compiono e al grado di difficoltà; che accettano di accollarsi, per esempio reincarnandosi in famiglie di alcolizzati, di persone violente o in situazioni difficili. Il motivo di queste scelte problematiche sembra sia il distacco. Le Anime non provano emozioni quando sono fuori dal corpo: è soltanto all’interno del corpo che percepiscono, e probabilmente con un senso di rammarico, le sofferenze provocate dalle scelte che hanno fatto tra una vita e l’altra. La Anime desiderano sinceramente risolvere le proprie lezioni karmiche, e sembra proprio che ignorino quanto dolore procureranno loro le particolari circostanze scelte, una volta iniziata la nuova vita.

TRE CASI DI REINCARNAZIONE

L’autore di questo lavoro, TITUS RIVAS della Athanasia Foundation, Darrenhof 9, 6533 RT Nijmegen,Olanda,ritiene che questi tre casi di possibile reincarnazione siano molto simili a quelli descritti dal Dr. Stevensons dell’Univ. della Virginia. Uno in particolare sembra mostrare caratteristiche paranormali compatibili con l’ipotesi reincarnazionistica.

1) CERUNNE, IL MARINAIO

La ragazza da questo strano nome aveva 7 anni quando fu intervistata. Quando era in attesa, Christine, la madre, pur non avendo eseguito un’ecografia, aveva la certezza che si trattasse di una bambina poiché uno strano sogno premonitore gliel’aveva annunziato sotto forma di una donna, una Sciamana vestita di pelli d’animali ed a piedi nudi, che le aveva rivelato che la bimba che portava in grembo si sarebbe dovuta chiamare “Deer” (daino, cervo). Le disse pure che la nascitura aveva avuto una vita passata molto difficile e fu così che quando la bimba nacque le fu imposto il nome Cerunne, una divinità dell’olimpo Celtico associata ai cervi ed alla rinascita.

Cerunne era una bambina taciturna ma molto precoce dal punto di vista delle capacità motorie ed appariva un pò mascolina nel carattere.

A DUE-TRE ANNI D’ETA’, CERUNNE DISSE AI SUOI GENITORI DI RICORDARE UNA VITA PRECEDENTE VISSUTA COME MARINAIO.

Un giorno, indicando le piccole onde che si formavano sulla superficie di una piscina, commentò: “Le onde che io vedevo erano molto più alte di una casa”. Aggiunse che il mare era molto strano perché da infuriato diventava improvvisamente calmo nell’arco di poche ore. Spesso disegnava una nave dal nome “VURK” su cui avrebbe viaggiato svolgendo numerosi compiti, fra cui stare di vedetta, accudire le vele, ma anche prendersi cura dei passeggeri.

A tal proposito descrisse accuratamente le pessime condizioni igieniche dell’imbarcazione ed il fatto che a bordo non esistessero letti o amache, per cui tutti dormivano a terra coperti da rozzi canovacci. Si mangiava carne cruda ed i servizi igienici, inesistenti, costringevano i passeggeri ad urinare sul pavimento; le liti e le lotte fra i membri dell’equipaggio erano molto comuni, ma Cerunne ricorda di aver sempre odiato queste manifestazioni violente. A conferma dei racconti legati alla vita da marinaio su un veliero, Cerunne mostrò un’incredibile, innata, capacità di arrampicarsi sugli alberi e la mancanza di paura del vuoto.

Anche il ricordo di un’incidente in cui un suo compagno perse l’uso degli arti per una caduta dalla tolda, era molto vivido nella memoria della bambina, come quello del grande timone e del “moekille”, un lungo bastone appuntito, usato anche come arma di difesa. Il suo nome, in quella vita era “Peer”, un uomo smilzo con una lunga barba nera: viaggiava verso un’isola piena di palme trasportando povera gente che andava colà per lavorare, ma non si trattava di schiavi. A sette anni i ricordi di Cerunne non si erano affatto sbiaditi e, durante l’ intervista, fu in grado di aggiungere altri dettagli sulla sua vita precedente, che si sarebbe conclusa alla veneranda età di 95 anni:”Eravamo uomini pieni di salute, anche se mangiavamo poco e male”, é stato il suo commento.

Nel racconto, esaminato da uno storico, vi sono molte affermazioni che collimano con luoghi e fatti appartenenti alla storia delle prime emigrazioni di massa fra Spagna ed isole Caraibiche, avvenute fra la fine dell’ ’800 e l’inizio del ’900. 

La Corugna, che suona foneticamente simile al fonema inglese “Karoonya”, era proprio uno di questi porti Spagnoli e l’isola ricca di palme potrebbe essere stata Cuba che,a quei tempi insieme alle altre isole vicine, veniva chiamata “Las Indias” , mentre il “moekille” sarebbe simile alla parola “makhila”, un bastone-arma della Galizia. Il nome “Peer” potrebbe essere “Pedro” e “Voork” corrispondere a “Barco”, ovvero barca in Spagnolo. 

Tutte queste “coincidenze” sono altamente indicative di reali ricordi trasmessi da una vita ad un’altra e non appaiono legate a semplici casualità, mentre il sogno premonitore della madre di Cerunne, aggiunge significati altamente probanti sull’ origine celtica dello spirito reincarnatosi nel corpo di questa bambina Olandese.

2) LA VITA PRECEDENTE DI KEES

Nel Febbraio ’97, la Fondazione Athanasia fu contattata dalla signora Marja M-V che era stata sollecitata dal teologo Dr. Joanne Klink a parlare del caso di suo figlio Kees. 

Fin dall’età di due anni, il bambino ripeteva con tono cantilenante, una strana filastrocca: “Il mio cuore si fermò, poi nel ventre ritornai a crescere e fu così che il mio cuore tornò a battere ancora!”, accompagnandola con gridolini di gioia e battito di mani. Questo curioso comportamento si manifestava due o tre volte a settimana e per molti mesi di fila. Fu solo verso i quattro anni d’età che il piccolo si decise a confessare alla madre che aveva già vissuto in precedenza e che il suo nome era Armand, morto quando non era ancora troppo vecchio. Il nome fu pronunciato col tipico accento francese, cosa abbastanza strana per un bambino olandese di quell’età.

In quella vita precedente, Armand era fidanzato e prossimo alle nozze, ma fu ucciso su un campo di battaglia da soldati molto alti che avevano già trucidato tutti i suoi compagni. Il racconto dei suoi ultimi momenti di vita é angosciante: colpito una prima volta alla schiena, mentre si rendeva conto che il suo cuore stava cessando di battere, fu raggiunto da un secondo proiettile sparato a breve distanza. 

In quel momento vide un Angelo che lo portò da Dio che lui descrive come “Pura Bontà”, “la Grande Luce” e persino “dotato di umorismo” (sic). Gli fu molto difficile descrivere l’Aldilà e disse che era impossibile fissare i ricordi come su una foto. Vide una meravigliosa cascata e fiori e alberi dai frutti deliziosi, più dolci di qualsiasi cibo terreno. Quando gli Angeli tornarono a dirgli che era tempo di reincarnarsi, Armand/Kees mostrò una certa resistenza, ma le Creature Eteree lo rassicurarono circa la loro costante assistenza. Kees soffrì di una severa forma di fobìa della morte per molti anni, ricordando la sua agonìa e ci vollero tempo e pazienza per fargli superare il problema.

3) IL CASO DI MYRIAM R.

Myriam aveva tre o quattro anni quando nel ’68 fece notare a sua madre che il vestito che indossava era molto simile a quello della sua precedente mamma e le chiese di toglierselo perché le ricordava la spiacevole vita passata in una zona semidesertica. In quella esistenza si doveva prender cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle, andando in cerca d’ acqua e cibo nel deserto. Proprio per tirar su l’acqua dal pozzo un brutto giorno era morta a causa d’una tempesta di sabbia. 

I suoi ricordi, purtroppo non verificabili, era no molto vividi e comprendevano l’aspetto fisico dei suoi genitori, il forte rispetto che portava verso gli anziani, la casupola di legno con un piccolo patio. Probabilmente l’ambiente da lei descritto potrebbe essere quello del deserto del New Mexico, dato che il patio in legno é tipico di quella regione. Anche a distanza di anni il racconto suo e della madre non si modificarono, anzi divennero più vividi a seguito di una NDE che ebbe durante un’intervento chirurgico.

I tre casi illustrati non hanno spiegazioni diverse dalla reincarnazione anche perché sono stati severamente vagliati nel corso degli anni con successive interviste tese a trovare discrepanze dovute all’affievolimento dei ricordi, tipico nel caso di racconti inventati. Di certo il meglio documentato é quello di Cerunne, perché corroborato da precisi riferimenti storici, geografici e sociali. Ulteriori indagini saranno necessarie per capire se questa tipologia é tipica delle persone che vivono in Olanda (e quindi in Europa) o se essa ha valenza universale.


TESTIMONIANZE SULLA REINCARNAZIONE DI GRANDI PERSONAGGI

Esiste una quantità straordinaria di testimonianze di grandi personaggi d’ogni tempo e nazionalità che hanno espresso il loro pensiero sulla reincarnazione. Ci limitiamo ai più importanti.

OVIDIO, poeta latino (43 a. C.-17 d. C )
«… La cosiddetta morte è solo il rivestirsi di una cosa vecchia in nuova forma e abito… È lo spirito disincarnato vola qua e là… gettato da una dimora all’altra. L’anima è sempre la stessa, solo la forma è perduta».

VIRGILIO, poeta latino (70-19 a.C)
«Tutte queste anime, trascorsi mille anni, un Dio le chiama in folta schiera sulle acque del Lete… Così che, smemorate della trascorsa vita, tornino a visitare i regni della Terra, sotto la volta del cielo, desiderose di avere un corpo vivente».

CICERONE, scrittore, oratore e politico romano (106 43 a. C)
«Altra possente prova che gli uomini conoscono molte cose prima della nascita è la loro capacità, nella tenera infanzia, di afferrare fatti innumerevoli con una rapidità che dimostra come essi non ricevano questi fatti dentro di loro per la prima volta, ma li ricordino e li richiamino alla mente».
Empedocle, filosofo e statista greco (circa 490-430 a. C.)
«Io una volta fui ragazzo e ragazza, cespuglio e uccello, e muto pesce nelle onde. La Natura cambia tutte le cose, avvolgendo le anime in strane tuniche di carne. Le più degne dimore per le anime degli uomini».

PLATONE, filosofo greco (427-347 a.C)
«O giovane… sappi che se divieni peggiore andrai in un’anima peggiore, e in un’anima migliore se migliorerai, e in ogni successione di vita e di morte farai e soffrirai ciò che il simile ha del simile. Questa è la giustizia celeste…».

PITAGORA, filosofo greco (571-497 a. C)
«Il ritorno e il karma sono necessari per lo sviluppo dell’anima».

PLOTINO, filosofo neoplatonico (205-270 d. C.)
«Quando avviene l’uccisione di un personaggio in un dramma, l’attore cambia il suo trucco ed entra in una nuova parte. Naturalmente l’attore non è stato veramente ucciso; ma, se morire è solo cambiare corpo come l’attore cambia costume, o anche uscire dal corpo come l’attore esce dalla scena quando non ha più nulla da dire o da fare, cosa c’è di tanto pauroso in questa trasformazione degli esseri viventi l’uno nell’altro? Le uccisioni, la morte… tutto deve apparirci come lo spettacolo del cambiamento delle scene a teatro… [Sul palcoscenico] ogni uomo ha il suo posto, un posto che si conviene al giusto come al malvagio: …là parla e agisce, nella bestemmia e nel delitto come in ogni forma di bontà; perché gli attori portano in questa commedia quello che erano prima che la commedia fosse messa in scena…».

JALALU’L-DIN RUM, poeta mistico persiano (1207-1273)
«Morii come minerale e divenni una pianta; morii come pianta e divenni animale; morii come animale e fui uomo. Perché dovrei temere? Quando diminuii morendo? E tuttavia, ancora una volta morirò come uomo per elevarmi con gli angeli benedetti; ma anche lo stato di angelo supererò…».

PARACELSO, medico e alchimista svizzero (1493-1541)
«…Ogni essere umano ha le sue proprie tendenze: queste tendenze appartengono al suo spirito e indicano il suo stato in cui esisteva prima di nascere… Distrutto questo corpo, se ne crea un altro con proprietà simili o superiori».

GIORDANO BRUNO, filosofo, poeta e commediografo italiano (1548-1600)
«Io ho ritenuto e ritengo che le anime siano immortali… I Cattolici insegnano che non passano da un corpo in un altro, ma vanno in Paradiso, nel Purgatorio o nell’Inferno. Ma io ho ragionato profondamente e, parlando da filosofo, poiché l’anima non si trova senza corpo e tuttavia non è corpo, può essere in un corpo o in un altro, o passare da un corpo all’altro. Questo, se anche può non esser vero, è almeno verosimile, secondo l’opinione di Pitagora…».

VOLTAIRE, filosofo e scrittore francese (1694-1778)
«La dottrina della metempsicosi non è, soprattutto, né assurda né inutile… Non è più sorprendente essere nati due volte che una sola; tutto in natura è risurrezione».

BENJAMIN FRANKLIN, statista, scienziato e filosofo americano (1706-1790)
«Quando vedo che niente si annulla e nemmeno una goccia d’acqua va distrutta, non posso sospettare l’annichilamento delle anime, né credere che Dio voglia sopportare la distruzione giornaliera di menti già fatte, che adesso esistono, e darsi la continua pena di farne delle nuove. Così, trovandomi a esistere nel mondo, credo che, in una forma o nell’altra, esisterò sempre… Non faccio obiezioni a una nuova edizione di me stesso, sperando tuttavia che gli errata dell’ultima edizione possano essere corretti».

GOTTHOLD EPHRAIM LESSING, scrittore e filosofo tedesco (1729-1781)
«…Perché non dovrei tornare su questa terra tutte le volte che sia in grado di acquistare nuova conoscenza e nuovo potere? Raggiungo forse, In un solo soggiorno, tante cose da rendere inutile il mio ritorno? No certo!… O forse perderei troppo tempo? Perdere tempo! Che bisogno ho di affrettarmi? Non possiedo forse tutta l’eternità?».

JEAN PAUL RICHTER, scrittore tedesco (1763-1825)
«Perché non accettare questa teoria [della reincarnazione] e godere pienamente una luce che un Platone, un Pitagora e intere nazioni ed epoche non hanno disdegnato?… L’anima torni pure quante volte desidera. Certo, la Terra è abbastanza ricca per concederle nuovi doni, nuovi secoli, nuove regioni, nuove menti, nuove scoperte e speranze».

GEORGE W.F.HEGEL, filosofo tedesco (1770-1831)
«Lo spirito, consumando l’involucro della sua esistenza, non passa semplicemente entro un altro involucro, né risorge ringiovanito dalle ceneri della sua precedente forma; ne esce esaltato, glorificato, come spirito più puro… La vita dello spirito sempre presente è un circolo di progressive incarnazioni che, viste sotto un altro aspetto, appaiono passate».

FRIEDRICH VON SCHLEGEL, filosofo tedesco (1772-1829)
«…L’uomo, quale è adesso, è troppo imperfetto, troppo materiale per pretendere quel più alto tipo di immortalità. Egli deve ancora entrare in forme e sviluppi terreni, sebbene più raffinati e trasfigurati, prima di poter direttamente partecipare alla gloria eterna del divino mondo della luce… L’idea della metempsicosi, accolta dal misticismo, è notevole in se stessa per la sua antichità… Essa non permette che l’anima passi alla piena libertà prima di essersi incarnata in molti corpi».

CHARLES FOURIER, filosofo ed economista francese (1772-1837)
«… Nei periodi in cui è libera dal corpo umano, l’anima rivive immediatamente nella grande anima del mondo, di cui è parte integrante, e disdegna la vita presente, come al momento del risveglio noi cerchiamo di dimenticare o di ricordare un sogno a seconda che sia stato piacevole o spiacevole… Dopo un periodo trascorso nella grande anima, le anime vanno a dormire e rinascono sulla Terra in un nuovo corpo… Alcuni individui eccezionali… ricordano la loro passata esistenza».

HONORÉ DE BALZAC, romanziere francese (1799-1850)
«Un’intera vita è necessaria per ottenere le virtù che annullino gli errori della vita precedente. Le virtù che acquistiamo, sviluppandosi lentamente entro di noi, sono gli invisibili legami che collegano ogni nostra esistenza alle altre: esistenze che solo lo spirito ricorda, perché la materia non ha memoria per le cose spirituali».

ALBERT SCHWEITZER, fisico, ecclesiastico, musicista tedesco (1875-1965)
«L’idea della reincarnazione contiene una molto confortante spiegazione della realtà per mezzo della quale il pensiero indiano sormonta difficoltà che sfidano i pensatori europei».

CARL GUSTAV JUNG, psichiatra svizzero (1875-1961)
«La rinascita, nelle sue varie forme di reincarnazione, resurrezione e trasformazione, è un’affermazione che deve essere contata tra le prime affermazioni dell’uomo».

CAMILLE FLAMMARION, astronomo francese (1842-1925)
«Se l’anima sopravvive all’organismo fisico, essa esisteva prima di questo organismo; dietro di noi c’è la stessa eternità che si stende dinanzi a noi… Ognuno di noi entra in questo mondo con attitudini particolari, la cui origine non si trova nell’ereditarietà».

JOHANN WOLFGANG GOETHE, scrittore tedesco (1749 1832)
«Sono certo che, come mi vedete, ho già vissuto cento volte, e spero anche di tornare ancora cento volte».

ARTHUR SCHOPENHAUER, filosofo tedesco (1788-1860)
«Se un asiatico mi domandasse la definizione dell’Europa, sarei obbligato a rispondere: è quella parte del mondo infestata dall’incredibile illusione che l’uomo sia stato creato dal nulla e che la sua nascita sia la sua prima venuta nella vita».«Le qualità innate che troviamo in un uomo e mancano in un altro non sono il grazioso regalo di qualche divinità sconosciuta, ma il frutto delle azioni personali di ogni uomo in un’altra vita».

IMMANUEL KANT, filosofo tedesco (1724-1804)
«Se potessimo scorgere noi stessi e gli altri oggetti quali essi sono in realtà, ci vedremmo in un mondo di nature spirituali: la comunità alla quale apparteniamo, che non ha avuto inizio con la nostra nascita, né avrà fine con la morte del nostro corpo».

Federico IL GRANDE, re di Prussia (1712-1786)
«So che, dopo la mia morte, la parte più nobile di me non cesserà di vivere. Anche se nella mia vita futura non sarò re, tanto meglio: sopporterò minore ingratitudine».

Elisabetta D’AUSTRIA, imperatrice (1837-1898)
«Dante e gli altri grandi sono anime che, da un’epoca lontanissima, sono ritornate nuovamente sulla Terra per continuare l’opera e anticipare il perfezionamento di coloro che devono venire…».

ALBERT EINSTEIN, fisico d’origine tedesca (1879-1955)
«Il Buddhismo è l’insieme sistematico di idee che meglio si adatta all’uomo d’oggi, l’unica via per la conoscenza e l’autoconoscenza individuale».

Giuseppe MAZZINI, uomo politico italiano (1805-1872)
«Voi credete che l’anima possa passare d’un balzo dall’umana esistenza alla somma beatitudine o andar d’un balzo sommersa nell’assoluta irrevocabile perdizione: noi crediamo il periodo umano troppo lontano dal sommo ideale, troppo guasto d’imperfezione, perché la virtù della quale siamo capaci quaggiù possa d’un tratto meritare di raggiungere il vertice della scala che guida a Dio. Noi crediamo in una serie indefinita di reincarnazioni dell’anima, di vita in vita, di mondo in mondo, ciascuna delle quali rappresenta un miglioramento nell’interiore».

MAURICE MAETERLINCK, scrittore belga (1862-1949)
«Non vi fu mai più bella, più giusta, più pura, più morale, più feconda e consolante e, in certa misura, più probabile fede di quella della reincarnazione. Essa sola, con la sua teoria delle espiazioni e delle purificazioni successive, riesce a spiegare tutte le diseguaglianze fisiche e intellettuali, tutte le iniquità sociali, tutte le ripugnanti ingiustizie del fato».

MOHANDAS K. GANDHI, uomo politico indiano (1869-1948)
«Non posso pensare a una inimicizia permanente fra l’uomo e l’uomo e, credendo, come credo, nella teoria della rinascita, vivo nella speranza che, se non in questa nascita, in qualche altra potrò stringere tutta l’umanità in un amichevole abbraccio».

GEORGE SAND, scrittrice francese (1803-1876)
«Siamo gettati in questa vita come in un alambicco, dove, dopo una precedente esistenza che abbiamo dimenticato, siamo destinati a essere rifatti, rinnovati, temprati dalle sofferenze, dalle lotte, dalla passione, dalla malattia, dal dubbio, dalla morte. Noi sopportiamo tutti questi mali per il nostro bene, per la nostra purificazione e, per così dire, per renderci perfetti».

RALPH WALDO EMERSON, filosofo, saggista e poeta americano (1803-1882)
«L’anima è un’emanazione della Divinità, una parte dell’anima del mondo, un raggio della sorgente di luce. Viene dall’esterno nel corpo umano, come in una dimora temporanea, ed esce nuovamente da esso; vaga nelle regioni eteree, torna a visitarlo… passa in altre dimore, perché l’anima è immortale».

WALT WHITMAN, poeta americano (1819-1892)
«…E calcolando la vostra vita, siete il residuo di molte morti; certo, io stesso sono morto già diecimila volte…».«E guarderò ancora fra una o due ventine di secoli, e incontrerò il vero padrone di casa perfetto e illeso in ogni sua parte come me stesso…».

EDGAR ALLAN POE, scrittore americano (1809-1849)
«È ozioso dire che non sono vissuto in precedenza, che l’anima non ha avuto un’esistenza anteriore… Lo negate? Non discutiamo l’argomento. Convinto io stesso, non cerco di convincere».

ROBERT BROWNING, poeta inglese (1812-1889)
«Mai, negli anni che mi restano, dipingerò o scolpirò. Questa mia vita mi concede solo i versi… Altre altezze raggiungerò in altre vite, se Dio vorrà».

RICHARD WAGNER, compositore tedesco (1813-1883)
«In confronto con la reincarnazione e il karma, tutte le altre concezioni appaiono frivole e anguste».

LEV TOLSTOJ, scrittore russo (1828-1910)
«Le opere della vita precedente danno un orientamento alla vita attuale; questo è ciò che gli Indù chiamano karma ... I sogni della nostra esistenza presente sono l’ambiente in cui elaboriamo le impressioni, i pensieri, i sentimenti di una vita precedente…».

LOUISE MAYALCOTT, scrittrice americana (1832-1888)
«Penso che l’immortalità sia il passaggio dell’anima attraverso molte esperienze di vita, e ciò che è stato schiettamente vissuto, usatoe imparato, aiuti la vita successiva divenendo più ricco, felice e alto».

PAUL GAUGUIN, pittore francese (1848-1903)
«L’anima, dimorando temporaneamente in un particolare organismo, vi sviluppa le sue qualità animali… e quando questo organismo finisce, l’anima, sopravvivendo, diviene un germe qualificato a salire di metamorfosi in metamorfosi verso una vita generale… salendo di gradino in gradino… come nella parabola della scala di Giacobbe, che saliva dalla terra al cielo… [Alla fine] tutti gli uomini diverranno dei Buddha».

ARTHUR CONAN DOYLE, romanziere inglese (1859-1930)
«Quando ci si pone la domanda “dove eravamo prima di essere nati?”, abbiamo una risposta precisa nel sistema del lento sviluppo per incarnazione, con lunghi intervalli di riposo dello spirito fra l’una e l’altra incarnazione…».

GUSTAV MAHLER, compositore tedesco (1860-1911)
«Tutti noi torniamo: questa certezza dà un significato alla vita e non ha alcuna importanza il fatto che in una incarnazione successiva si ricordi o non si ricordi la vita precedente. Quello che conta non è l’individuo e il suo benessere, ma la grande aspirazione al perfetto e al puro che avanza in ogni incarnazione».

HENRY FORD, industriale americano (1863-1947)
«Ho adottato la teoria della reincarnazione quando avevo ventisei anni. Fu come se avessi scoperto il piano dell’universo… Non ero più schiavo delle lancette dell’orologio. Il genio è esperienza. Alcuni sembrano pensare che sia un dono o un talento, ma è il frutto di una lunga esperienza di molte vite».

RUDYARD KIPLING, scrittore inglese (1865-1936)
«Quando considero le mie incarnazioni, in ogni razza ed età, faccio le mie genuflessioni agli dei…».

HERMANN HESSE, scrittore tedesco (1877-1962)
«Sono già morto di tutte le morti, e devo ancora morire di tutte le morti… Ancora molte volte mi cercherete dalla morte alla nascita nella penosa via delle creazioni, sulla gloriosa via delle creazioni».

ALDOUS HUXLEY, scrittore e saggista inglese (1894-1963)
«La teoria della reincarnazione ha le sue radici nel mondo della realtà, come l’evoluzione, e non potrà essere respinta che da pensatori avventati».

KAHLIL GIBRAN, poeta libanese (1883-1931)
«Brevi sono stati i miei giorni fra voi… ma, per quanto la morte possa nascondermi, …io tornerò con la marea… Sappiate dunque che tornerò dal grande silenzio… Non dimenticate che sarò ancora tra voi… Una breve interruzione, un momento di riposo sul vento e un’altra donna mi porterà».

THOMAS EDISON, inventore americano (1847-1931)
«L’unica sopravvivenza che posso concepire è di ricominciare un altro ciclo sulla Terra». «Non dubito nemmeno per un istante che una vita produca un’altra vita».

ÉDOUARD SCHURÉ, poeta e letterato francese (1841-1929)
«La dottrina della reincarnazione dà una ragion d’essere, secondo la giustizia e la logica eterna, ai mali spaventosi come alle felicità più desiderate. L’idiota ci sem

RUDYARD KIPLING, scrittore inglese (1865-1936)
«Quando considero le mie incarnazioni, in ogni razza ed età, faccio le mie genuflessioni agli dei…».

HERMANN HESSE, scrittore tedesco (1877-1962)
«Sono già morto di tutte le morti, e devo ancora morire di tutte le morti… Ancora molte volte mi cercherete dalla morte alla nascita nella penosa via delle creazioni, sulla gloriosa via delle creazioni».

ALDOUS HUXLEY, scrittore e saggista inglese (1894-1963)
«La teoria della reincarnazione ha le sue radici nel mondo della realtà, come l’evoluzione, e non potrà essere respinta che da pensatori avventati».

KAHLIL GIBRAN, poeta libanese (1883-1931)
«Brevi sono stati i miei giorni fra voi… ma, per quanto la morte possa nascondermi, …io tornerò con la marea… Sappiate dunque che tornerò dal grande silenzio… Non dimenticate che sarò ancora tra voi… Una breve interruzione, un momento di riposo sul vento e un’altra donna mi porterà».

THOMAS EDISON, inventore americano (1847-1931)
«L’unica sopravvivenza che posso concepire è di ricominciare un altro ciclo sulla Terra». «Non dubito nemmeno per un istante che una vita produca un’altra vita».

ÉDOUARD SCHURÉ, poeta e letterato francese (1841-1929)
«La dottrina della reincarnazione dà una ragion d’essere, secondo la giustizia e la logica eterna, ai mali spaventosi come alle felicità più desiderate. L’idiota ci sembrerà spiegabile, se pensiamo che la sua imbecillità, di cui ha semi-coscienza e di cui soffre, è la punizione d’un suo uso criminoso dell’intelligenza in altra vita».

SOMERSET MAUGHAM, scrittore inglese (1874-1965)
«Ho trovato solo una spiegazione al problema del male che piacesse egualmente alla mia sensibilità e alla mia immaginazione: ed è la dottrina della trasmigrazione delle anime».

DAVID HERBERT LAWRENCE, scrittore inglese (1885-1930)
«Ciò che è in cielo può tornare in terra».

HENRY MILLER, scrittore americano (1981-1980)
«Prima di conoscere la teoria della reincarnazione, ero solito biasimare la mia famiglia, la società, mia moglie… Ora so con chiarezza che non devo biasimare nessun altro che me stesso. Adesso sono libero, nessun altro è responsabile».

HERMANN OBERTH, ingegnere e fisico tedesco (1894-1989)
«L’anima si serve del corpo per fare le sue esperienze, e l’insegnamento dura oltre la morte, nell’aldilà, valutando i ricordi della vita vissuta, così che in una vita successiva noi possiamo imparare più facilmente e meglio quello che in precedenza sapevamo in modo imperfetto».

ARNOLD SCHONBERG, compositore austriaco (1874-1951)
«So di continuare un cammino spirituale iniziato in epoca remota: prima della nascita di Gesù ero predicatore in Palestina».

Nel nostro secolo

Ci limitiamo, anche in questo caso, a una selezione. Sarebbe lunghissimo l’elenco dei personaggi del nostro tempo che hanno testimoniato la loro credenza nella dottrina delle rinascite, spesso collegandosi al Buddhismo o all’Induismo.

EMILIO SERVADIO, psicoanalista (1904-1995)
«Al termine del nostro ciclo di esistenze ciascuno di noi è come un’onda che entra nel mare. Io credo in questa visione vedanta, secondo cui la scintilla divina che è in noi è destinata a entrare nel Tutto, nel Dio assoluto, l’Atma».

PETER SELLERS, attore inglese (1925-1980)
«So di aver vissuto molte altre vite. Nell’interpretare i personaggi dei miei film, molto spesso sento di ispirarmi a esperienze ed emozioni che mi tornano alla memoria da altri tempi, da mie precedenti incarnazioni».

FEDERICO FELLINI, regista (1920- 1993)
«So di aver avuto altre vite in passato. Nelle ultime sono stato un buffone, sì, un clown, di quelli che andavano nelle piazze a far ridere la gente. Come in questa vita del resto…».

ERICH FROMM, Psicoanalista tedesco (1900 1980)
«Ho fatto la conoscenza del Buddhismo verso il 1926 e per me è stata una delle più alte esperienze. n mio interesse per il Buddhismo è sempre rimasto vivissimo, anzi, è andato aumentando grazie allo studio dello Zen».

Mia MARTINI, cantante (1947-1995)
«Molte mie paure, molti miei terrori li ho capiti e superati quando, attraverso vie esoteriche, ho scoperto d’aver vissuto una tragica esperienza di morte in una vita precedente».

CARLO COCCIOLI, scrittore
«Credo nell’altissima dottrina del karma. Siamo le conseguenze, i figli delle nostre azioni. Causa-effetto. Azione, reazione. Tutto ciò presuppone, evidentemente, un oceano di esistenze anteriori a quella che viviamo ora. L’idea del karma attenua un poco il supremo orrore dell’universo».

KARLHEINZ STOCKHAUSEN, compositore tedesco
«Sono sicuro di aver già vissuto qualche vita nel passato. In Giappone, in India. Chissà quando ho davvero scoperto l’arte del tè, dei fiori, del teatro No e Katakali».

GLENN FORD, attore americano
«Non chiedetemi come lo so, ma è così. Sono stato un cavaliere francese nel Seicento e un insegnante scozzese di pianoforte nel Settecento».

ALBERTO BEVILACQUA, scrittore e regista
«La nuova fisica spiega la periodicità del rifarsi delle vite. Afferma che non esiste una sola resurrezione finale dell’energia, ma molteplici. È una teoria che si chiama tecnica delle resurrezioni successive, che coincide con alcune delle intuizioni fondamentali del Buddhismo e le avvalorano. E spiegano anche la reincarnazione».

FRANZ BECKENBAUER
calciatore tedesco ex campione del mondo
«In una vita futura spero di rinascere donna. Sono stato prima una pianta, poi un animale. Come donna, avrò la grande gioia di partorire bambini».

ROBERTO BAGGIO, calciatore
«La fede buddhista e la preghiera mi hanno permesso di capire i miei difetti e, di conseguenza, mi hanno aiutato a combatterli… Ora riesco a tirar fuori il meglio di me: forza, energia, concentrazione, entusiasmo, creatività. Adesso faccio tutto con ‘valore’».

CATHERINE SPAAK, attrice francese
«La sensazione d’esser già vissuta a Roma l’ho avuta appena arrivai la prima volta in questa città: un clamoroso fenomeno di déjà-vu. I testi buddhisti sono da tempo una delle mie letture preferite. Mi sono sottoposta anche a degli esperimenti in leggero stato di ipnosi per sapere chi ero nella mia vita precedente. Ho rivissuto una situazione di morte, ma non voglio parlarne».

BERNARDO BERTOLUCCI, regista
«All’inizio degli anni Sessanta, Elsa Morante mi regalò una biografia del poeta e santo tibetano Milarepa. Il mio interesse al Buddhismo risale ad allora. Nel 1991, l’incontro col Dalai Lama mi folgorò. Ai miei occhi il Buddhismo è qualcosa di estremamente importante, ed è giusto diffondere il suo pensiero».

FAYE DUNAWAY, attrice americana
«La filosofia orientale mi ha sempre attratta. Poi ho scoperto che in una mia vita precedente sono vissuta in Oriente».

LEONARD COHEN, cantautore e scrittore canadese
«Il Buddhismo dà tutte le risposte. E tutte le indicazioni per non produrre più karma negativo».

RICHARD GERE, attore americano
«È stato determinante il mio incontro con il Dalai Lama e col Buddhismo. Ha cambiato la mia vita. Mi ha aiutato a liberarmi dei sensi di colpa che mi portavo dentro sin dalla nascita. Dentro ognuno di noi c’è un’enorme quantità di dolore. Nel Buddhismo non esiste un inizio per la sofferenza, ma esiste un modo per porvi fine. Ora io sono un uomo più sereno e in pace col mondo».

LILIANA CAVANI, regista
«Il Buddhismo è come un cannocchiale che permette di avere una percezione diversa della realtà e di allargare le proprie conoscenze».

TINA TURNER, cantante americana
«Convertendomi al Buddhismo ho cominciato a conoscermi e a credere in me stessa. Per via medianica conosco una mia vita passata. Mi sono recata apposta in Egitto, nella terra dei Faraoni, sulle tracce di Hatshepsut, figlia di un faraone vissuto 1500 anni prima di Cristo. Le sue vicissitudini ricordano molto da vicino quelle che ho sopportato io in questa vita».

MILVA, cantante
«Sono credente e credo anche nella reincarnazione. Sono sicura di aver avuto altre vite».

GIORGIO ALBERTAZZI, attore
«So di avere avuto più vite. E potrei parlare a lungo di tutte le mie esperienze in campo esoterico».

OLIVER STONE, regista americano
«Io sono sia cristiano sia buddhista. Il Buddhismo è una filosofia di vita, assai più che una religione».

FRANCO BATTIATO, musicista
«Da anni studio le dottrine orientali. Nella mia opera Gilgamesh ho narrato la storia del sovrano assiro-babilonese che muore e poi si reincarna nella persona di un sufi del periodo di Federico II».
«L’inconscio ci comunica coi segni l frammenti di verità sepolta: quando fui donna o prete di campagna l un mercenario o un padre di famiglia» (Dalla canzone “Il Café de la Paix”).

SHIRLEY MACLAINE, attrice e scrittrice americana
«Tutti noi partecipiamo al nostro stesso dramma karmico, da una vita all’altra. La vita, infatti, non è altro che un lungo processo d’apprendimento; se solo riuscissimo a considerarla da questo punto di vista, riusciremmo ad assorbire con molta disinvoltura quelle che ai nostri occhi miopi potrebbero sembrare solo delle sofferenze, magari gratuite».

OMBRETTA COLLI, attrice ed eurodeputata
«Nella mia vita precedente sono vissuta in Egitto. Ho avuto l’esperienza del dejà-vu anni fa, visitando per la prima volta l’Egitto e le piramidi: conoscevo tutto in precedenza con esattezza matematica».

SUSANNA TAMARO, scrittrice
«Non a caso, nel mio romanzo Va’ dove ti porta il cuore si parla di reincarnazione. Credo fermamente in questa dottrina. Senza che nessuno me ne parlasse, fin dall’infanzia ho avuto la netta sensazione d’essere già venuta su questa terra. Mi sentivo smarrita, mi chiedevo dove fosse la casa dov’ero cresciuta. Dicevo che il mio nome non era Susanna; se mi chiamavano, non rispondevo, mi facevo chiamare con un altro nome, un nome straniero. Col passar degli anni, quella lontana sensazione infantile è diventata lucida certezza. Ci ho riflettuto a lungo, ho letto libri, testimonianze. Uno psicanalista indiano mi ha spiegato che questi ricordi affiorano nei bambini che nella vita precedente sono morti prima del tempo, di morte violenta. È un’ipotesi che ritengo attendibile».

Più in breve, altri personaggi importanti legati in vario modo al mondo esoterico e alla dottrina della reincarnazione:

FERDINANDO PESSOA
il noto scrittore portoghese, credeva nella successione delle vite, ed era appassionato studioso di Teosofia.

JACK KEROUAC e ALLEN GINSBERG
Noti esponenti della beast generation, scrissero libri sul Buddhismo e sulle credenze orientali.

CAT STEVENS
Cantante e compositore pop inglese, si è convertito all’Islamismo, assumendo il nome di Yusuf Islam, e ha musicato versi del Corano nell’album La vita dell’ultimo profeta.

ARTURO TOSCANINI e GEORGE SMITH PATTON
il primo grande direttore d’orchestra, il secondo famoso generale, sono stati citati in una trasmissione radiofonica per il loro vivo interesse verso la dottrina della reincarnazione.

CHARLES DICKENS e BORIS PASTERNAK
Hanno espresso chiaramente nei loro più famosi romanzi (David Copperfield e Il Dottor Zivago) il concetto di reincarnazione.

DAVID BOWIE
Cantante-attore inglese, ha espresso anche in alcune sue composizioni la sua adesione alle religioni orientali.

MICHELANGELO ANTONIONI
Grande regista, è in stretto contatto col maestro orientale Mayi Chid Vilasananda. E sua moglie, Enrica Fico, tiene corsi di meditazione trascendentale.

CAROLYN CARLSON
Danzatrice americana, da trent’anni studia il Sufismo e le altre dottrine orientali.

http://www.progettoatlanticus.net/

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