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martedì 2 settembre 2014

Vulcano Bardarbunga: prosegue la spettacolare eruzione

Sandu Trica     12:50  
Continua l’eruzione del vulcano Bardarbungadalla fessura dell’Holuhraun, e lo fa in modo sostenuto. Non è stata osservata finora attività esplosiva: l’osservazione visiva via webcam e la bassa attività di tremori vulcanici registrata dai sismografi non mostrano per il momento variazioni significative.
Sono stati registrati circa 250 terremoti in poche ore (quasi sempre di magnitudo 2), e molti di questi sono stati localizzati nella zona a nord della fessura.
Il ritmo degli eventi è però diminuito come conseguenza del calo della pressione dovuta all’eruzione, comunque l’attività vulcanica prosegue. http://www.meteoweb.eu/

Il ritrovamento della Piramide perduta di Saqqara

Sandu Trica     12:47  
Gli antichi egizi erano molto abili nella creazione di bellissime opere in legno, come i sarcofagi ritrovati in varie tombe dell'Egitto antico. Ma quando ci si imbatte in manufatti in pietra che sfidano la precisione delle moderne apparecchiature tecnologiche, sorge una domanda: come hanno fatto? Uno di questi sconcertanti oggetti è stato trovato a Saqqara, in una piramide recentemente scoperta.
Quando si parla di un sarcofago, solitamente si pensa ad una bara in legno nella quale gli antichi egizi custodivano i loro nobili defunti.
Tuttavia, la storia dell’arte ci ha insegnato che il sarcofago può essere anche in pietra, di solito ornato con una scultura o un’iscrizione, così come si era soliti fare in Egitto, in Grecia e nell’Impero Romano.
Gli antichi egizi erano molto abili nel creare bellissime opere in legno, tra cui per l’appunto sarcofagi mortuari. Tuttavia, le indagini archeologiche hanno permesso il ritrovamento di particolari manufatti che lasciano perplessi e che sfidano per precisione e bellezza ciò che è possibile realizzare con la moderna tecnologia che abbiamo a disposizione.
Gli esempi sarebbero tantissimo, ma nello slide in alto sono indicate tre di quelle che sembrano le opere più incredibili, dal punto di vista tecnico, di tutto l’antico Egitto: il sarcofago custodito nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, il sarcofago di Nectanebo II del British Museum, e il maestoso sarcofago trovato nel Serapeum di Saqqara.
Si tratta di opere realizzate in granito o in altra pietra molto dura come il basalto, intagliate con superfici incredibilmente lisce e angoli estremamente precisi. La vulgata ufficiale ritiene che tali splendide opere siano state realizzate con il set di attrezzi disponibili almeno fino all’8° secolo a.C.: martelli di pietra con manici in legno e altri strumenti in bronzo o rame.
attrezzi-antico-egitto
È possibile intagliare con tale precisione il granito e il basalto con questa attrezzatura? Non solo: gli strumenti illustrati sarebbero serviti anche per l’estrazione della pietra dalle cave, oltre che scavare, lisciare e inscrivere l’interno e l’esterno dei sarcofagi.
Il sarcofago del Serapeum di Saqqara è davvero il più sorprendente. Il granito è stato ricavato presumibilmente da una cava situata ad Assuan, a circa 800 chilometri di distanza. Il coperchio è stato tagliato dallo stesso blocco utilizzato per il sarcofago: il peso complessivo delle due unità è pari a circa 80 tonnellate. Per sollevarle oggi, servirebbe questa:
autogru-100-tonnellate
Un artefatto simile in complessità e precisione è stato documentato dall’Isida Project  a seguito della recente scoperta di una nuova piramide, non a caso proprio a Saqqara.
Scoperta nel 2008, si pensa che la piramide ospitasse la tomba di re Menkauhor, faraone dalla 5° dinastia che a governato per otto anni intorno al 2400 a.C.
Da tempo ridotto alle sue sole fondamenta, la struttura era precedentemente conosciuta come “Number 29” o “Headless Pyramid”. È stata menzionata nella metà del 19° secolo dall’archeologo tedesco Karl Richard Lepsius. Poi, la piramide è sparita sotto la sabbia di Saqqara, un complesso di seplotura regale tentacolare nei pressi dell’odierna Cairo.
Come spiegato dal National Geographic, ci sono voluti circa un anno e messo per rimuovere tutta la sabbia sopra la piramide, e quanto emerso dagli scavi è davvero sorprendente: alcuni artefatti senza iscrizione dal design estremamente moderno.
Si tratta di vari pezzi di un sarcofago. Il numero dei frammenti sopravvissuti è molto piccolo, ma sufficiente per capire il meccanismo di bloccaggio del coperchio.
L’angolo di chiusura del coperchio del sarcofago ha un angolo positivo, mentre il sarcofago ha un forte angolo negativo. Questa combinazione fornisce una forte fissazione verticale del coperchio.
Il coperchio del sarcofago presenta due fori precisi che forse ospitavano due aste di bloccaggio: quando i fori del coperchio coincidevano con i fori del sarcofago, le aste cadevano a metà, così che il coperchio sarebbe stato fissato per sempre.
La precisione della realizzazione non era nelle possibilità degli Egizi dinastici, né più tardi dei Greci o dei Romani. Nonostante ciò, si tratta di un lavoro anteriore a tutti loro, prodotto da persone in possesso di una tecnologia avanzata di cui non sappiamo assolutamente niente. http://www.ilnavigatorecurioso.it/

Mangiare più riso per riposare e vivere meglio

Sandu Trica     12:39  
Se a cena si mangia riso e non pasta o pane, il riposo è più tranquillo. Lo rivela una ricerca pubblicata della Kanazawa Medical University. In generale, ll riso bianco o mondato può aiutare a migliorare lo stato di salute e il desiderio di una dieta sana. Lo studio che mostra come questo cereale dovrebbe essere rivalutato e più presente sulle nostre tavole.
In Oriente il riso viene consumato quotidianamente, mentre dalle nostre parti in modo piuttosto saltuario. La differenza sta nella cultura che favorisce la predilezione di un cereale rispetto a un altro.
Eppure, la pubblicazione di numerosi studi scientifici sul riso sottolinea i benefici che questo prezioso cereale ha sulla salute umana.
Il più recente è stato pubblicato sulla rivista PlosOne, secondo il quale se a cena si mangia riso e non pasta o pane, il riposo è più tranquillo.
La ricerca, condotta presso la Kanazawa Medical University, rivela che il riso contiene un indice glicemico più alto rispetto ad altri alimenti che contengono carboidrati.
Questa caratteristica ha l’effetto di aumentare la produzione di triptofano, un amminoacido che interviene nella sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore conosciuto come l’ormone del buonumore e che ha un ruolo importante nel favorire il sonno.
Lo studio è stato realizzato su un campione di 1.848 persone, tra uomini e donne, di età compresa fra i 20 e i 60 anni. I partecipanti dovevano compilare un questionario annotando i tipi di alimenti che mangiavano (pane o riso).
Poi venivano monitorati anche dal punto di vista della qualità del sonno, utilizzando l’indice Pittsburgh Sleep Quality, scala riconosciuta a livello internazionale. È risultato che chi mangiava più riso rispetto agli altri carboidrati riusciva a riposare meglio.

Altri benefici

Ma i benefici del consumo di riso non si riducono ad un sonno migliore, anche se si tratta di un aspetto molto importante.
Secondo uno studio condotto dalla dottoressa Theresa Nicklas del Baylor College of Medicine di Huston (Stati Uniti), il riso è in grado di migliorare in modo significativo la salute se consumato per diversi giorni alla settimana.
Per arrivare a tali conclusioni sono stati analizzati i dati provenienti dal “National Health and Nutrition Examination Survey”, e relativi a un periodo compreso tra il 2005 e il 2010.
Questi dati permettevano di identificare l’associazione tra il consumo di riso e l’assunzione di nutrienti fondamentali per la dieta. Il campione analizzato contava oltre 14mila adulti ambosessi che vivevano negli Stati Uniti.
Secondo lo studio, pubblicato su Food and Nutrition Sciences, gli adulti che mangiavano quantità maggiori di riso (sia che si trattasse di riso integrale o perlato) seguivano diete più conformi alle raccomandazione dietetiche degli USA.
Ma non solo: hanno anche mostrato di avere livelli più elevati di minerali, vitamine e fibre prediligendo una dieta con pochi grassi saturi e zuccheri. Chi mangia tanto riso, in sostanza, ha più desiderio di alimenti buoni per la salute come la frutta, la verdura e i legumi.
Già nel 2009, analizzando sempre i dati provenienti dal NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) si era potuto evidenziare come i consumatori assidui di riso avessero maggiori livelli di minerali nel sangue e seguissero diete più sane. Nel 2010, uno studio che considerava anche i bambini ha mostrato gli stessi benefici.
Questo, nonostante la maggior parte di riso consumato sia quello bianco. Bisogna comunque ricordare che per ottenere lo stesso apporto nutrizionale del riso integrale, sono necessarie dosi maggiori di quello bianco.
La quantità di carboidrati è quasi identica in entrambe le qualità, tuttavia, per rimuovere gli strati sottostanti a quello più esterno del chicco di riso (la buccia): quindi crusca e germe di grano, vengono rimossi anche preziosi elementi nutritivi, lasciando soprattutto amido.
In particolare, la vitamina B1 e B3 e il ferro sono presenti in quantità ridottissime se non del tutto assenti nel riso bianco. Si consideri che circa 200 grammi di riso integrale contengono 84 mg di magnesio, mentre la stessa quantità di riso bianco ne contiene al massimo 19 mg. Una bella differenza. http://www.ilnavigatorecurioso.it/

lunedì 1 settembre 2014

5 ingredienti di uso comune che ci stanno avvenelando

Sandu Trica     20:54  
Chi tra i nostri lettori ha deciso di intraprendere un vero e proprio cammino verso una maggioreconsapevolezza alimentare conosce bene quante e quali insidie possano nascondersi dietro gli alimenti confezionati e di produzione industriale, spesso eccessivamente ricchi di sale, zucchero e grassi, tanto da spingere alcuni governi verso la proposta di tassare quei cibi ritenuti maggiormente dannosi per la salute.

E' ormai un dato di fatto: alimentazione scorretta e malattie del benessere sono strettamente correlate. La prevenzione è la regola principale ed essa non può che passare attraverso abitudini alimentari realmente corrette, che dovrebbero prevedere unadrastica eliminazione dei seguenti cinque ingredienti raffinati d'uso comune.

1) Zucchero bianco

Lo zucchero raffinato è tra i maggiori imputati dell'insorgere di quelle che vengono definite come malattie del benessere: diabete, obesità, problemi legati al metabolismo, ipertensione, danni a livello del fegato. Secondo studi recenti lo zucchero raffinato sarebbe da considerare tra le cause che ogni anno provocano la morte di 35 milioni di persone, con particolare riferimento al diabete ed alle malattie cardiocircolatorie. Il consumo di zucchero bianco sarebbe triplicato nel corso degli ultimi 50 anni ed andrebbe drasticamente ridimensionato. Esso, sia che venga derivato dalla barbabietola o dalla canna da zucchero, per assumere il candore che noi tutti conosciamo, subisce procedimenti di raffinazione che comprendono l'impiego dicalce, zolfo e carbone animale, oltre che di coloranti utilizzati per eliminarne i riflessi giallognoli. Lo zucchero risulta in questo modo impoverito sia dei minerali che delle proteine presenti nelle materie prime di partenza. Anche lo zucchero greggio viene trattato con zolfo, ma in seguito non subisce processi di decolorazione.
Alternative: Tra i sostituti dello zucchero raffinato possono esservi la stevia (non lavorata industrialmente), lo sciroppo di riso, il succo concentrato di mela o uva, lo sciroppo d'acero o d'agave.
2) Farina 00

La farina 00 rappresenta spesso l'ingrediente di base di numerose preparazioni sia casalinghe ed industriali. E' sufficiente aprire qualsiasi comune ricettario per rendersi conto di come tra gli ingredienti per la preparazione di una torta casalinga, che dovrebbe dunque risultare più "sana" rispetto ad un prodotto confezionato, via sia per la maggior parte delle volte la farina 00, cioè lapiù raffinata tra le farine in commercio. Tramite i processi di raffinazione questo alimento perde purtroppo gran parte del proprio contenuto nutritivo, con particolare riferimento algerme contenuto nei chicchi, ricco aminoacidi, Sali minerali e vitamine del gruppo B ed E. Gli effetti negatici dell'impiego abituale di farina 00 nella propria alimentazione sono stati posti in luce dal Professor Franco Berrino, ex direttore del Dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e consulente della Direzione scientifica. Egli sottolinea come provochi un aumento della glicemia e il conseguente incremento dell'insulina, fenomeno che nel tempo porta ad un maggior accumulo di grassi depositati e ad un indebolimento generale dell'organismo, rendendolo maggiormente esposto nei confronti delle malattie, tumori inclusi.
Alternative: la farina raffinata può essere sostituita da farina integrale o semi-integrale (farina di tipo 2). Meglio ancora ricorrere a farine artigianali acquistate nei molini e macinarsele in casa con apparecchi appositi.
3) Sale

La notizia è recentissima. In Italia il consumo di sale è ancora eccessivamente elevato e ben superiore a quanto raccomandato da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Mentre non si dovrebbero mai superare i 5 grammi di sale al giorno, il suo consumo nel nostro Paese sarebbe quasi il doppio. L'eccessivo consumo di sale è legato all'insorgere dimalattie cardiovascolari è può incidere negativamente su situazioni già presenti di ipertensione. Gli esperti confermano che riducendo il consumo di sale si potrebbe evitare lamorte di almeno 26 mila persone ogni anno. E' necessario anche sottolineate che la tipologia di sale che si decide di utilizzare sulla propria tavola non è da sottovalutare.
Alternative: Se, da una parte, è possibile evitare un consumo eccessivo di prodotti confezionati molto ricchi di sodio, dall'altra si potrebbe sostituire il comune sale da cucina con del sale integrale (sale marino integrale, sale rosa dell'Himalaya), che, a differenza del sale ottenuto industrialmente, presenta, oltre al cloruro di sodio, un contenuto da non sottovalutare di sali minerali come calcio, magnesio, potassio, ferro, rame e iodio
4) Olio di palma

Ecco un altro ingrediente onnipresente in numerosi alimenti confezionati sia dolci che salati. L'olio di palma, quando non indicato come tale, potrebbe nascondersi comunque dietro la sibillina dicitura in etichetta di "olio vegetale" o "oli vegetali". Urge in questo senso, a tutela dei consumatori, la diffusioni di indicazioni maggiormente chiare all'interno delle liste degli ingredienti presenti sulle confezioni degli alimenti. L'olio di palma è ritenuto dannoso per la salute per vie del suo elevato contenuto di grassi saturi, che può raggiungere anche il 50% nel caso dell'olio di palma derivato dai frutti e l'80% nell'olio di palmisto, derivato dai semi. Ad un'alimentazione eccessivamente ricca di grassi saturi, si lega un maggiore rischio di contrarre malattie cardiovascolari. Dal punto di vista ambientale, la produzione di olio di palma contribuisce purtroppo alla deforestazione di aree dal valore naturalistico inestimabile, comprese antiche foreste pluviali.
Alternative: Per evitare l'olio di palma sarebbe necessario controllare con attenzione le liste degli ingredienti, diffidare da snack, merendine, piatti pronti e creme spalmabili industriali e passare all'autoproduzione casalinga degli stessi, utilizzando oli più equilibrati, come l'olio extravergine d'oliva o oli vegetali biologici spremuti a freddo.
5) Grassi idrogenati
La diffusione dei grassi idrogenati nei prodotti industriali va spesso di pari passo con quella dell'olio di palma. Margarine, merendine alla crema, piatti pronti già conditi, surgelati e prodotti da forno di vario tipo possono contenerne. La loro presenza è sempre indicata in etichetta, quindi è sufficiente porre attenzione a ciò che si acquista per fare in modo di evitarli il più possibile. I rischi per la salute relativi ai grassi idrogenati sono legati alla loro capacità di aumentare i livelli del colesterolo LDL e di diminuire quelli del colesterolo HDL, considerato "buono". Un'alimentazione che prevede un consumo disattento di grassi idrogenati può rendere i vasi sanguigni meno flessibili ed influire negativamente sulla pressione del sangue. I grassi idrogenati sono ottenuti tramite un processo di lavorazione degli oli insaturi, che mira ad ottenere grassi di consistenza differente, a seconda degli impieghi industriali. Si ottengono così dei grassi insaturi, anche denominati "grassi trans", la cui presenza nella dieta è stata legata alla comparsa di ictus, arteriosclerosi e malattie coronariche.
Altenative: come sopra.

Il Sole brilla come 100.000 anni fa

Sandu Trica     15:33  
Per la prima volta abbiamo una misura diretta, e in tempo reale, dell’energia prodotta dal Sole. Il risultato è stato ottenuto misurando i neutrini solari prodotti dalle reazioni di fusione termonucleare dell’idrogeno.



Per la prima volta è stato possibile misurare in tempo reale l’energia emessa dal Sole grazie all’eccezionale sensibilità dello strumento Borexino, il rivelatore di neutrini dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

UNO STRUMENTO ULTRASENSIBILE. Borexino - frutto di una collaborazione fra Paesi europei (Italia, Germania, Francia, Polonia), Stati Uniti e Russia - è situato in una galleria sotto a 1.400 metri di roccia al fine di schermare la maggior parte dei raggi cosmici ed è composto da una sfera di 13,7 metri di diametro immersa in 2.400 tonnellate di acqua altamente radio-purificata, che serve come primo schermo per le emissioni radioattive ambientali e come rivelatore per le poche radiazioni emesse dai contaminanti.

All’interno del volume d’acqua si trova una seconda sfera, di acciaio, al cui interno sono fissati 2.200 sensori (fotomoltiplicatori), occhi elettronici che registrano l’emissione di lampi di luce, anche debolissimi, provocati dai neutrini quando interagiscono nel rivelatore. Questa sfera contiene 1.000 tonnellate di pseudocumene, un idrocarburo utilizzato per schermare la parte sensibile del rivelatore. Infine, il cuore ultimo di Borexino contiene, dentro una sfera di nylon di 8,5 metri di diametro, 300 tonnellate di liquido scintillatore.


All'interno di Borexino. Questo gigantesco rilevatore di neutrini, le più sfuggenti particelle dell’Universo, è composto da una sfera di 13,7 metri di diametro immersa in 2.400 tonnellate di acqua ultra pura. All'interno di questa sfera, riempita di una particolare sostanza, si trova una sfera più piccola (8,5 metri di diametro) riempita da liquido scintillatore. Quando un neutrino interagisce con questo liquido viene emesso un lampo di luce. | (BOREXINO COLLABORATION)
Il funzionamento ricorda quello di un vecchio flipper: quando i neutrini si scontrano con gli elettroni del liquido scintillatore trasferiscono loro parte della propria energia, provocando un’emissione luminosa da parte delle molecole del liquido. Questi lampi vengono visti dai fotomoltiplicatori grazie alla trasparenza del liquido interno alla sfera. L’apparato consente di misurare l’energia e la posizione degli urti provocati dai neutrini incidenti.
(Borexino Collaboration)
La schiera di 2.200 fotomoltiplicatori che nell'esperimento Borexino consente di rilevare i lampi di luce emessi quando un neutrino collide con le molecole del liquido scintillatore.

PARTICELLE MOLTO SFUGGENTI. I neutrini catturati dal rivelatore Borexino sono quelli prodotti all’interno del Sole quando due nuclei di idrogeno (protoni) si uniscono per formare un deutone (un nucleo di deuterio, formato da un protone e da un neutrone) e un positrone (antiparticella dell'elettrone), emettendo un neutrino denominato neutrino pp. Si tratta della fase iniziale delle reazioni di fusione termonucleare dette protone-protone (p-p), che, trasformando l’idrogeno in elio, producono circa il 99% dell’energia emessa dal Sole.

Le misure precise del flusso di neutrini pp hanno permesso di calcolare la quantità di energia prodotta nel cuore del Sole. Il risultato ottenuto è una conferma diretta degli attuali modelli teorici sui neutrini e sulle reazioni nucleari che avvengono all’interno delle stelle di piccola massa come la nostra. La difficoltà di queste misure è dovuta all’energia estremamente ridotta dei neutrini pp e, in particolare, al fatto che queste particelle interagiscono raramente con la materia, tanto che ogni secondo oltre 400 miliardi di neutrini bombardano un metro quadrato di superficie terrestre senza lasciare traccia del loro passaggio.

IL SOLE, UNA STELLA TRANQUILLA. Le precedenti misurazioni dell’energia solare erano state effettuate sulla base della quantità di radiazioni (fotoni) che arrivano sulla Terra. Questi fotoni sono quelli prodotti dalle reazioni termonucleari che avvengono all’interno del Sole, ma che impiegano circa 100.000 anni per attraversare la densa materia solare e raggiungere la superficie della nostra stella (fotosfera).

Al contrario, i neutrini prodotti dalle stesse reazioni nucleari impiegano pochi secondi a uscire dal cuore del Sole e circa 8 minuti per arrivare fino a noi. I dati dell’energia prodotta dalla nostra stella ricavati misurando con precisione il flusso di neutrini solari sono risultati essere compatibili con quelli ottenuti con i fotoni: ciò sta a significare che l’energia prodotta oggi dal Sole corrisponde a quella di un centinaio di migliaia di anni fa.
http://www.focus.it/

Insetti nel piatto, 5 ragioni per non storcere il naso

Sandu Trica     15:24  
Che sono sostenibili già lo sapevamo, ma pare siano anche gustosi, e che facciano bene al corpo e all'economia di chi li consuma. Ecco qualche motivo per cui dovremmo iniziare a considerarli una buona alternativa a carne e pesce.

Ogni anno, alla grande famiglia umana si aggiungono 70 milioni di nuove bocche da sfamare. Se i trend di crescita della popolazione mondiale rimangono invariati, entro il 2050 potremmo ritrovarci in 9 miliardi. Considerando che 1 miliardo di persone soffre, già oggi, di denutrizione cronica, e che siamo già ampiamente in debito con la Terra in quanto a risorse naturali - oltretutto, distribuite iniquamente - occorre trovare qualcos'altro da mettere nel piatto.

Qualcosa che sia sostenibile, nutriente e possa bastare per un gran numero di persone: gli insetti, appunto. Nel mondo li consumano regolarmente già 2 miliardi di persone, e sono almeno 1900 le specie commestibili. Per promuovere la diffusione di questo cibo anche tra chi piuttosto si voterebbe al digiuno la FAO ha recentemente pubblicato un ampio rapporto sui benefici dell'entomofagia, il consumo alimentare di insetti. Ecco perché dovremmo abituarci all'idea di averli nel piatto.

1. LI MANGIAMO DA SEMPRE. Durante i processi di lavorazione del cibo, piccoli frammenti di insetti finiscono nelle materie prime, e arrivano fino allo stomaco degli ignari consumatori. Nella birra, per esempio, il limite di infestazione tollerato è di 2500 afidi per 10 grammi di liquido; nella polvere di curry è consentita la presenza di 100 frammenti di insetti ogni 25 grammi, per non parlare delle zampette che finiscono in farine e marmellate (ve ne abbiamo parlato qui). Vi si è chiuso lo stomaco? Niente paura, è tutta salute, come vi spieghiamo al punto 2.

2. FANNO BENE. A vederli non si direbbe, eppure molte larve contengono vitamine, grassi, proteine, fibre e minerali a livelli comparabili a quelli di carne e pesce. I grilli domestici (Acheta domesticus) contengono 205 grammi per chilo (g/kg) di proteine; la carne di manzo, 256 g/kg. Una specie di termiti consumata in Venezuela dà un apporto proteico del 64% rispetto al suo peso mentre il verme della farina, in quanto a omega 3, non ha niente da invidiare a un piatto di pesce.

Chi ha carenze di ferro potrebbe apprezzare le locuste (ne contengono 20 mg/100 g) o i bruchi dell'albero mopane, che già vanno forte in alcuni paesi africani (31 mg di ferro/100 g). In confronto, l'amata bistecca di manzo ha un contenuto di ferro di appena 6 mg/100 g.

3. SONO "SOSTENIBILI". Gli insetti sono animali a sangue freddo e hanno bisogno di meno energia per mantenere la propria temperatura corporea. A differenza del bestiame d'allevamento, sono quindi molto efficienti nel convertire in massa edibile il cibo che mangiano. Ai grilli servono 2 kg di cibo per produrre 1 kg di carne, e sono commestibili all'80%. Ai bovini occorrono in media 8 kg di cibo per produrre la stessa quantità di carne, e solo il 40% di essi è commestibile.

Allevare insetti, invece che mucche, richiederebbe molto meno spazio (a parità di spazio, se ne alleverebbero di più), meno fatica, minori risorse idriche: per produrre un kg di carne rossa occorrono più di 15 mila litri d'acqua! Senza contare che, rispetto ai grossi animali di allevamento, gli insetti produrrebbero una frazione di gas serra (come metano e ammoniaca). Sarebbero inoltre meno soggetti a infezioni, e non competerebbero con gli esseri umani nel consumo di cibo, perché potrebbero nutrirsi di scarti vegetali che noi non mangiamo.

4. GIOVEREBBERO ALL'ECONOMIA. Se non altro, all'economia di molte aree rurali in cui questi animali sono tra le poche risorse alimentari in abbondanza. La loro raccolta, l'allevamento e l'elaborazione creerebbero posti di lavoro a basso costo: non servono macchinari sofisticati per allevarli e lavorarli.

5. NON SONO POI COSÌ MALE... Almeno, così garantisce chi li ha provati. Alcune termiti africane sanno di menta, e in Messico, le cavallette arrostite in aglio e peperoncino vanno forte al cinema, al posto dei popcorn (e vogliamo parlare dei nachos di farina di grillo?). Le cimici, a parte l'odore nauseabondo, saprebbero di mela e alcune specie di scorpione consumate in Cina - previa cottura, per eliminare il veleno - pare somiglino al pesce. Chi mangia le tarantole in Cambogia, o Venezuela, assicura che ricordano il sapore del granchio, o gambero, e le cimici d'acqua giganti avrebbero un retrogusto di banana, o melone. Così, giusto per finire con una nota dolce.

L’Universo è un’illusione, ovvero, il “paradigma olografico”

Sandu Trica     09:42  
Le teorie di Alain Aspect, David Bohm e Karl Pribram sulla nuova fisica scuotono i principi della scienza tradizionale: dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è parte infinitesimale e totalità di “Tutto”. Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse forse il più importante esperimento del 20º secolo. Aspect ed il suo team scoprirono che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. Come se ogni singola particella sappia esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein – che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce – è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente. La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l’esperimento di Aspect rivoluziona il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. David Bohm, celebre fisico dell’Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Per capire la sbalorditiva affermazione di Bohm gettiamo uno sguardo alla natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser: l’oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi: se l’ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l’intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro. Si schiude così una nuova comprensione dei concetti di organizzazione e di ordine. Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio. Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect. Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione. Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale. Bohm semplificava con un esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate che l’acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l’altra lateralmente rispetto all’acquario. Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente. Essendo all’oscuro dello scopo reale dell’esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” separate bensì sfaccettature di un’unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini”, ne consegue che l’Universo stesso è una proiezione, un ologramma. Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente. Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos’altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto-ciò-che-Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe un’infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l’Universo col termine “olomovimento”. Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l’informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l’Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch’esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l’immagine intera. Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte di causalità che include ogni atomo dell’Universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto”. Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell’Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ’20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell’olografia. Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l’equivalente di cinque edizioni dell’Enciclopedia Treccani!). Di converso, si è scoperto che gli ologrammi possiedono una sorprendente possibilità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio. La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici. Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Nell’ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente: il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori. Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio. Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette “frequenze osmiche” e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise. Ma l’aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm. Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? In parole povere: non esiste. Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione. In realtà siamo una sorta di “ricevitori” che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di “mondi” esistenti nel super-ologramma. Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato “paradigma olografico” e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti “stati alterati di coscienza” potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano. Il paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l’illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come “fisico”. Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l’apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell’ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la “visualizzazione” risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la “realtà”. Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l’ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro “Gifts of Unknown Things”, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegarle, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. In un universo olografico non vi sono limiti all’entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà, perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con Don Juan, lo sciamano Yaqui. Nulla di più, né meno, miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. E le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà.
Fonte: www.extraterrestre.it

I Maya, l'acqua e il risparmio

Sandu Trica     09:40  
Scoperta a Tikal una grandissima diga che testimonia il valore attribuito alla gestione idrica. Aveva anche la funzione di strada sopraelevata.



Gli scienziati hanno identificato la più grande diga di epoca Maya, costruita in pietra e capace di trattenere circa 80 milioni di litri di acqua in un serbatoio artificiale. La diga di Tikal si estendeva oltre 80 metri in lunghezza ed era di 33 metri di altezza e getta nuova luce su come i Maya abbiano conservato le loro risorse naturali per oltre 1.500 anni.

Vernon Scarborough antropologo all'Università di Cincinnati a cui si deve la ricerca scientifica: «L'obiettivo della ricerca è quello di capire meglio come gli antichi Maya poterono sostenere, a Tikal, una popolazione tra i 60.000 e gli 80.000 abitanti e una popolazione di circa 5.000.000 di abitanti in tutto il territorio. Un numero molto superiore se confrontato con il contesto attuale. Quindi, sono riusciti a sostenere una popolosa, società molto complessa per oltre 1500 anni con una ecologia tropicale. Il loro fabbisogno di risorse era grande ma sono stati in grado di utilizzare tecnologie con strumenti naturali per sviluppare un sofisticato e duraturo sistema di gestione che garantisse prosperità».

Per far fronte a periodi di siccità stagionali e prolungati, i Maya avevano creato un ambiente accuratamente integrato con ampie piazze, strade, edifici e canali - in un sistema ben gestito di raccolta delle acque. A Tikal, veniva raccolta ogni goccia d'acqua che cadeva su queste superfici pavimentate o intonacate. La diga a gravità è la più grande opera idraulica conosciuta nella zona Maya, seconda per dimensioni solo alla diga Purron costruita in Messico nella Valle di Tehuacán in un periodo compreso tra il 250-400.

Per lungo tempo si è ritenuto che fosse una strada rialzata, ma la ricerca del team americano dimostra ora che di fatto ha avuto un doppio scopo: bacino idrico e strada rialzata.Per filtrare l'acqua usavano una sabbia di quarzo che non si trova naturalmente nella grande area Tikal. «Per recuperare quella sabbia i maya facevano viaggi di almeno 30 km. Uno sforzo di trasporto piuttosto laborioso. Che parla del valore attribuito all'acqua e alla sua gestione. - globalist

domenica 31 agosto 2014

Alla scoperta dei luoghi più misteriosi d’Italia.

Sandu Trica     14:55  
Secoli di storia hanno lasciato in Italia misteri, enigmi e leggende.Al di là di qualche caso più conosciuto, come la Sindone di Torino o il sangue di San Gennaro a Napoli, i misteri italiani sono poco noti al grande pubblico.Alcuni di questi hanno delle storie incredibili e, almeno in parte, il loro enigma non è stato ancora svelato.

La fama esoterica di Torino

Torino è considerata da molti come la città “magica” per eccellenza. La fama di “città magica” è giustificata dal fatto che Torino si troverebbe in uno dei “Punti di Potere” che, secondo le teorie esoteriche, sarebbero dei nodi energetici che affiorano sulla terra e che interesserebbero anche altre città del mondo, tra cui Gerusalemme, Prega, Lione, Parigi, Londra, ma anche Assisi e Paestum.
Secondo alcuni, la città sarebbe uno dei vertici parte di quello che è stato definito il “triangolo bianco”, una figura magica che comprenderebbe anche le città di Praga e di Lione.
All’opposto, altri ritengono che il capoluogo piemontese sia, invece, uno dei vertici del “triangolo nero”, assieme a Londra e San Francisco.
Il vertice torinese del triangolo nero corrisponderebbe alle coordinate di Piazza Statuto, nei pressi della stazione ferroviaria di Porta Susa.
Costruita sulla cima di un’antica necropoli romana (città dei morti), la piazza una volta era detta Val Occisorum, cioè il luogo dove venivano processati e giustiziati i prigionieri.
Inoltre, Piazza Statuto, con al centro un piccolo obelisco, sarebbe uno dei due poli energetici (uno positivo e l’altro negativo) che alimentano l’energia esoterica della città. L’altro polo si troverebbe in Piazza Vittorio.
Alcuni occultisti sono convinti che nel sottosuolo della città di Torino esistano le “Tre Grotte Alchemiche”, luoghi di potente energia eterica, con la quale sarebbe possibile intervenire sulla materia, sul tempo e sulle coincidenze.
Dove siano realmente le Grotte rimane un segreto, ma gli occultisti ritengono che i dintorni di Piazza Castello e dei Giardini Reali siano beneficiate dalle potenti emanazioni di questi luoghi.
E’ proprio in questa zona che si trova la Cappella della Sacra Sindone, dove è conservato il lenzuolo che la tradizione identifica con il sudario di Gesù, la reliquia più preziosa sella cristianità.
Ancora, nella Chiesa della Gran Madre di Dio, ricca di simboli esoterici, una statua con una coppa in mano sarebbe, secondo alcuni, l’indizione del fatto che in città si nasconde il Santo Graal, che nessuno però ha ancora localizzato.
Insomma, Torino, dal punto di vista simbolico-esoterico, sembra essere un luogo dove si fronteggiano forze contrastanti in una lotta fra il bene e il male. Papa Giovanni Paolo II, durante una sua visita alla città di Torino, ebbe a dire: “Torino è una città di Santi e di Luce, e dove c’è la luce occhieggia anche il demonio”.

Santi Graal alternativi

Alcuni ricercatori, ritengono che il Graal non sia affatto una coppa ma un piatto e si troverebbe a Genova.
Nel Museo del Tesoro della cattedrale di San Lorenzo, infatti, è conservato un piatto esagonale di vetro verde trasparente, che secondo la tradizione sarebbe stato usato durante l’Ultima cena di Gesù con i suoi discepoli.
Secondo alcuni studi, però, si tratterebbe di un manufatto islamico del IX-X secolo. Dunque, nemmeno questo sarebbe il Graal. Restano però vari interrogativi aperti: come è arrivato a Genova il piatto? Quello che è in mostra è l’originale o una copia? Come fu rotto e dov’è finito il pezzo mancante?
Domande senza risposta, come quelle a proposito di un altro candidato al Graal: il misterioso calice di vetro che si trova nel Duomo di San Moderanno a Berceto(Parma). Nel 1971, durante alcuni lavori di restauro, si trovò una tomba senza insegna, forse risalente all’anno mille, che conteneva il delicato calice di vetro soffiato.
Un particolare curioso: nella lunetta sopra il portale della chiesa è ritratto Gesù in Croce trafitto dalla lancia, mentre un giovane con un’anfora si appresta a raccogliere il sangue. Forse un indizio che allude alla vera natura del calice nascosto? Il mistero rimane.

Sepolcri misteriosi in Sardegna

Anche la Sardegna conserva uno dei misteri più affascinanti d’Italia: la Tomba dei Giganti di S’Ena e Thomes, uno degli esempi più suggestivi e più intriganti.
Secondo la leggenda, in questi antichi sepolcri sarebbero seppelliti uomini giganteschi, alti fra i 3 e i 7 metri. A quanto pare, gli scheletri sarebbero stati prelevati di nascosto da misteriosi Man in Black timorosi della diffusione della notizia.
Il luogo assolutamente magico e surreale. La tomba è un monumento età nuragica che si presenta possente e maestosa, molto simile a come doveva essere migliaia di anni fa. La sua stele, perfettamente in piedi, è alta tre metri e mezzo e sembra essere stata scolpita pochi giorni fa.
Realizzata completamente in granito, l’esedra (il semicerchio che probabilmente disegna le corna di un toro) ha una larghezza superiore ai 10 metri e la sua stele centrale è alta quasi 4 metri e pesa circa 7 tonnellate.
Queste dimensioni ciclopiche fanno ben capire il perché i monumenti funerari dei nuragici siano stati chiamati “Tombe dei Giganti”. Quello che sorprende è però l’orientamento astronomico della tomba.
La maggior parte delle Tombe dei Giganti hanno l’esedra orientata a Sud-Est, cioè la direzione dell’alba durante il solstizio d’inverno. La Tomba dei Giganti di S’Ena e Thomes è invece orientata a Sud, forse in relazione con il tramonto del solstizio d’estate.
Ma c’è di più. Una ricerca di tre studiosi dell’Osservatorio Astronomico di Brera (L. Marchisio, A. Manara e A. Gaspani) ha infatti svelato un grande segreto: la Tomba dei Giganti S’Ena e Thomes ha l’azimut astronomico di orientamento del suo asse, assolutamente identico a quelle della Tomba dei Giganti Goronna (a Paulilatino, in provincia di Oristano) e a quella di Baddu Pirastru (a Thiesi, in provincia di Sassari).
Le tre Tombe dei Giganti, inoltre, sembrano essere orientate verso la stellaAldebaran, della costellazione dei Toro, informazione che non fa che infittire il mistero.

La Cappella San Severo a Napoli

Tra i luoghi più misteriosi d’Italia vi è certamente la Cappella di Sansevero, in piazza San Domenico Maggiore a Napoli.
Voluta dal Principe di Sansevero alla fine del XVI secolo, fu ultimata solo nel XVIII secolo da discendente Raimondo di Sangro, esoterista e inventore.
E’ un luogo ricco di allegorie alchemiche e massoniche dal significato incerto [Società segrete: i potenti nell'ombra]. Contiene molte statue, tra le quali l’incredibile “Cristo velato”, che per la loro fattura incredibilmente realistica, la leggenda vuole essere state create con un tecnica misteriosa.
Si racconta che il velo di marmo sul corpo del Cristo, sia in realtà un velo in tessuto, trasformato in marmo grazie ad uno speciale liquido inventato dal sinistro Principe di San Severo, illustre alchimista.
Tra i “cimeli”conservati nella cappella, esistono le cosiddette “Macchine anatomiche”, ovvero quelli che sembrano due corpi di uomo e donna scarnificati e nei quali è possibile vedere l’intero sistema circolatorio. Si dice che fossero state realizzate iniettando una sostanza solidificante nel sangue dei due malcapitati.
Le attività inusuali di Raimondo (che faceva esperimenti di chimica e utilizzava una tipografia nei sotterranei, trasformarono l’edificio nel luogo principale dell’immaginario “magico” della cultura popolare napoletana.

Creature mostruose sparse per la penisola

Avvolto nel mistero, sembra essere anche quello che, già nel Settecento, veniva considerato il luogo più originale che esista al mondo: Villa Palagonia a Bagheria (Palermo), nota anche come la “Villa dei Mostri”. L’edificio è un concentrato di creature mostruose, statue raffiguranti animali fantastici e figura grottesche e orripilanti.
Le ragioni di una simile decorazione non sono chiare, ma forse vanno ricercate nel fatto che colui che volle la villa nel 1749, Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia, era affetto da un disturbo fisico, la gobba. Circondarsi di creature più brutte di lui forse rappresentava un modo per sentirsi meno mostruoso.
Risalgono al Rinascimento, invece, i mostri e i colossi scolpiti nella roccia nel misterioso Sacro Bosco di Bomarzo, o anche conosciuto come Parco dei Mostri (Viterbo).
Voluto da Vicino Orsini per motivi tuttora oscuri nella sua tenuta di Bomarzo, il parco è una sorta di labirinto che si snoda tra statue gigantesche e creature mostruose.
Una delle particolarità del parco sta nelle iscrizioni misteriose disseminate qua e là. L’ultima iscrizione dice che il Sacro Bosco “sol se stesso et null’altro somiglia”. Di sicuro un’esperienza da fare, quella del Sacro Bosco di Bomarzo: già di giorno appare misterioso, una continua meraviglia per gli occhi. Ci si chiede come potrà apparire al calare del sole, quando ad assistere allo spettacolo ci sarà solo la luna.

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