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giovedì 27 novembre 2014

La tecnologia che ci spia

MondoTempo Reale     17:34  
Gadget e apparecchi pensati per essere utili minacciano la privacy. Videosorveglianza, app di messaggistica, webcam di una tv: così ci sorvegliano

Tra un’arma da offesa e una da difesa, la differenza coincide spesso con l’uso che se ne fa. Il banale principio si applica anche alle più sofisticate tecnologie: software e strumenti pensati per la sicurezza, o per migliorare la nostra vita, si possono tradurre in pericoli per la privacy o, peggio, per la libertà. Chi frequenta la Rete regala molte informazioni su di sé, più o meno consapevolmente, ma esistono tecnologie che passano con disinvoltura al “nemico”. E quel che è peggio è che siamo talvolta noi stessi a metterle a disposizione. 

Si è molto parlato dello scandalo che ha coinvolto la National Security Agency negli Usa, una forma di spionaggio a tappeto con la implicita complicità dei grandi protagonisti della Rete, da Google a Microsoft, da Apple a Facebook. Ma sono sempre di più gli esperti che ci avvertono che Il Grande Fratello, previsto nel romanzo di Orwell, “1984”, non è il governo: siamo noi. 

I nostri peggiori amici  
Sono molti gli esempi, più o meno vicini, praticati temporaneamente all’estero o già visibili nelle case italiane. È improbabile, per esempio, che abbiate sentito parlare di iDair e del suo dispositivo airPrint, in grado di eseguire la scansione e identificare le impronte digitali da quasi 20 metri di distanza.  
Inutile dire che l’esercito americano è il cliente più interessato al prodotto, ma il mercato è libero. Non si parla di un bazooka, ma di un oggetto grande come una piccola torcia elettrica. In un’azienda un datore di lavoro può acquisire e stampare le impronte di tutti i dipendenti, e magari di qualche candidato e perfino di clienti, senza dare nell’occhio. 

Può darsi che non sia la prima preoccupazione di un capo del personale e di un imprenditore, oggi e in Italia più che mai. Forse sarebbero più tentati dalla possibilità di spiare i dipendenti e gli spyware usati dai criminali informatici possono trasformarsi in mezzi di controllo del lavoro.  

In America si registra il caso della Food and Drug Administration, che avrebbe installato Spector360, creato per combattere il furto di proprietà intellettuale e le violazioni dei dati, ma utilizzabile anche per intercettare la digitazione sulla tastiera di un gruppo di scienziati della FDA, in particolare email spedite alle autorità su dispositivi medici ritenuti pericolosi. Gli scienziati sono attualmente in causa e anche altre due agenzie governative, la TSA e la Federal Maritime Commission, sono indagate per il monitoraggio dei dipendenti. 

Mutatis mutandis, è di questi giorni la notizia che le società telefoniche, Ericsson e Wind, potranno sfruttare i dati di localizzazione geografica rilevati da una app attiva sugli smartphone dei loro dipendenti, con benedizione del Garante “purché i gruppi adottino adeguate cautele a protezione della loro vita privata.  

Il “nemico” sul cellulare  
Abbiamo scritto che le app usate sui cellulari per scambiare file e messaggi (la più famosa: WhatsApp) soffrono quasi tutte di lacune per la privacy. Delle 39 esaminate nel rapporto “Secure Messaging Scorecard ”, solamente sei hanno passato il test a punteggio pieno, guarda caso le meno note al grande pubblico (ChatSecure, CryptoCat, Signal/Redphone, Silent Phone, Silent Text e TextSecure).  

WhatsApp, strumento di massa, è stata chiamata a rispondere di questi limiti da diverse autorità per la privacy, in Europa e in Italia . Anche il servizio di cloud di DropBox, che accoglie foto, documenti e informazioni di milioni di persone nel mondo, è stato messo sotto accusa da Ewdard Snowden, già noto per avere aperto il vaso di pandora dello spionaggio digitale della Nsa e oggi in esilio forzato. Secondo Snowden, l’uso di DropBox mette a serio rischio la nostra vita privata e l’azienda sarebbe ostile a politiche di garanzia da questo punto di vista.  

Se la spia non abita sul palmo della nostra mano, magari è in casa, su un elettrodomestico che da tempo sostituisce il focolare casalingo. Ebbene sì, un consulente IT in Inghilterra, Jason Huntley è stato tradito perfino dal televisore. Quando la sua Smart TV LG ha iniziato a mostrare pubblicità stranamente connesse ai programmi appena visti, ha usato il suo computer portatile per monitorare il traffico wireless tra TV e ricevitore Wi-Fi, e avrebbe scoperto che ogni spettacolo e ogni tasto premuto sul suo telecomando erano inviati in Corea del Sud, nel centro di “comando” della LG. 
Sui telecomandi, oggi, si possono anche digitare pin personali e, caso più che mai raro (per ora) dati di carta di credito. Dati che potrebbero essere intercettati da male intenzionati.  

In strada  
Se in casa vi sentite relativamente sicuri, la “spia” digitale è forse sotto casa, o in metropolitana. In alcune stazioni della metro di San Francisco sono attive telecamere prodotte dalla BRS Labs , specializzata in sistemi di riconoscimento comportamentali. Che significa? L’azienda dei trasporti installerà 288 telecamere, capaci di analizzare 150 cittadini per volta. Un database e un software collegati permettono di distinguere gesti “normali” da comportamenti strani, classificati come sospetti e segnalati al servizio di guardia per prevenire reati e vandalismi. Chi abbia visitato le strade di San Francisco sa quanto l’aggettivo “normale” non sia tra i più utilizzabili...  

Nulla di simile c’è nelle nostre strade, o quasi. Giusto un anno fa la città di Varese vinse allo Smau nella categoria Smart City con un esperimento di sicurezza urbana che ha qualche vaga affinità con quello di san Francisco. Si tratta di videocamere di controllo che consentono ai cittadini di parlare con le autorità via Bluetooth, ma anche, in via sperimentale, di un’app che registra e segnala rumori sospetti: vetri infranti, spari, grida scomposte.  

La sicurezza è un bene condivisibile, soprattutto in alcune zone delle nostre città, ma sapere che i controlli della polizia potrebbero, oggi o domani, dipendere dal fatto che ho uno strano atteggiamento o parlo a voce troppo alta, un po’ di inquietudine la dà.  

Prospettive perfino più preoccupanti possono suggerire i cosiddetti Scanner molecolari, con un raggio d’azione che copre fino a 164 metri di distanza. La società Genia Photonics produce un laser scanner che sarebbe in grado di “penetrare abbigliamento e molti altri materiali organici e produrre informazioni spettroscopiche, in particolare di materiali con impatto sulla sicurezza, come gli esplosivi e sostanze farmacologiche”. Come negarne la triste utilità in tempi in cui donne e bambini si fanno esplodere, complicando e talvolta annullando l’efficacia di perquisizioni e posti di blocco? Genia afferma addirittura di poter identificare cellule tumorali singole in una scansione in tempo reale o di rilevare tracce di sostanze chimiche nocive nei processi produttivi. Il che renderebbe più sicuri i lavoratori di aziende che manipolano prodotti pericolosi.  

Tutto bene, dunque. Chissà: il Department of Homeland Security e qualunque autorità metta le mani su questa tecnologia potranno cercare tracce di droghe o esplosivi sui vostri vestiti, ma anche cambiamenti nella vostra biochimica. Per esempio, troppa adrenalina è sospetta, e se soffrite d’ansia (e certo con questo articolo abbiamo un po’ contribuito), in qualche aeroporto internazionale questo potrebbe bastare a fare scattare un controllo di polizia. Magari innocuo, probabilmente non gradevole. 

Di allarmi, in questi giorni, se ne sono sentiti fin troppi, e non vogliamo esagerare. Si tratta di scenari parzialmente lontani, ma certo la tecnologia ha accorciato molto i tempi tra quello che sembra possibile e ciò che si realizza concretamente. Il fatto è che le immagini rubate sotto un lampione o in una stazione metropolitana, le voci registrate, le scansioni, le impronte digitali, i dati che lasciamo volontariamente in Rete sono un rebus di facile soluzione per alcuni software già attivi.  

La Palantir Technologies si è fatta notare con la lotta alle frodi su PayPal, per poi farsi arruolare da FBI, CIA e altri organi di sicurezza. Tra i suoi consulenti si trovano l’ex segretario di Stato Condoleezza Rice e l’ex direttore della CIA George Tenet. 

Oggi, Palantir identifica parti correlate di informazioni in decine o centinaia di database e mette tutto insieme in un amen. Per i truffatori la vita è più difficile e la leggenda vuole che ci sia lo zampino del software nella caccia a Osama Bin Laden, ma in questo reticolo di bit ci sono anche pezzi consistenti della nostra vita: transazioni con carte di credito, prenotazione di biglietti, eccessi di velocità e molto altro. 

Il volume enorme di dati dentro cui si nasconde tutto ciò costituisce una cortina di fumo sempre più leggera. E gli scandali più recenti hanno dimostrato che non sono solo i cittadini americani sotto la lente. La sicurezza, non da oggi, chiede un prezzo. Resta da capire quanto sarà alto per la nostra privacy, concetto in declino e forse da molti archiviato accanto alle macchine per scrivere e i gettoni per telefonare. 

http://www.lastampa.it/

Clima impazzito: boom di piogge e sempre più caldo, “gravi conseguenze sulle coltivazioni”

MondoTempo Reale     17:31  
Dall’inizio dell’anno e’ caduto nelle Marche il 30% di pioggia in piu’ rispetto alla media, con conseguenze pesanti sulle coltivazioni. E’ l’analisi della Coldiretti regionale sulla base dei dati Assam. Il 2014 e’ stato caratterizzato sinora da anomalie climatiche che hanno condizionato “pesantemente” l’attivita’ nei campi della regione, con cali in quasi tutti i settori produttivi. Tra gennaio e ottobre sono caduti 85 millimetri di pioggia al mese, contro i 65 della media storica. Ma i temporali non sono l’unica stranezza, sottolinea Coldiretti, se si considera che a novembre la temperatura media e’ stata di tre gradi superiore al normale, secondo dati Ucea. Le minime sono state, infatti, di 8,4 gradi contro i 5,4 della media storica. Gli effetti si stanno facendo sentire sulla natura con le piante che a causa del caldo non sono entrate nella fase di riposo vegetativo caratteristico della stagione mantenendo ancora le foglie. D’altra parte, anche gli insetti prolificano come dimostra la presenza insolita delle mosche, mentre con il caldo i parassiti rimangono attivi e attaccano piu’ facilmente le colture e anche il letargo degli animali e’ ritardato dalle temperature insolite. A preoccupare ora, conclude Coldiretti, e’ l’arrivo brusco del freddo che potrebbe trovare le piante impreparate a difendersi con pesanti effetti sui raccolti.
http://www.meteoweb.eu/

Dai peperoni alla cannabis. La svolta illegale nei campi

MondoTempo Reale     17:28  
Durante le perquisizioni sono state sequestrate partite di hashish di prima qualità
Complice la crisi, sempre più agricoltori si danno al business delle droghe
Racket addio. Non servi più. I coltivatori italiani di cannabis producono lo stupefacente in aziende agricole o in serre costruite in ogni dove, capannoni, magazzini, scantinati. La produzione fai-da-te di hashish e marijuana, almeno in Piemonte, sta aumentando in modo esponenziale. Poi viene venduta, senza alcun tipo di passaggio, al consumatore, divisa in dosi o in quantitativi più importanti. Via Internet. I carabinieri del comando provinciale di Torino hanno individuato nel web decine di «app» dove è possibile acquistare la droga. Da aprile a novembre hanno sequestrato 27 serre clandestine, dotate anche di attrezzature sofisticate, come se la cannabis fosse ormai una pianta-ortaggio qualsiasi. Tra gli arrestati o i denunciati ci sono agricoltori di professione, disc-jockey, assicuratori, commercianti, universitari, attivisti dei centri sociali. Età dai 20 ai 60 anni. Incensurati e, salvo le solite eccezioni, con profili personali lontanissimi dai vecchi cliché, cioè l’hippie o l’alternativo che getta disordinatamente in un vaso i semi comprati nei coffee shop di Amsterdam e dintorni.  

Gli italiani, quando si impegnano, lavorano al top e la cannabis coltivata seguendo tutte le prescrizioni tecniche è di qualità elevata, con una resa e un principio attivo molto alto. I più organizzati hanno creato una linea di produzione che va dalla coltivazione, all’essicazione, al taglio e al confezionamento delle dosi, in vari format. Qualcuno, certo dell’impunità, «firma» il prodotto con un logo particolare, per non perdere l’effetto identitario, un marchio Doc, per fidelizzare ulteriormente il consumatore. Raramente si trasformano in pusher. Ma un agricoltore di origine valdostana, fermato dai carabinieri, aveva lasciato la sua serra nei dintorni di Torino per vendere «2,17 grammi» di marijuana a una studentessa di 19 anni. In casa aveva un piccolo negozio di vendita al minuto, con dosi già graziosamente confezionate. «Nel corso delle indagini - spiegano gli investigatori dell’Arma - abbiamo constatato che, quasi sempre, la droga viene distribuita da una rete scollegata dal racket, che invece continua ad importare lo stesso tipo di stupefacente dai Paesi tradizionalmente produttori».  

Ma quanti agricoltori vanno convertendo le loro coltivazioni verso l’area illegale? «Tanti. Le operazioni in corso sono solo la punta di un iceberg. La crisi ha investito anche le campagne, molti terreni sono incolti, le cascine abbandonate. Coltivare la cannabis costa relativamente poco e i profitti sono elevati, diciamo che, investendo 100 euro se ne ricavano 500. Il mercato on-line, se il prodotto è buono, è pronto a pagare e anche bene, con ampi margini di discrezionalità e sicurezza».  

In questo test limitato solo a Torino e provincia, piantagioni di piccole, medie e grandi dimensioni sono state scoperte dai carabinieri a Settimo Torinese, Casalborgone, Montanaro, Pianezza, Sant’Ambrogio, Grugliasco, Reano, Giaveno, Rivarolo, San Giorgio Canavese, Alice Superiore, Orbassano, Venaria e Torino. Paesi una volta noti per i pomodori, peperoni o per qualche ortaggio particolare e unico. A Nichelino la Narcotici della polizia aveva arrestato, a settembre, tre fratelli agricoltori incensurati che avevano trasformato la loro cascina in un centro-modello della cannabis.  

http://www.lastampa.it/

Siti di tutto il mondo sotto attacco hacker

MondoTempo Reale     17:22  
Nel mirino del gruppo Syrian Electronic Army anche The Independent, Telegraph e The Chicago Tribune

È in corso un attacco hacker indiretto al sito diRepubblica.it e dei quotidiani locali del Gruppo Espresso, attraverso parti di codice di Gigya, una società statunitense che fornisce le funzioni di commento dei lettori in tutto il mondo. L'incursione sarebbe stata attuata attraverso le sedi israeliane della società.

L'attacco riguarda molti siti in tutto il mondo. Anche il sito del quotidiano britannico The Independent è stato attaccato come quelli di The Chicago TribuneCNBCPC WorldForbes e Telegraph. Parte degli utenti, anche se non tutti, hanno segnalato che su alcune pagine si apre un pop-up con il messaggio “You’ve been hacked by the Syrian Electronic Army (SEA)” e poi si viene reindirizzati su un sito esterno collegato al SEA che sul proprio sito si definisce come "Un gruppo di giovani siriani che non appartengono a nessuna ente governativo".


L'immagine che appare agli utenti: lo stemma del gruppo con la bandiera siriana
Lo stesso gruppo aveva rivendicato anche precedenti incursioni negli spazi web di New York TimesSun e Sunday Times. E, nel mirino della stessa organizzazione pare sia finita anche la pagina ufficiale della squadra di calcio francese Toulouse FC e della National Hockey League americana. RiguardoRepubblica.it, i tecnici confidano di ripristinare la commentabilità sui nostri articoli entro breve.

http://www.repubblica.it/

Enel, il dg in Romania muore dopo caduta da palazzo società

MondoTempo Reale     17:19  
Ignote le cause del decesso di Matteo Cassani: la polizia sta indaganto su "una morte sospetta", mentre la società italiana ha avviato un'indagine interna

MILANO - Il direttore Generale di Enel Energia Romania e Enel Energia Muntenia, Matteo Cassani, è morto dopo la caduta dal palazzo della società a Bucarest. Secondo quanto riportato da Mediafax, il personale di un'ambulanza che passava per caso sul luogo della tragedia non ha potuto fare altro che constatarne il decesso, avvenuto sul colpo. Ancora ignote le cause che hanno portato Cassani, 42 anni, a compiere il drammatico gesto: la polizia sta indagando su "una morte sospetta". "Fino a questo momento le circostanze sono sconosciute. Un'indagine interna è in corso", spiega una nota dell'Enel.

Nell'ultimo decennio, Cassani ha ricoperto diversi ruoli di rilievo all'interno della società rumena del gruppo italiano: Enel Energia l'aziende fornisce energia alla Romania occidentale e alla regione del sud est vicine al Mar Nero. Nel complesso serve 1,45 milioni di clienti; Energia Muntenia, invece, serve la capitale e la zona a nord del Danubio con 1,1 milioni di clienti. 

http://www.repubblica.it/

Da dove prenderemo i soldi per gli 80 euro?

MondoTempo Reale     12:03  

Siamo così sicuri che gli 80 euro gli italiani non dovranno restituirli con gli interessi? Ecco quello che sta per accadere: tutti gli aumenti di Renzi, in particolare l’ultimo del 12% sul bollo auto.

Il marketing è cosa seria, anche per un premier. E siccome tutto, ma proprio tutto passa dal marketing, è giusto che anche le ideologie rispondano a logiche di mercato. Del resto Renzi ha una natura camaleontica: un passato nella DC, poi si è detto comunista, poi di sinistra insomma… Se si dice che è socialista non si sbaglia mai, tanto i socialisti stanno ovunque, sia a destra che a sinistra. Un lato in comune con Alfano e Berlusconi, uno dei tanti. Ma dopo gli inciuci di palazzo che lo hanno messo al governo, Renzi è dovuto entrare sul serio nella parte del socialista e si è messo a fare le riforme. Così si è dato da fare, prima con la riforma della scuola che sentiva vicina a casa sua perchè sua moglie è una precaria, poi ha proseguito con la riforma del catasto e poi quella dellavoro eliminando l’articolo 18 facendo così un favore ai potenti. Non importa se proprio un anno prima aveva chiarito in diretta televisiva che “non sarebbe stato l’articolo 18 a guarire l’Italia dalla disoccupazione”, oggi Renzi è riuscito ad eliminare l’unica garanzia dei lavoratori, l’articolo 18. Del resto altri prima di lui ci avevano provato, ma senza successo. 

Poi Renzi è entrato nei panni del leader internazionale e ha cominciato a minacciare Putin con pesanti sanzioni. Mentre la faceva la Coldiretti tirava delle stime funeree per l’agroalimentare fortemente colpito dalle sanzioni del Cremlino che, prima che la situazione internazionale si complicasse, portava nella madre Russia oltre il 13% di derrate alimentari. Ultimamente il PD ha perso molti voti, la gente non è andata a votare ma questo non gli ha impedito di vincere in Emilia Romagna (per fare un esempio). Adesso tutte quelle cadute funeree le dovremo pagare noi, in termini di aumenti anche sull’agroalimentare. Tanto è una vita che paghiamo gli errori della malapolitica, dovremmo forse stupirci?

Tuttavia lui non è pessimista, lui è nuovo, è giovane anzi, è il più giovane Presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto ed è in grado, davvero, di fare le riforme. Come quella riforma degli 80 euro che andrà a premiare il cosiddetto ceto medio basso con stipendi sotto i 1500 euro. Si diceva si stesse scomparendo e Renzi è un animalista: lui pasce il gregge facendo attenzione agli esemplari in via di estinzione. Questione di cui si è parlato e riparlato. Lui, il premier, è stato abile a fare questo omaggio poco prima delle elezioni, ma alla domanda: “da dove prenderai i soldi?”, non ha mai dato una risposta certa. E poi lo abbiamo visto, tagli alla pubblica amministrazione, tagli di qua, tagli di la e aumenti dall’altra parte: tasse sulla casa, riforma del catasto, tasse sulla spazzatura, rincari sulle assicurazioni e tante altre cose e anche, ahinoi, aumenti del 12% sul bollo auto. Si tratta di una new entry nel settore degli aumenti prevista dall’articolo 15 della bozza di decreto presentata dal Ministro Madia e che riguarda l’istituzione dell’archivio unico per la gestione di un documento unico (riassume di dati di libretto di circolazione e certificato di proprietà) dell’auto. In dettaglio, il Pra è destinato a passare dall’Aci sotto la vigilanza del ministero delle Infrastrutture e prevede che gli importi annuali delle tasse automobilistiche potranno aumentare, per il solo 2015, fino ad un massimo del 12%.

Curatela bene la vostra macchina cari italiani, tra poco vi costerà più cara di prima. Conservate anche gli 80 euro, non si sa mai dobbiate restituirli, perchè al giorno d’oggi anche il maketing ha un costo.

http://news.you-ng.it/

La corte di Lucifero. Ercole gli argonauti e il Graal

MondoTempo Reale     11:58  
Ho visto uscire dal porto un grande peschereccio diretto in Africa. C’erano molti Inglesi a bordo. Mi hanno detto qui che il clima della costa mediterranea francese non era più tanto dolce né tanto regolare come un tempo, e che le spiagge dell’Africa del Nord attiravano ora i turisti più di quelle del Rossiglione. Questo porto, situato ai piedi dei Pirenei orientali, è subentrato ad un insediamento antichissimo. Già i Fenici, che sfruttavano delle miniere d’oro nella montagna, vi avevano fondato un importante deposito. I Greci posero fine al loro dominio e li scacciarono dalla contrada… la città si chiamava un tempo Portus Veneris: “Il porto di Venere”. Io penso che siano esistiti, in tempi assai remoti, uomini simili ai Vichinghi che osarono avventurarsi sui mari.

Degli Elleni, partiti dalla loro città natale di Argos, sono sbarcati in un “Porto di Venere” ed il loro viaggio aveva uno scopo preciso: volevano raggiungere Aea. l’isola del sole, per conquistarvi il vello sacro di un capro, il “Vello d oro”. Per lungo tempo dovettero affrontare molte prove. Dovettero combattere contro un re dei Bebrici il quale era solito invitare tutti gli stranieri che riceveva a misurarsi con lui a pugni: fino a quel giorno, li aveva battuti tutti. Essi vinsero questo re nemico. E dopo essere giunti al “Porto di Venere”, gliArgonauti – è così che si chiamavano questi Greci Vichinghi – videro il vello d’oro sospeso fra i rami di una quercia sacra, e se ne impadronirono.
Il capo degli Argonauti era un Tessalo, il cui nome – Giasone – significa: il “Salvatore”. I suoi dodici – o cinquantadue – compagni erano tutti figli di Dei, eroi e aedi dell’antica Grecia: Ercole, Castore e Polluce, Orfeo, per citare soltanto i più celebri. Il loro scopo, abbiamo detto, era la conquista del vello d’oro. Ora, essi dovevano scoprirlo soltanto al di là di un grande mare, al Nord. Perché i vecchi miti raccontano che la grande nave Argo – la loro nave – viaggiava sempre “con il vento del Nord”. E per raggiungere l’isola del Sole, situata verso la Mezzanotte, essi avevano posto sulla prua della loro nave delle travi di legno provenienti dalla quercia di Dodona, l’albero più sacro della Grecia.
Nel mio paese natale, l’antica patria dei Catti, san Bonifacio, l’apostolo di Roma, distrusse a colpi di scure la quercia divina di Geismar, consacrata a Thor Donar, che i contadini chiamavano “la Forza di Dio”. Anche a Dodona, il più venerato fra i santuari ellenici, si ergeva una quercia. Nel fruscio delle foglie di questo re della foresta, nel vento che le agitava, gli antichi Greci credevano di udire le parole stesse della divinità. E per non essere privati, durante il loro viaggio, della voce familiare del loro Dio, gli Argonauti avevano posto sulla prua della loro nave delle assi provenienti da questa quercia. Il Dio ordinò loro di andare verso il Nord.
Verso l’anno mille dell’era cristiana, nei paesi del Nord la dove questo albero era originario, si andava ancora a chiedere oracoli in un bosco di querce consacrato al dio Thor. Quando i nobili norvegesi, spogliati delle loro antiche libertà, se ne andarono verso la lontana Islanda, ove volevano stabilirsi, gettarono in mare, una volta in vista della loro nuova patria, le colonne di quercia di un seggio sacro, dopo aver deciso di stabilirsi là dove il dio e i flutti avrebbero fatto approdare queste colonne. I trovatori, i cantori provenzali dell’Amore, non avevano dimenticato, neppure loro, che la quercia è un albero sacro. Si dice che il primo trovatore – o “salvatore” – abbia ricevuto la scienza e le canzoni d’amore, note col nome di Leys d’Amors, da un’aquila (o un falcone) appollaiata sul ramo di una quercia d’oro.
“Trobador”-. la parola vuol dire “colui che trova”. Il primo di questi poeti “trovò” fra i rami di una quercia la legge dell’Amore (Minne) e della poesia. Gli Argonauti – che erano anch’essi dei “trovatori” – scoprirono, al termine del loro viaggio, il vello d’oro in una quercia. Erano, in qualche modo, cavalieri erranti; poeti, lo sono divenuti, poiché la parola greca significa egualmente: “colui che trova”. Goethe non diceva forse che il Vello d’oro aveva trasformato in poeti coloro che se ne erano impadroniti? Quando penetra nella notte di Valpurga “classica”, Faust domanda al centauro Chirone – il medico! – notizie della “bella coorte dei nobili Argonauti e quanti il mondo del poeta edificarono”. E Chirone – il centauro, uomo e cavallo allo stesso tempo – gli risponde:
Fra gli Argonauti, in quella schiera eletta, ognuno era prode a suo modo e le forze del l’animo di ognuno dove altri mancasse, soccorrevano.
Gli Argonauti erano animati dalla potenza dell’Amore? In ogni caso, lo erano dalla loro cerca del Divino, questa Forza che permette di “trasportare le montagne” e “scavalcare i mari.
Ercole era uno di questi Argonauti. Come riferisce lo storico greco Erodoto (V sec. a.C.) egli è stato venerato sotto un duplice aspetto: come eroe e come Dio. Forse era stato un tempo un uomo, o, come indica un’antica iscrizione scoperta a Malta, un antichissimo principe ellenico che sarebbe divenuto dio. Per i Greci, il mito che egli incarna significava la glorificazione della volontà e della redenzione che si ottengono con la propria energia. La volontà di quest’uomo forte si erse, in effetti, contro il Destino, e fu il Destino che si sottomise a lui. Questo “eroe del sole” si innalzò come il sole al di sopra della notte del riposo e dell’ozio. Cercò Dio e lo trovò in se stesso. Così divenne lui stesso un dio!
Ercole era senza dubbio un ribelle: voleva eguagliarsi all’Altissimo. Ma sapeva essere anche colui che sopporta pazientemente. Si sottomise senza protestare alla legge fatidica che percorre e ordina tutto il Cosmo. Così divenne un dio dell’Olimpo. Trovo il Vello d’oro a Aea, l’isola del sole. (Questo Vello d’oro non sarebbe stato forse, come hanno pensato alcuni saggi del Medio Evo, la Pietra Filosofale, il simbolo della trasmutazione dell’uomo in divinità?).
Trovò il Graal, la pietra di luce? Fu una specie di Parzival ellenico? Credo di sì. Wolfram von Eschenbach ci dice: “Ercole ha avuto la conoscenza delle pietre”. Perché non dovrebbe aver conosciuto anche la pietra che cadde dalla corona di Lucifero e che per l’appunto è il Graal? In un antico poema francese, si legge che lo scopo supremo che si propone i cavaliere, nella sua cerca del Graal, è l’Olimpo, lo dico che Ercole entrò nella comunità del Graal, e proprio come Parzival sedette alla tavola degli dei dell’Olimpo; e là furono offerti loro l’idromele e l’ambrosia…
Come riconosce un teologo e storico belga in un libro che non va né ad onore né a gloria della sua Chiesa, i catari conservavano e si trasmettevano canti e poemi nazionali. In Provenza, in Lombardia, in Germania, Roma li ha distrutti tutti. Ma non è riuscita a far tacere tutte quelle voci. I cortigiani di Lucifero cantano ancora, segretamente e con voce sommessa, canti antichissimi e sempre nuovi. In questo paese, coloro che li conservano sono i contadini dei Pirenei, fedeli eredi dei loro avi. Nelle montagne e nelle foreste “ont ari decubrit Apollon” (dove hanno scoperto Apollo) e dove lo scoprono ancora, essi riconoscono il messaggio, smarrito da lungo tempo eppure così familiare, degli antichi Dei che si è voluto trasformare in idoli e diavoli; essi lo odono attraverso il mormorio delle acque e il fruscio delle foglie. Nelle canzoni e nelle leggende trasmesse dai padri ai figli e dai figli ai nipoti, essi ne conservano il prezioso deposito. Come un tempo, come sempre, la divinità molteplice – e pure unica – abita le cime vicine alla luce, o l’eterna notte delle caverne. Le rovine degli antichi castelli sono ancora popolate dagli spiriti dei guerrieri e degli eroi. Conosco già più d’una di queste canzoni.
Gli Argonauti sono approdati al “Porto di Venere”. Questo porto poté ben essere Port-Vendres. I Dioscuri hanno vinto un re dei Bebrici: i contadini del Sabarthès dicono che egli è sepolto nella grotta di Lombrives. Wolfram von Eschembach ci dice di aver ricevuto dalla Provenza il segreto del Graal: il castello del Graal, nelle montagne d’Occitania, ce lo dimostra!
Ercole, ci dice ancora Wolfram, è stato uno dei profeti del Graal. Fu nei Pirenei, non lontano dal castello del Graal, che l’eroe, divenuto dio, secondo la tradizione dei contadini d’Ornolac, si riposò dalle sue avventure. E, vicinissimo a Port-Vendres, il Capo Cerbero non fa pensare forse al mostro guardiano degli Inferi che Ercole vinse e incatenò (il che indica come la morte non gli causasse alcun terrore)?…
I miti degli Argonauti e di Ercole fanno dunque parte anch’essi di quei “canti nazionali” di cui i catari conservavano un tempo la memoria. Sono le vestigia di tutta una letteratura che ha illuminato un tempo questo paese.
Gli Argonauti, questi Vichinghi ellenici, mi mostrano il cammino del Nord. Se, partendo da qui, m’incammino verso Mezzanotte (il Settentrione), arrivo nel mio paese natale dove i Catti – come prova un’iscrizione latina su di un antico altare – hanno venerato Ercole. Essi conoscevano anche – come tutti i Germani – i gemelli Castore e Polluce, compagni degliArgonauti. Tacito ci dice che li chiamavano Alcis.

http://blacksun-sole-nero.net/

Convincevano le mamme a usare latte artificiale in cambio di regali dalle aziende: 18 arresti

MondoTempo Reale     11:55  
Convincevano le neo-mamme a utilizzare il latte artificiale anziché raccomandare l’allattamento al seno e le aziende produttrici, in cambio del “favore”, regalavano loro smarthphone, computer e viaggi. Sono finiti in manette 12 pediatri, tra cui alcuni primari, 5 informatori farmaceutici e 1 dirigente d'azienda.

È stata una segnalazione anonima arrivata ai carabinieri del Nas di Livorno nel giugno dell'anno scorso a far scattare l'indagine che ha scoperto un giro di medici e informatori scientifici corrotti che facevano acquistare latte artificiale alle neomamme per l'allattamento dei figli anche se non ce n'era bisogno. Gli investigatori, coordinati dal pm Giovanni Porpora della procura di Pisa, hanno individuato un'agenzia di viaggi compiacente della città della Torre che effettuava false fatturazioni a pediatri per congressi ai quali non avevano mai partecipato ottenendo invece in cambio altri buoni per soggiorni-vacanza da usufruire personalmente. Agli arresti domiciliari sono finiti un dirigente di una casa farmaceutica residente a Limbiate (Monza), cinque informatori scientifici (quattro residenti in Toscana e uno in provincia di Ascoli Piceno) e 12 pediatri, per lo più della provincia di Pisa e tra i quali il primario dell'ospedale del Levante ligure di La Spezia e il primario dell'ospedale San Giuseppe di Empoli (Firenze).
L'attività investigativa del Nas toscano è giunta ad accertare una consolidata e diffusa pratica corruttiva che alcune note ditte di alimenti per l'infanzia praticavano per indurre numerosi pediatri a prescrivere latte artificiale ai neonati dietro elargizione di tangenti – sotto forma di costosi viaggi e regali di lusso - e aumentarne così le vendite. Le aziende avevano architettato un complesso sistema per giustificare gli ingenti esborsi di denaro sostenuti per finanziare gli atti corruttivi: gli informatori scientifici noti marchi prendevano contatti con i pediatri per «sollecitarli» a prescrivere latte artificiale ai neonati, contravvenendo agli unanimi pareri scientifici sulla necessità di promuovere l'uso del latte materno. Coinvolti i pediatri di base convenzionati con le Asl ma anche i due primari ospedalieri che avevano il compito, secondo quanto accertato dagli inquirenti, di convincere le neo mamme in dimissione a utilizzare latte artificiale per l'alimentazione dei propri bambini.
Il giro di mazzette è di centinaia di migliaia di euro utilizzati per pagare i «regali» ai medici (smartphone, computer, condizionatori, televisori), oltre appunto ai viaggi in rinomate mete turistiche (Sharm el Sheik, India, Stati Uniti, Parigi, Londra, Istanbul e Crociere nel Mediterraneo e nord Europa).


Ecco chi sono gli arrestati:
Michele Masini, dirigente 50 anni residente a Limbiate (MB)
Dario Boldrini, informatore, 33 anni, di Pisa
Valter Gandini, 70 anni, informatore, di Pisa
Vincenzo Ruotolo, 64 anni, informatore, di Grottammare (AP)
Gianni Panessa, 59 anni, informatore di Livorno
Giuliano Biagi, 35 anni, informatore di Massa
I medici:
Maurizio Petri, 64 anni, medico pediatra di Cascina
Fabio Moretti, 61 anni, di Chianni (ambulatorio a Pontedera)
Marco Granchi, 61 anni, medico pediatra di Pontedera (ambulatorio a Ponsacco)
Claudio Ghionzoli, 63 anni, residente a Pisa (ambulatorio a Cascina)
Renato Domenico Cicchiello, 66 anni, di Livorno, medico pediatra ( Il precedente )
Stefano Parmigiani , 57 anni, residente a Parma, medico pediatra, primario del presidio ospedaliero del Levante ligure (La Spezia)
Roberto Bernardini , 57 anni, pediatra residente a Calcinaia, primario ospedale San Giuseppe, Asl 11, Empoli
Gian Piero Cassano, 65 anni, residente a Lido di Camaiore medico pediatra, ambulatorio a Viareggio,
Marco Marsili, 59 anni, medico pediatra di Piombino
Roberto Rossi, 62 anni, residente a Palaia, medico pediatra con ambulatorio a Capannoli
Eros Panizzi, 61 anni, residente a Peccioli medico pediatra
Luca Burchi, 59 anni, medico pediatra residente a Volterra.
Si ringraziano l’agenzia di stampa Ansa e il quotidiano Il Tirreno
Tratto.da:http://www.ilcambiamento.it- http://alfredodecclesia.blogspot.it

Secondo gli scienziati, il campo magnetico terrestre starebbe diminuendo in modo particolarmente evidente

MondoTempo Reale     11:50  
l campo magnetico della Terra, che protegge il pianeta dalle letali enormi esplosioni di radiazione solare, si è affievolito negli ultimi sei mesi secondo i dati raccolti dell’Agenzia spaziale europea (ESA) mediante una serie di satelliti denominata Swarm. Il campo magnetico terrestre, un prezioso scudo che ci protegge dai raggi cosmici e dal vento solare, si sta indebolendo. È il risultato principale cui sono giunti i ricercatori che hanno analizzato i dati raccolti dai tre satelliti di Swarm, lanciati nel novembre del 2013 dall’ESA al fine di studiare il magnetismo terrestre.
 
Secondo gli scienziati, il campo magnetico terrestre starebbe diminuendo in modo particolarmente evidente al di sopra dell’emisfero occidentale. Tuttavia, all’interno di questa tendenza globale, l’ESA ha individuato anche una tendenza al rafforzamento del campo in alcune zone del pianeta, come sulla regione meridionale dell’Oceano Indiano. Le misure di Swarm confermano anche che il polo nord magnetico si starebbe spostando verso la Siberia.

Modifiche misurate dal satellite Swarm negli ultimi 6 mesi dimostra che il campo magnetico della Terra sta cambiando.Sfumature di aree rosse mostrano dove si sta rafforzando, e le sfumature di aree blu mostrano dove si stanno indebolendo. Credit: ESA / DTU

Quali potrebbero essere le conseguenze dell’indebolimento? La quantità di radiazioni provenienti dallo spazio aumenterebbe, causando, tra l’altro, un numero maggiore di malfunzionamenti nei dispositivi elettronici spaziali e terrestri. Quanto all’uomo, al momento è troppo presto per ipotizzare danni alla salute: tuttavia, perché questo fenomeno possa danneggiare gli esseri umani, bisognerebbe che la riduzione del campo fosse molto più sensibile di quella misurata da Swarm.

Se per il momento i ricercatori non hanno una risposta precisa al perché il campo stia diminuendo d’intensità, si riaffaccia una vecchia ipotesi. Secondo alcuni geofisici, infatti, l’indebolimento rilevato da Swarm potrebbe essere un segnale di una prossima inversione del campo magnetico terrestre. Un fenomeno,questo, che accade in media ogni 250.000 anni, e che è avvenuto per l’ultima volta 780.000 anni fa (cioè un periodo molto maggiore dell’intervallo medio tra due inversioni).

“Tale inversione non è istantanea, ma impiegherebbe molte centinaia se non migliaia di anni”, ha detto Rune Floberghagen, direttore della Missione Swarm all’ESA, alla rivista LiveScience. “E’ già accaduto molte volte in passato”.

Gli scienziati sanno bene dell’inversione del nord magnetico. Una volta ogni 100 mila anni circa i poli magnetici si invertono cosicché le bussole indichino il sud anziché il nord come avviene nei nostri giorni. Mentre i cambiamenti nella forza del campo magnetico sono parte di questo normale ciclo di inversione, alcuni dati rilevati da Swarm hanno dimostrato che il campo si sta iniziando a indebolire più velocemente rispetto al passato. In precedenza, i ricercatori avevano stimato che il campo si indeboliva circa il 5 per cento per ogni secolo, ma i nuovi dati hanno rivelato il campo si sta in realtà indebolendo del 5 per cento per decennio, ovvero, 10 volte più veloce di quello che ci si aspettava. Così come, a differenza delle inversioni complete che si verificano in circa 2000 anni, come previsto, i nuovi dati suggeriscono che questa volta potrebbe accadere più velocemente.

Floberghagen spera che l’acquisizione di un maggior numero di dati dallo Swarm faccia luce sul perché il campo si sta indebolendo più velocemente ora.

Ancora, non vi sono prove che un campo magnetico debole possa portare al giorno del giudizio per la terra. Durante i precedenti casi di inversione dei poli magnetici non si sono verificate estinzioni di massa o si hanno prove di danni da radiazioni. I ricercatori, d’altra parte, pensano reti elettriche e sistemi di comunicazione sarebbero potrebbero essere più a rischio.

Al momento, comunque, i ricercatori restano prudenti, e aspettano di saperne di più nel corso dei prossimi mesi prima di formulare ipotesi. L’impossibilità attuale di fornire una risposta all’indebolimento è da attribuire alla pluralità di agenti coinvolti nel fenomeno stesso, che rendono complicato individuare i contributi individuali. Di fatto, se il contributo principale al campo proviene dalla rotazione del nucleo del pianeta, influiscono anche fattori come il campo crostale (causato dalle rocce magnetizzate situate nella crosta terrestre), o le interazioni magnetiche tra Terra e Sole.

“Questi risultati iniziali dimostrano che Swarm sta funzionando in modo eccellente”, ha affermato Floberghagen. “I dati – ha aggiunto l’ingegnere norvegese – mostrano anche la capacità di Swarm di mappare nel dettaglio le caratteristiche del campo magnetico, a una risoluzione mai raggiunta finora”. I risultati sono stati presentati il 19 giugno al ‘Terzo incontro scientifico Swarm’, tenutosi a Copenaghen.



Crediti immagine: NASA/GSFC/SOHO/ESA

Fonte http://www.livescience.com/46694-magnetic-field-weakens.html – Traduzione di Franco Ciotoli per Dionidream

Stanno bruciando le api in Italia! Rischio estinzione

MondoTempo Reale     11:48  
In questo articolo farò un breve riassunto della situazione su quello che sta succedendo in Italia, precisamente nel settore dell’apicoltura, questo per coinvolgere molte più persone, non solo apicoltori ma anche agricoltori, naturalisti, animalisti, biologi, ricercatori, entomologi
e semplici civili. Questo perché ci serve aiuto da tutti e tutti devono essere informati. Stanno cercando di distruggere pure le api, per portare alla paralisi e all’estinzione la produzione agricola Italiana. Oltre ai metalli pesanti per intossicare la popolazione, stanno immettendo nell’ecosistema parassiti e insetti che stanno distruggendo tutto. Olive, Castagne, Noci, Aranceti, Meleti, ed adesso pure gli alveari, fonte primaria della Vita per le piante. Senza le Api l’uomo si estinguerà, e siamo arrivati quasi alla fine. [Vedi ONU denuncia le scie degli aerei] Dal 12 Settembre si è scoperto di aver importato un nuovo parassita delle api, originario dell’Africa, chiamato Aethina Tumida o Piccolo Coleottero degli Alveari (da ora in poi per abbreviare chiamato AT) trovato in alveari nei pressi del porto navale di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria. Il parassita si nutre di polline e miele e ne causa la fermentazione, invalidandone la vendita. La Regione Calabria è intervenuta emanando un decreto in cui ordina la bruciatura dell’intero apiario, cioè se in un’arnia viene riscontrata la presenza di AT anche tutte le altre nello stesso luogo, quindi nello stesso apiario, devono essere distrutte. Una sola arnia di api può contenere dalle 50 alle 100 mila api. Il ciclo biologico del coleottero consiste nell’entrare nell’alveare dove tramite una particolare comunicazione riesce a farsi nutrire dalle api, dopo depone le sue uova dalle quali dopo pochi giorni nascono le larve che escono dall’arnia e cadono nel terreno circostante dove si trasformano insetto adulto completando il ciclo. Ma si dice che possa completare il ciclo biologico anche all’interno di frutta e verdura in decomposizione. L’AT ha colonizzato molti apiari e si sposta volando anche a 15-20 km di distanza attirato dall’odore di altre arnie. La procedura di eradicazione sta nel sigillare gli alveari, accatastarli e bruciarli, dopodiché viene arato il terreno e cosparso di pesticidi anti-larvali. Ad oggi la zona rossa si allarga coinvolgendo anche la Sicilia dove i roghi continuano, anche se l’eradicazione è risultata inefficace. Gli alveari distrutti ammontano ad oltre 2500, e le istituzioni promettono di risarcire gli apicoltori, ma alle promesse si ha poca fede. Noi apicoltori ci aspettavamo da anni che prima o poi questo parassita sarebbe arrivato, ma le autorità sanitarie non hanno preso provvedimenti di prevenzione e inoltre a molti di questi veterinari manca la competenza di base nel settore apistico. Non si è studiato se il coleottero porti o no al collasso gli alveare, negli Stati Uniti, in Canada e Australia ci convivono, noi stiamo sterminando senza capirci nulla. Stiamo portando all’estinzione l’ape italiana (Apis Mellifera Ligustica Spinola) e questo si rifletterà sulle produzioni agrarie. Le api sono importanti per l’impollinazione quindi per la frutta, per la verdura e per l’erba medica di cui si nutrono gli allevamenti di bestiame. Siamo tutti coinvolti! Concludendo bisogna creare un punto della situazione, perché cominciano anche a sorgere i primi pensieri di nascondere il coleottero a causa dell’incompetenza delle autorità sanitarie che continuano a bruciare gli alveari. Gira voce che sono stati gli apicoltori ad autodenunciarsi, ma sappiamo anche di molti altri che sono stati costretti a bruciare perché sono intervenuti i militari. Dobbiamo fermare questa strage! Oltre AT quest’anno è entrata e si sta espandendo anche la Vespa Velutina che sta creando disagi in Liguria e Piemonte perché si nutre di api e sta spopolando migliaia di alveari e questo è un’altro segno di mancanza di prevenzione in Italia. Vi prego di condividere questa notizia, in pubblico, nei gruppi e anche al di fuori di Facebook. Grazie anche da parte delle api. vedi anche le pagine dell’IZS: Aethina tumida. Situazione epidemiologica ; Scheda informativa e protocollo diagnostico Grazie ad Apicoltura Sostenibile per queste informazioni!


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