L'Efod

Il Sommo Sacerdote (Kohen Gadol) con i paramenti sacri.
L'efod viene qui evidenziato in giallo
Un efod o ephod (in ebraico: אֵפוֹד‎) (IPA: [ˈɛfɒd] o [ˈiːfɒd]) era un articolo di vestiario e un oggetto di culto nell'antica cultura israelita, ed era strettamente connesso alle pratiche oracolari e rituali sacerdotali. Nei Libri di Samuele, Davide è descritto che danza indossando un efod in presenza dell'Arca dell'Alleanza (2 Samuele 6:14) e un efod viene descritto in mostra nel santuario a Nob (Israele), con una spada dietro (1 Samuele 21:9-10), nel Libro dell'Esodo e in quello del Levitico si descrive un efod che viene preparato per il Sommo Sacerdote da indossare quale parte dei suoi paramenti ufficiali (Esodo 28:4,29:5,39:2; Levitico 8:7).Nel Libro dei Giudici, sia Gedeone che Micah ne fanno uno di metallo, e quello di Gedeone era venerato (Giudici 8:26-27,17:5).

All'interno della Bibbia, nei contesti in cui è indossato, l'efod è solitamente descritto come fatto di lino, ma non costituisce un indumento completo, poiché i Libri di Samuele descrivono la moglie di Davide, Mical, che lo schernisce per il suo esporsi indecentemente con solo un efod indosso.Sebbene alcune traduzioni della Bibbia inseriscano la parola "solo" prima di "efod" (implicando che Davide era indecente), il libro 1 Cronache  afferma che "Davide indossava un manto di bisso, come pure tutti i Leviti che portavano l'arca, i cantori e Chenania che dirigeva l'esecuzione. "Davide aveva inoltre un efod di lino" (1 Cronache 15:27); "Davide danzava con tutte le sue forze davanti all'Eterno, cinto di un efod di lino" (2 Samuele 6:14). Sembra che ci sia stata una forte implicazione religiosa e cerimoniale nell'indossare un efod, dal momento che gli 85 sacerdoti a Nob vengono specificamente identificati come quel tipo di persone che indossavano un efod; per quanto il testo masoretico qui li descriva come efod di lino (1 Samuele 22:18), la parola lino non appare nella versione Septuaginta del passo, né è presente quando il Septuaginta descrive Davide e Samuele che si cingono di un efod. Alcuni biblisti quindi reputano la sua presenza nel testo masoretico come una glossa redazionale successiva.
La danza di Davide, indossando l'efod (2 Samuele 6:14)
Un passo nel Libro dell'Esodo descrive l'efod come un indumento elaborato indossato dal Sommo Sacerdote, e sul quale poggiava l'Hoshen (in ebraico: חֹשֶׁן‎ ẖošen), o pettorale che conteneva gli Urim e Tummim. Secondo questa descrizione, l'efod era intessuto di fili d'oro, blu, viola e scarlatto, fatto di lino pregiato, e ricamato con un'artistica intessitura in filo d'oro (Esodo 28:6-14). Il Talmud sostiene che ciascuna delle tessiture era composta da sei fili con un settimo in foglia d'oro, con un intreccio totale di 28 fili. La descrizione biblica continua senza però descrivere la forma o lunghezza dell'efod stesso, eccetto che era tenuto fermo da una cintura ed aveva due spalline fissate con anelli d'oro e col pettorale attaccato con catene d'oro (Esodo 28:6-14); da tale descrizione sembra apparire come un qualche tipo di grembiule minimalista o un gonnello con bretelle,sebbene Rashi sostenesse che fosse come una cintura da equitazione. La descrizione biblica aggiunge inoltre che c'erano due pietre intagliate sulle spalline (come nappine), fatte di shoham (che gli studiosi pensano indichi la malachite, dalla tradizione ebraica a significare eliodoro,e tradotta da gran parte delle versioni con "onice"), e con i nomi delle Dodici Tribù ivi incise; le fonti rabbiniche classiche differiscono sull'ordine in cui le tribù vennero scritte sulle pietre (Sotah 36a).
 Nelle versioni tradizionali si definiscono sempre i vari particolari dell’[efod] come frutto di “lavoro artistico”, traducendo con questa espressione l’insieme dei due termini usati dall’autore biblico
[choscev maase], che significano invece letteralmente “lavoro di un assemblante, opera di un pensante”; [choscev] èinfatti il participio del verbo [chascav], il cui significato è «combinare,mettere assieme, pensare, progettare»: con questi due accessori e l’aggettivo che li definisce, la Bibbia ci pone chiaramente di fronte al lavoro di un tecnico e non a quello di un artista.
• Ma se la valenza era di ordine puramente estetico, perché era necessario il lavoro di un progettistaassemblatore?
• Perché si richiedeva precisione tecnica e non estro, creatività o gusto personale?
Evidentemente perché l’[efod] e il pettorale non dovevano essere ornamenti atti ad abbellire: dovevano produrre effetti precisi.
ORNAMENTI O STRUMENTI TECNICI ATTI A FUNZIONARE E PROTEGGERE
Secondo la letteratura ebraica, sulla parte anteriore delle spalline che sorreggevano e fissavano l’[efod] sul torace si trovavano due castoni d’oro che contenevano delle pietre;quella di destra si illuminava quando lo stesso Yahweh presenziava ai riti: brillava al punto che la si poteva vedere da lontano. Da quei castoni inoltre pendevano due catenelle fatte di fili d’oro. Anche il pettorale aveva una struttura particolare: un supporto fatto di tessuto su cui erano cucite 12 pietre disposte in
quattro file, il tutto era chiuso da una cornice d’oro e collegato attraverso anelli ai castoni anch’essi d’oro delle spalline dell’[efod].

 Questo insieme di elementi si presenta come un tutt’uno strettamente collegato, una sorta di struttura costituita da contatti elettrici e da cristalli che si trovavano sul tronco dell’officiante e forse avevano, tra gli altri, anche uno scopo protettivo.Rileviamo che la maggior parte delle pietre citate dal testo biblico risultano essere varietà di quarzo, le cui proprietàsono note e variamente impiegate dalla tecnologia: conduttivitàelettrica e risonanza.Non possiamo esimerci dal dire che l’insieme di castoni in oro, cornici, catenelle, filamenti,pietre particolari disposte in un ordine preciso, ricordano molto da vicino l’aspetto di un circuito stampato o comunque di un apparato tecnico, come bene rileva la studiosa di area ebraica L. bat Adam nel lavoro citato.Quanto detto ci autorizza a pensare che ciòche succedeva all’interno della parte più nascosta del tempio aveva un che di pericoloso.
Il resto dell’abbigliamento descritto nel capitolo 28 del libro dell’Esodo pare confermare
queste varie funzioni: la tunica era intessuta di fili d’oro e sul turbante vi era una piastra anch’essa fatta del prezioso metallo. L’officiante risultava cosìtrovarsi all’interno di una sorta
di gabbia di Faraday atta a proteggerlo dalle scariche elettriche. L’abbigliamento intimo intessuto in lino fungeva poi da isolante tra la pelle e il resto del vestiario. La pelle di chi entrava in contatto con il sistema doveva essere unta da una miscela costituita da vari elementi: mirra, cinnamomo, cannella, cassia e soprattutto olio di oliva. Lungi dall’essere un atto sacro, dalle valenze spirituali non definibili, l’unzione era in realtà un ulteriore accorgimento finalizzato a proteggere chi entrava a contatto con quel sistema di produzione e conservazione di energia. Si conoscono bene infatti le proprietàisolanti degli oli vegetali o minerali, la loro scarsa conduttivitàe la conseguente capacitàdi aumentare il valore della resistivitàelettrica, cioèla resistenza al passaggio di cariche elettriche. Data la difficoltàdi procurarsi le materie prime per realizzarla, la miscela risultava essere molto preziosa,
anche per le quantitànecessarie all’utilizzo continuo, e questo spiega il divieto rivolto al popolo di fabbricarla in via privata, al di fuori cioèdell’ambito delle attivitàche si svolgevano nel tempio.

Es 30,32 dice espressamente che chi farà un profumo simile e lo userà su individui non
appartenenti alla famiglia di Aronne (cioè gli addetti al servizio) «saràmesso a morte». Evidenziamo per inciso che il termine [mashiach], «unto, messia», deriva dal verbo [mashach], che indica materialmente l’atto dello “strofinare, frizionare” con una sostanza oleosa.
È evidente il richiamo alla concreta materialità dell’azione, in contrasto con la
successiva chiave di lettura che l’ha artificiosamente trasformata in un gesto dalle valenze simboliche spirituali. Ma che questo complesso apparato fatto di [efod] e pettorale non avesse funzione ornamentale–oltre che dalla esplicita affermazione che abbiamo giàesaminato ( [choscev maase], «lavoro di un assemblante, opera di un pensante» –lo si evince anche dal fatto che era interamente coperto da un mantello tessuto in pezzo unico che veniva indossato dalla testa attraverso un foro
praticato nel centro, a mo’ di poncho potremmo dire. I n Es 28,31 e segg. l'autore biblico ne prescrive
alcune caratteristiche: il mantello doveva essere intessuto totalmente di filo viola,essere d'orato di un'apertura centrale per la testa e avere un orlo tutto all'intorno.Doveva essere dunque molto reisstente
URIM E TUMMIM
Gli [urim e tummim], sono due piccoli oggetti che erano conservati nella tasca del pettorale del sacerdote. Venivano utilizzati per una consultazione rapida e,diremmo, binaria, di Yahweh (Es 28,30; Lv 8,8: Nm 27,21; Dt 33,8; Esd 2,63). Con questi strumenti si ponevano domande
a risposta chiusa che si riassumeva nella scelta netta tra due possibilità. L'esempio più esplicito
si trova in 1Sam 14,41: Saul vuole identificare il depositario della colpa maturata per aver violato
un giuramento. Egli procede con una serie di utilizzi in successione attraverso i quali giunge a determinare il colpevole della violazione procedendo per esclusione. La radice del termine [or] da cui [urim] rimanda chiaramente al concetto di luce, mentre [tummim] viene tradizionalmente interpretato come “veritàe perfezionamento, integrità”, dalla radice [tamam] che significa «terminare, essere compiuto» o anche «venire per portare a termine». La radice ugaritica da cui deriverebbe [tummim] parrebbe rimandare piùin generale all’idea di “chiamare, far venire, fare scendere dall’alto, fare avvicinare”: in questo caso avremmo ben descritta la funzione di “avvicinare, rendere disponibile” Yahweh, “fare luce” sulla sua volontànei momenti in cui non èpresente fisicamente nel luogo in cui si svolgono gli eventi o quando devono essere prese delle decisioni.Sono ovviamente ipotesi, perchépoco si sa di certo e nell’ambito della tecnologia che stiamo esaminando si puòpensare che il loro utilizzo fosse legato all’accensione o spegnimento di led,di simboli o di lettere: potevano
probabilmente funzionare come dei piccoli display luminosi che fornivano appunto delle risposte nette, acceso-spento, sìno, ecc., con cui Yahweh faceva conoscere la sua volontàin modo diretto e immediato.

  In conclusione
Efod”, è un sistema di radiocomunicazioni e lo troviamo proprio nella Bibbia.
Davide, infatti, quando non comunicava con Dio faccia a faccia, si serviva proprio dell’Efod.
Ma vediamo cosa dice il capitolo 23 di 1 Samuele ai versetti 9-12:
Quando Davide seppe che Saul veniva contro di lui macchinando disegni iniqui, disse al sacerdote Ebiatar: “Porta qui l’Efod”. Davide disse: “Signor...
e, Dio d’Israele, il tuo servo ha sentito dire che Saul cerca di venire contro Keila e di distruggere la città per causa mia. Mi metteranno nelle sue mani i cittadini di Keila? Scenderà Saul, come ha saputo il tuo servo? Signore, Dio di Israele, fallo sapere al tuo servo”. Il Signore rispose: “Scenderà”. Davide aggiunse: “I cittadini di Keila mi consegneranno nelle mani di Saul con i miei uomini?”. Il Signore rispose: “Ti consegneranno”.
Leggendo questi versetti si capisce da subito che Davide prima chiede al “Sacerdote (?)” di portargli l’Efod, e solo dopo averglielo portato, inizia a parlare con Dio! Bisogna mettere subito in evidenza che ci troviamo di fronte a uno scenario di guerra; Davide ha fatto delle richieste specifiche al suo Dio, e non hanno nulla a che vedere con la preghiera. Dio gli risponde negativamente e allora Davide decide di scappar via da Keila con i suoi seicento soldati. Un altro elemento che conferma ulteriormente l’utilizzo dell’Efod, lo troviamo sempre al capitolo 23 di 1 Samuele ai versetti 2-4: Davide consultò il Signore chiedendo: “Devo andare? Riuscirò a battere questi Filistei?”. Rispose il Signore: “Va’ perché sconfiggerai i Filistei e libererai Keila”. Ma gli uomini di Davide gli dissero: “Ecco, noi abbiamo già da temere qui in Giuda, tanto più se andremo a Keila contro le forze dei Filistei”. Davide consultò di nuovo il Signore e il Signore gli rispose: “Muoviti e scendi a Keila, perché io metterò i Filistei nelle tue mani”.Qui vediamo chiaramente che Davide non chiama il sacerdote e non cerca l’Efod. Appare evidente quindi che Dio era proprio davanti a lui quando gli parlò. E di nuovo assistiamo ad un consulto tecnico che non ha nulla a che vedere con la preghiera. Per ulteriori conferme troviamo la stessa situazione in 1 Samuele al capitolo 30 versetti 7-8; ancora una volta Davide prima chiede l’Efod al sacerdote e solo dopo è in grado di parlare con Dio. E di nuovo assistiamo ad una conversazione tecnica che non riguarda alcun genere di culto.


Fonti: (M.Biglino-Non c'è Creazione nella Bibbia)-(Web)
http://altragenesi.blogspot.it/

About Sandu Trica

Mondo Tempo Reale è il blog che dal 2010 vi racconta le notizie più incredibili, strane, curiose e divertenti: fatti imbarazzanti, ladri imbranati, prodotti assurdi, ricerche scientifiche decisamente insolite.
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