Grandi manovre sulla Siria, la Francia bombarda



L’Eliseo conferma i primi raid contro l’Isis. Dopo l’invio di soldati e mezzi russi a sostegno ad Assad, Kerry ieri ha visto l’iraniano Zarif. Washington punta a coinvolgere sauditi, Turchia e Qatar. Ma Putin minaccia: agite o faccio da solo

Grandi manovre - militari e diplomatiche - sulla Siria. L’Eliseo ha annunciato di aver condotto i primi attacchi aerei nel Paese contro lo Stato islamico, in coordinamento con la coalizione internazionale. Gli obiettivi dei raid, seguiti alla decisione di estendere l’azione militare di Parigi già in corso nel vicino Iraq, sono stati individuati negli ultimi 15 giorni.

GRANDI MANOVRE
Ma la vera partita si gioca a New York. L’incontro di ieri fra Javad Zarif e John Kerry segna l’inizio del tentativo russo-iraniano di trovare una composizione diplomatica alla guerra siriana facendo leva sulla realpolitik maturata a seguito dell’intesa di Losanna sul nucleare di Teheran. Zarif è portatore della proposta, confezionata dal Cremlino, di una transizione a Damasco che lasci Bashar Assad alla presidenza per un «certo periodo di tempo». L’intento è fare leva sugli Usa per arrivare ad un accordo con i Paesi sunniti che sostengono i ribelli islamici non-Isis ovvero Arabia Saudita, Turchia e Qatar.

IL PATTO RUSSIA-IRAN
A disegnare l’offensiva diplomatica russo-iraniana è quanto sta avvenendo a New York. Ieri Zarif ha visto Kerry che gli ha confermato la volontà di «soluzioni pacifiche in Siria e Yemen». Oggi è il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ad incontrare il Segretario di Stato Usa per confezionare una piattaforma destinata ad essere esaminata, domani, nel summit fra Obama e Putin. L’Iran fa da apripista a Putin. E Washington manda segnali di disponibilità con Wendy Sherman, vice di Kerry, che dice: «Comprendiamo che può esserci una soluzione politica se Assad resta per un certo periodo di tempo, con un qualche incarico, mentre si svolge la transizione».

BARATTO YEMEN-SIRIA?
Kerry parla di «sviluppi positivi», ma resta da vedere se Washington riuscirà a convincere Riad, Ankara e Doha. Un’ipotesi, che circola fra i diplomatici arabi è un baratto fra due guerre in corso: Teheran potrebbe abbandonare i ribelli houthi in Yemen in cambio dell’avallo sunnita ad una transizione che comprenda «Assad».

TREGUA A ZABADANI
A suggerire che qualcosa si sta muovendo in Siria c’è l’intesa sul cessate il fuoco in tre località fra Hezbollah, sostenuto dall’Iran, e i ribelli islamici appoggiati da Turchia, Qatar e sauditi. L’accordo negoziato dall’Onu prevede, nell’arco di sei mesi, il ritiro dei ribelli islamici accerchiati da Hezbollah a Zabadani e l’evacuazione dei civili sciiti da Foua e Kefraya. Oltre allo scambio di circa 500 prigionieri.

LA MINACCIA DI PUTIN
A rendere credibile l’iniziativa russo-iraniana è il rafforzamento della presenza militare del Cremlino in Siria. Gli aerei da combattimento a Latakia sono già più di 30, i russi costruiscono altre due basi nella costa alawita e danno inizio nel Mediterraneo Orientale a manovre navali - con oltre 40 unità della flotta del Mar Nero - che dureranno un mese. La visibilità dello schieramento serve a Putin per recapitare a Washington un messaggio affidato da «fonti russe» all’agenzia Bloomberg: «Senza un accordo di coordinamento con la coalizione anti-Isis, Mosca inizierà propri raid». È il secondo aspetto dell’iniziativa russa sulla Siria: il Cremlino è pronto ad attaccare i ribelli anti-Assad. Ovvero: Riad, Ankara e Doha devono sapere che rifiutando l’offerta di Zarif-Lavrov vedranno i propri alleati bersagliati dai Sukhoi.

CHE FA L’IRAQ?
Ma non è tutto, perché a Baghdad i russi creano una «war room» congiunta con Iran, Iraq e Siria destinata a diventare la cabina di regia di una coalizione anti-Isis guidata dal Cremlino e dotata di forze di terra credibili. A differenza di quella, solo aerea, creata dalla Casa Bianca a cui partecipano molte nazioni europee. Il governo di Baghdad, dopo le indiscrezioni arrivate da Mosca, ha confermato che la cooperazione con Russia, Siria e Iran sul fronte dell’intelligence e della sicurezza in chiave anti-Isis. Una mossa di Baghdad rischia di segnare un raffreddamento nelle relazioni con gli Usa.

LATAKIA TALLONE D’ACHILLE
Putin è all’offensiva, politica e militare, in Siria. Ma l’intervento russo ha un tallone d’Achille. Latakia, sede dell’aeroporto dove arrivano uomini e mezzi a bordo degli Antonov Condor, è una zona a rischio perché si tratta di una città in origine sunnita che gli Assad hanno alterato demograficamente consegnandola agli alawiti e dove ora si accumulano migliaia di profughi, in gran parte sunniti. Il rischio di una rivolta anti-Assad è tale da obbligare i governativi a circondare i quartieri sunniti. Se dovesse iniziare, i russi si troverebbero immersi nel conflitto. I razzi contro gli aerei russi ad Humaymin e i mortai sull’ambasciata russa a Damasco suggeriscono le volontà dei gruppi islamici di sfidare Mosca. Jaysh Al-Islam promette: «I russi non saranno mai al sicuro» e la Siria «diventerà un loro cimitero, come l’Afghanistan». Senza contare che il Califfo di Isis avrebbe ordinato ai jihadisti ceceni il sequestro di soldati russi.

http://www.lastampa.it/

About Sandu Trica

Mondo Tempo Reale è il blog che dal 2010 vi racconta le notizie più incredibili, strane, curiose e divertenti: fatti imbarazzanti, ladri imbranati, prodotti assurdi, ricerche scientifiche decisamente insolite.
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