Il nostro antenato più antico è un piccolo mostro



Si chiama Saccorhytus e rappresenta un nuovo tassello del puzzle dell'evoluzione della vita sulla Terra: uno dei più antichi fossili che possono essere collegati alla discendenza umana.

Mostruoso e infinitamente piccolo, con una bocca enorme corredata da diverse file di piccole escrescenze che ricordano dei denti primordiali e niente ano!

Non è il terrificante protagonista di un film di fantascienza, ma il Saccorhytus, probabilmente il più antico progenitore dell’uomo.

Il curioso antenato è stato individuato in un fossile scoperto da un team internazionale di paleontologi provenienti da Cina, Germania e Gran Bretagna, nella provincia dello Shaanxi (Cina centrale).

I paleontologi hanno portato alla luce 45 fossili più piccoli di un chicco di riso, sepolti sotto tre tonnellate di calcare.

Si tratta di un microrganismo marino vissuto 540 milioni di anni fa, dalla fisiologia piuttosto particolare: aveva la forma di un sacchetto lungo appena un millimentro ed era privo di ano. Proprio a causa della sua bizzarra forma è stato chiamato Saccorhytus coronarius.

Ricostruzione del Saccorhytus coronarius
La scoperta è descritta in un articolo pubblicato sulla rivista Nature dal gruppo della cinese Northwest University di Xìan coordinato da Han Han.

Il microorganismo, lungamente cercato dai paleontologi, è l’esempio più primitivo di una più ampia categoria biologica, quella dei i cosiddetti deuterostomi, dalla quale si sono sviluppati i vertebrati.

Durante il Cambriano, i Deuterostomi si diversificarono in un gran numero di gruppi. Studiando le differenze genetiche delle popolazioni attuali, i biologi hanno ricostruito la loro storia e compreso quando il gruppo si divise in organismi diversi.

Finora non era stata identificata la madre, ossia l’origine della diversificazione, perché l’organismo originario era molto piccolo, perciò pochi sono riusciti a fossilizzare.

Si pensava addirittura che non se ne potessero mai trovare: è per questo che la scoperta di questi organismi di così ridotte dimensioni è di grande importanza.

Tuttavia, il ritrovamento di questi esemplari non è stato affatto semplice. Per isolarli dalla roccia circostante, spiega Jian Han, della Northwest University, «abbiamo dovuto elaborare enormi volumi di calcare» e successivamente sottoporli al microscopio elettronico e alla TAC.

Ma alla fine i ricercatori sono stati in grado di ricostruire l’aspetto di questo antichissimo microorganismo e il suo modo di vivere.

In quell’angolo di mondo, all’inizio del periodo Cambriano, il mare era poco profondo, e il Saccorhytus era così piccolo che probabilmente viveva tra i granelli di sabbia sul fondo del mare.

Secondo lo studio il suo corpo era a simmetria bilaterale, una caratteristica ereditata da molti dei suoi discendenti, compresi gli esseri umani, ed era coperto di una sottile pelle, relativamente flessibile.

Questo, secondo i ricercatori, suggerisce che il microorganismo era dotato di una sorta di muscolatura che gli permetteva di muoversi contraendosi in modo simile a quello dei lombrichi. Ma forse la sua caratteristica più sorprendente era il modo in cui si nutriva.

Fossile di Saccorhytus coronarius al microscopio elettronico
Il Saccorhytus aveva una bocca enorme rispetto al resto del corpo, e probabilmente mangiava ingoiando pezzi di cibo anche molto grandi o intere altre creature. Curiosamente gli studiosi non hanno trovato evidenze di un ano, e verosimilmente in questa specie i rifiuti venivano espulsi dalla bocca.

Le piccole strutture coniche che si notano nella ricostruzione potrebbero essere invece stati i precursori delle branchie, delle quali anche la nostra specie mantiene traccia durante lo sviluppo embrionale.

Se le conclusioni dello studio sono corrette, allora il Saccorhytus è stato l’antenato comune di moltissime specie e al tempo stesso il primo passo sul percorso evolutivo che centinaia di milioni di anni più tardi ha portato all’uomo.

Spiega Simon Conway Morris (università di Cambridge): «Se a un primo esame i fossili scoperti somigliano a piccoli granelli neri, sotto il microscopio lasciano attoniti. Si possono infatti osservare molte caratteristiche che hanno permesso una serie di importanti deduzioni. È difficile ovviamente tracciare una precisa linea di discendenza tra noi uomini e il Saccorhytus coronarius, tuttavia non c’è dubbio che possiamo realmente considerarlo un nostro antichissimo antenato».

http://www.ilnavigatorecurioso.it/2017/02/02/il-nostro-antenato-piu-antico-e-un-piccolo-mostro/

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