Città invisibili e cimiteri viventi: ecco i 48 luoghi ancora inesplorati

 

Stati senza territorio, luoghi perduti, isole artificiali: Alastair Bonnett porta il lettore a spasso nel mondo in un viaggio fantastico in luoghi inesplorati

Ci sono persone pronte ad armarsi di doppietta e a far fuoco non appena un volto sconosciuto prova a farsi avanti. Difendono la proprietà privata.

E sono disposte a tutto per farlo. Anche a far scorrere il sangue. E di sangue il terreno si è intriso spesso perché, per difendere interi Stati, liberare nazioni segregate o conquistare anche piccoli lembi di terra c'è sempre una guerra pronta a scoppiare. La Storia è segnata da continui conflitti che hanno ridisegnato i confini degli Stati modellando le cartine geografiche e i mappamondi. Ma a curiosare bene, un po' sopra l'Equatore, ci sono duemila chilometri quadrati di deserto roccioso tra il Sudan e l'Egitto che non solo non interessano a nessuno ma che addirittura hanno scatenato conflitti per non occuparli. Si tratta del Bir Tawil, un'area trapezioidale diventata, nel corso degli ultimi due secoli, strategicamente importante non averla per gettare invece le proprie mire su "una zona molto più vasta e utile, i quasi ventunomila chilometri quadrati del Triangolo di Hala'ib, affacciato sul Mar Rosso".

"Osservando il mappamondo - spiega Alastair Bonnett - il Bir Tawil viene di norma sottovalutato e considerato una bizzarria, un'area di confusione senza importanza dove le certezze geopolitiche si sono frammentate in una serie di linee tratteggiate". Eppure, come ci fa notare il 56enne professore di Geografia Sociale dell'Università di Newcastle, la sua storia riveste "un'importanza universale" perché "si tratta di uno dei rari luoghi del pianeta dove osservare dal vivo uno dei paradossi della creazione delle frontiere. Indicare una frontiera significa rivendicare un territorio, ma nel momento stesso in cui ne disegni una, ti stai limitando". Tra frontiera e territorio si crea sempre un rapporto complesso che possiamo osare definire conflittuale. In sé racchiude "pretese e dinieghi" capaci di scatenare dispute diplomatiche e finanche conflitti armati. Sin da quando era piccolo Bonnet era più interessato al suo piccolo paese natale, Epping, che all'immensa Londra. Le città metropolitane, sconfinate e onnivare, le viveva come una vera e propria minaccia. Epping, dal canto suono, rischiava di essere fagocitata dall'avanzare della capitale inglese e questo ne metteva a rischio l'indipendenza e l'incanto. "Quando prendevo la Central Line o percorrevo il raccordo anulare di Londra per tornarci - racconta lui stesso - spesso mi sentivo come se stessi viaggiando da nessuna parte a un'altra". È stata forse questa tensione che lo ha spinto, già da adolescente, a studiare il difficile rapporto tra l'individio e lo spazio. D'altra parte, come riteneva Strabone, "la scienza della Geografia è, tanto quanto le altre scienze, di competenza del filosofo". È dopo un'instancabile ricerca che Bonnett ha dato alla luce Fuori dalle mappe, un atlante non convenzionale che Blackie Edizioni porta in Italia facendo scoprire anche al nostro pubblico un lavoro interessante e affascinante.

"Percorrere paesaggi che forse un tempo avevano significato qualcosa, magari anche brutti alla vista, e che erano stati ridotti a meri spazi di raccordo dove tutto è temporaneo e chiunque si limita alla mera azione dell'attraversamento, produceva in me una sensazione di malessere e una voglia di vedere posti rilevanti". In Fuori dalle mappe ce ne sono addirittura quarantotto. Non pensate di ritrovarli su Google Maps. O meglio: anche se riusirete a googlarli, non li vedrete mai come ve li racconta Bonnett. "Non c'è bisogno di addentrarci troppo nelle nostre strade trafficate per renderci conto che, negli ultimi cent'anni, e in ogni angolo del mondo, siamo diventati molto più bravi a distruggere i posti che a costruirli". Preparatevi, dunque, a qualcosa che non avete mai visto. Per oltre trecento pagine vi porterà a spasso per il mondo facendovi esplorare spazi perduti, come l'antica Mecca o il deserto di Aralkum, geografie nascoste, comele città sotterraneo della Cappadocia o il cimitero a nord di Manila. E ancora: preparatevi ad attraversare terre di nessuno (esattamente come il Bir Tawil), città morte, nazioni secessioniste, isole galleggianti e luoghi effimeri. Al termine di questo lungo viaggio ci scopriremo non solo stupiti ma anche tremendamente scossi. Perché, come spiega molto bene Salman Rushdie nella Terra sotto i tuoi piedi, "tra le grandi battaglie dell'uomo, bene/male, ragione/torto, eccetera, c'è anche questo tremendo conflitto tra la fantasia del Qui e quella dell'Altrove, tra il sogno delle radici e la fata morgana del viaggio".

https://www.ilgiornale.it/news/cultura/citt-invisibili-e-cimiteri-viventi-ecco-i-48-luoghi-ancora-1906301.html

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