Il livello di residui chimici aerobici supera di quasi 95 volte il limite, l’azoto ammoniacale e’ 75 volte oltre lo standard e la componente di fosforo totale e’ 26 piu’ alta del consentito. Il rapporto, pubblicato dal Centro di controllo ambientale della Cina del nord, addita alcune cause della catastrofe. I sistemi di trattamento delle acque sono pochi e inadeguati. Per esempio il distretto di Zhongguancunche, che ospita 34 municipalita’ al suo interno, dispone di appena 10 centri di trattamento e tutti non all’altezza a livello tecnologico. Nelle zone periferiche, dove e’ alta la presenza di industrie, le acque di scolo degli impianti produttivi vengono direttamente riversate nei corsi d’acqua esterni. Nelle aree rurali a ridosso della citta’ i canali sono lo scarico di rifiuti e residui chimici usati nell’agricoltura, scrive il rapporto.
Nella meta’ degli anni ’80 l’acqua corrente era considerata potabile e di buona qualita’ nella maggior parte delle citta’ e delle campagne cinesi. Trent’anni dopo, il boom manifatturiero e la crescita a due cifre hanno ridotto quelle acque allo stremo. A Pechino, che investe da dieci anni nella costruzione di impianti di trattamento, l’acqua oggi non e’ piu’ potabile. Nel 2009 il governo cinese condusse un’indagine sulla qualita’ di 4000 impianti di trattamento delle acque nelle citta’ e province, ma non pubblico’ mai i risultati, dando ampio credito all’ipotesi che la presenza di residui chimici e metallici sia ormai fuori controllo. Almeno sei milioni di persone sono a corto d’acqua per la siccita’ causata dall’avanzata del deserto e da cambiamenti climatici, che si sommano alle catastrofi umane. Nelle scorse settimane e’ emerso che un altro progetto per approvvigionare la capitale di nuove acque e’ minato dall’inquinamento.
Il grande progetto di diversione delle acque da nord a sud, che prevede di rifornire Pechino con le risorse dello Yangtze che scorre piu’ di trecento chilometri piu’ a sud, contiene acque appena adatte ad uso agricolo. La qualita’ e’ ben lontana da quella aspettata e i target di posti posti dal governo centrale saranno difficilmente raggiungibili entro il 2015 quando il progetto dovra’ interamente entrare in funzione. Centinaia di fabbriche sono state chiuse lungo il corso d’acqua da nord a sud, ma il problema rimane su scala nazionale. In questi giorni il dito e’ puntato contro alcuni giganti tecnologici internazionali, accusati di avvelenare le acque cinesi. Il marchio HTC taiwanese avrebbe riversato metalli pesanti nel lago Tai, nel sud del paese, attraverso terzisti che producono componenti per i sui smartphone. Apple sarebbe responsabile di aver scaricato acque inquinate nei fiumi della zona di Kushan, a ridosso di Shanghai, e il governo cinese ha messo sotto inchiesta due suoi terzisti. Per Pechino le autorita’ fanno sapere che il problema e’ diverso. L’inquinamento e’ di natura urbana, ma rimediarvi sembra ancor piu’ difficile che chiudere i battenti di una fabbrica: bisogna educare i cittadini e cambiare le loro abitudini, incita il governo municipale.http://www.meteoweb.eu

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