La tomba del guerriero greco sepolto col suo tesoro



Andrew Lawler fotografie University of Cincinnati/Departments of Classics
FOTOGALLERIA A Pilo gli archeologi hanno portato alla luce una tomba rimasta intatta per 3.500 anni con un corredo funerario composto da oltre 1.400 manufatti e gioielli. È forse la scoperta più importante avvenuta in Grecia negli ultimi decenni


Il messaggio inviato agli archeologi Jack Davis e Sharon Stocker dall'addetto allo scavo era succinto: "Venite subito. C'è del bronzo".

Quella scoperta durante lo scavo di un piccolo passaggio in pietra su un promontorio roccioso in Grecia è la tomba di un antico guerriero. La sepoltura, risalente a circa 3.500 anni fa e per molti versi insolita, potrebbe rivelare indizi importanti sull'origine della civiltà greca.

Assieme allo scheletro ben conservato di un uomo attorno alla trentina, la tomba contiene oltre 1.400 manufatti disposti attorno al corpo, tra cui anelli d'oro, coppe d'argento, e un'elaborata spada in bronzo dall'elsa in avorio.

Ma la vera sorpresa è rappresentata da una cinquantina di sigilli in pietra incisa con figure di divinità, leoni e tori, oltre a sei pettini in avorio, uno specchio in bronzo e un migliaio fra perle di ametista, diaspro e corniola che un tempo componevano delle collane (nella foto, una collana d'oro lunga circa 80 centimetri). Tra le gambe dell'uomo è stata rinvenuta una placca d'avorio incisa con un grifone.

“È dall'epoca di Schliemann che in Grecia non veniva scoperta una sepoltura così completa”, commenta John Bennet, archeologo della University of Sheffield in Gran Bretagna e direttore della British School di Atene, non coinvolto nello scavo. Alla fine del XIX secolo, il pioniere dell'archeologia moderna Heinrich Schliemann riportò alla luce Troia e Micene, due fra le più importanti città greche fra il 1.600 a.C. e il 1.100 a.C.


Nella foto, la spada in bronzo con l'elsa in avorio e oro rinvenuta nella sepoltura.

La tomba si trova nell'estremità sudoccidentale della penisola del Peloponneso e precisamente a Pilo, un luogo menzionato da Omero nell'Odissea come sito in cui sorgeva il palazzo "dalle ampie sale" di re Nestore. Gli scavi condotti prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale rivelarono i resti di un grande palazzo miceneo risalente al 1.300 a.C. circa, così come centinaia di tavolette d'argilla scritte in Lineare B cretese. La scoperta portò alla decifrazione del Lineare B, e confermò che il luogo corrispondeva effettivamente a Pilo.

Ben poco si sa però del periodo che precede il 1.500 a.C., quando cioè la civiltà micenea stava prendendo forma. Gli archeologi si sono interrogati a lungo sull'influenza esercitata dalla civiltà minoica - che iniziò a fiorire a Creta attorno al 2.500 a.C. - sull'ascesa della società micenea, avvenuta circa mille anni dopo. Le tavolette in Lineare B, i simboli di tori e figurine di divinità trovati nei siti micenei come Pilo testimoniano l'impatto della cultura minoica su Micene. Molti studiosi, basandosi sui resti archeologici che ne evidenziano la distruzione, ritegono che attorno al 1.450 a.C. i micenei invasero e conquistarono Creta.


Nella foto, uno dei quattro anelli in oro, probabilmente provenienti da Creta, rinvenuti nel ricco corredo funerario del guerriero.

Tutto è cominciato lo scorso maggio, quando i coniugi e colleghi Davis e Stocker, entrambi della University of Cincinnati, hanno messo assieme un team di 35 esperti di dieci nazionalità diverse per dare vita a un progetto di scavo cinquennale che portasse alla luce gli albori di Pilo. La loro missione ha avuto successo fin dal primo giorno, quando gli addetti allo scavo hanno individuato il rettangolo in pietra che si è rivelato essere la sommità del passaggio, ampia circa 120 centimetri per 240. Un metro più in basso sono stati rinvenuti i primi manufatti in bronzo. A giudicare dal loro stile, Davis e Stocker ritengono che possano risalire al 1.500 a.C. circa.


Nella foto, la collana d'oro decorata da due pendenti decorati con foglie d'edera rinvenuta nella tomba, accanto al collo del guerriero, dopo l'intervento di ripulitura.

“Scoprire una tomba micenea così ricca e ancora intatta è una assoluta rarità”, commenta Cynthia Shelmerdine, docente di studi classici alla University of Texas di Austin, che ha visitato il sito durante la stagione di scavi estiva. “Questa inoltre contiene elementi del tutto inattesi”.

Ciò che rende particolare la tomba ad esempio è il fatto che ospitasse una sola persona; inoltre, contiene un corredo funerario particolarmente ricco composto da molti elementi non locali e manufatti solitamente femminili, come appunto i gioielli.

Le sepolture delle elíte micenee in genere ospitano più persone. A circa un centinaio di metri dalla tomba, negli anni Cinquanta gli archeologi riportarono alla luce una sepoltura collettiva. Secondo le stime di Davis e Stocker, circa i tre quarti dei manufatti della tomba del guerriero provengono da Creta - a circa due giorni di navigazione in direzione sud - anziché dal posto. Vi sono inoltre perle d'ambra provenienti dal Baltico, ametiste mediorientali e oggetti in corniola di origine probabilmente egizia, forse portati a Creta da commercianti minoici. “Il numero e la varietà di manufatti minoici o in stile minoico promettono di ampliare enormemente ciò che sappiamo sulla portata di questa relazione”, commenta Shelmerdine.


La presenza delle perline, dei sei pettini (nella foto) e di uno specchio nella tomba di un guerriero pone un ulteriore interrogativo. “La scoperta di un numero così ampio di oggetti preziosi mette in discussione l'opinione comune secondo cui i gioielli venivano sepolti solo con donne di ceto elevato”, afferma Stocker. I guerrieri spartani, ricorda la studiosa, seguivano il rituale di pettinarsi i capelli prima di andare in battaglia, mentre Davis ipotizza che i gioielli potessero rappresentare un'offerta da parte del guerriero alle dee affinché lo assistessero nel suo viaggio nell'aldilà.


Un sigillo in corniola recante inciso un toro: uno dei tanti manufatti rinvenuti nella tomba che testimoniano l'influenza che avrebbe avuto la civiltà minoica sui Micenei.

La presenza di oggetti come questo induce anche a riflettere sull'identità dell'occupante della tomba: potrebbe ad esempio essere stato un guerriero o un capo minoico, anziché miceneo. Oppure, potrebbe aver combattuto a Creta e aver poi portato con sé oggetti minoici; o ancora, potrebbe essere stato un capo miceneo desideroso di stabilire una nuova tradizione. Ciò che è evidente, affermano gli archeologi, è che il guerriero voleva distinguersi, sia prima che dopo la sua morte, dagli altri abitanti del luogo sepolti nelle tombe collettive.

Le analisi che verranno effettuate sullo scheletro potranno contribuire a rivelare la sua identità, afferma Stocker. Ad esempio, la dentatura ben conservata potrebbe rivelare le sue origini genetiche, così come le ossa del bacino potrebbero fornire indicazioni sulla sua dieta. Inoltre, l'esame delle ossa potrebbe contribuire a determinare quale fu la causa della sua morte. Nelle prossime settimane, Stocker e Davis richiuderanno la tomba per dedicarsi all'analisi del suo contenuto.

http://www.nationalgeographic.it/

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