Cisco Grove e Hopkinsville: due casi ufologici fortemente anomali del 1964-65



Cisco Grove è una località della California, non lontano da Truckee, ai piedi della Sierra Nevada, dagli splendidi paesaggi boscosi («grove» significa appunto boschetto, mentre «wood» indica un bosco più fitto).

Hopkinsville è una cittadina del Kentuky, quasi all'altro capo del vasto territorio degli Stati Unirti d'America.

Ciò che accomuna questi due luoghi così distanti fra loro, è il fatto che, ad un anno di distanza l'uno dall'altro, essi furono teatro di due «incontri ravvicinati del terzo tipo» oltremodo inquietanti e con alcune caratteristiche fortemente anomale rispetto alla casistica generale.

In entrambi i casi, si ha l'impressione di avere a che fare con due racconti di fantascienza o, meglio, con due film del terrore assai discutibili, per non dire inverosimili sia nell'impostazione generale che nella trama: quanto di più lontano, insomma, ci si potrebbe aspettare da due tipiche vicende relative ai «dischi volanti» e a degli «incontri» con creature extraterrestri.

Così descrive i due stranissimi avvenimenti il saggista Peter Nobile nel suo libro «Ufo, Triangolo delle Bermuda, Atlantide. Che cosa c'è di vero» (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, pp. 66-69):

«Una delle testimonianze più clamorose di tutta la casistica ufologica riguarda un caso di (presunta) aggressività. Il fatto accadde il 21 agosto 1965 in una fattoria di Kelly, nel Kentuckuy, vicino alla città di Hopkinsville ed ebbe ben sette testimoni: tutti gli adulti della famiglia Sutton che abitava una fattoria. Ed ecco gli avvenimenti: verso sera un oggetto assai luminoso atterrò in un campo vicino alla casa che è molto isolata. Poco dopo una serie di figure avanzarono nell'aia.

La ricostruzione di questi esseri - data la notorietà del caso - è stata minuziosa. Tutti e sette i Sutton, interrogati separatamente, hanno contribuito al famoso disegno del "mostro di Hopkinsville", forse la più nota di tutte le immagini di extraterrestri. Com'erano questi "mostri"? Piuttosto piccoli, non più alti di un metro, con una testa a uovo, senza capelli e - particolare inedito nella casistica - avevano due grandi orecchie elefantine. Il fusto tozzo, le gambe esili. Gli occhi grandi e sporgenti e- altra caratteristica - le dita terminavano in "artigli curvi come il becco di un falco" secondo l'espressiva definizione di uno dei testimoni.

Quel che accadde - secondo la concorde dichiarazione dei Sutton - è davvero incredibile. Gli esseri avanzarono verso la casa con le mani sulla testa, in atteggiamento - saremmo tentati di dire - amichevole. Ma gli agricoltori americani non la pensarono così. Terrorizzati, si barricarono in casa.

Gli uomini presero i fucili. Partì un vero e proprio fuoco di sbarramento da parte di gente molto pratica di armi.

Colpiti ripetutamente, gli esseri fluttuavano in aria! Poi si mettevano carponi e correvano al coperto.

I pallini dei fucili, colpendoli, facevano un rumore "come se colpissero un secchio". Sembrava che le strane creature trovassero indifferente muoversi come noi o carponi. Saltavano, camminavano e correvano in perfetto silenzio, senza emettere un suono.

Circondarono la fattoria, salirono sugli alberi e sul tetto. L'assedio durò fino a mezzanotte, quando i Sutton riuscirono a salire su due auto e correre a cercare l'aiuto della polizia. L'episodio è così sbalorditivo che si stenta a esaminarlo con senso critico. Eppure le autorità furono concordi nel definire i testimoni del tutto attendibili: una famiglia di solidi agricoltori americani. I Sutton rimasero sconvolti dal fatto e dal clamore suscitato dalla divulgazione della notizia.

Se hanno tutti quanti mentito, c'è da porsi la solita domanda: che cosa speravano di ottenere? In realtà ebbero solo fastidi e pubblicità negativa, tanto che a un certo punto rifiutarono qualsiasi intervista e qualsiasi accenno all'episodio. Ma - se anche in questo caso accettiamo come ipotesi la verità del fatto - posiamo concludere che le misteriose creature volessero attaccare la fattoria? Che volessero davvero combattere gli umani? Il capofamiglia raccontò per esempio questo episodio.

A un certo punto dell'assedio, non vedendo più gli esseri, aprì cautamente la porta per dare un'occhiata. Subito, una mano gli "carezzò" i capelli. L'uomo si girò di scatto e fece in tempo a vedere una mano unghiuta sulla sua testa. Senza esitazione, scaricò il fucile in quella direzione e un essere precipitò dal tetto, fuggendo poi carponi.

Questa "guerra" a fucilate nella notte è davvero allucinante; se è vera, c'è da pensare che le creature non volessero fare del male agli abitanti della fattoria, perché avevano dimostrato di avere i mezzi per fronte ai fucili dei Sutton. Ma, fra le moltissime segnalazioni, è una delle poche che ci racconta di una vera e propria azione che abbia causato un notevole disagio agli umani.

Un altro caso straordinario è accaduto in California nei boschi della zona di Sacramento, in una località vicina a Cisco Grove. Il testimone è riuscito a conservare l'anonimato [ma non fino ad oggi, come diremo in seguito] e in tutti i resoconti è indicato come il signor "S". Egli non fece nulla per divulgare la sua terrorizzante avventura, che divenne nota per un'indiscrezione solo molto tempo più tardi.

Ecco il fatto. Durante il week-end della Festa del Lavoro [corrispondente al 4 settembre, nota nostra] del 1964 il signor "S" andò con due amici a caccia con l'arco. "S" si separò dagli altri e, verso sera, si accorse di essere piuttosto lontano dall'accampamento; non si preoccupò e pensò di passare la notte su un albero (in quei boschi ci sono degli orsi) e di raggiungere gli amici alle prime luci dell'alba. Scelse con cura una pianta dal tronco molto grande e senza rami per i primi tre metri. Questo albero e la cura avuta per prepararsi il ricovero hanno una parte di rilievo nella storia.

"S" si sistemò su un ramo a circa tre metri dal suolo, legandosi con la cintura. Poco dopo vide una luce che volteggiava in cielo. Pensò fosse un elicottero inviato alla sua ricerca (è un servizio diffuso negli Stati Uniti, dove ogni anno centinaia di persone si perdono nei boschi) da una chiamata dei suoi amici.. "S" stava per scendere dall'albero per segnalare la sua presenza, quando si accorse che non si trattava di un elicottero. Ci fu un lampo e qualcosa cadde al suolo.

Poco dopo, il cacciatore udì qualcuno che si avvicinava. C'era la luna ed egli riuscì a vedere due figure vestite di una tuta argentea che si avvicinavano all'albero: erano alte circa un metro e settanta, secondo la stima di "S", e sembrava che esaminassero il terreno. Egli non riuscì mai a vederli in faccia. Quando furono sotto l'albero, cominciarono a parlare in un linguaggio tubante, che il testimone paragonò al verso di un gufo. Chiaramente lo avevano visto, perché guardavano nella sua direzione. Aiutandosi l'un l'altro cercarono di salire sull'albero, ma, come ricordò "S", "sembrava che non lo avessero mai fatto in vita loro".

A un certo punto la situazione, già abbastanza preoccupante, si complicò: una terza figura raggiunse le altre. "S" la descrive come fosse un robot: aveva due "occhi" rosso-arancio e una "bocca" che quando si apriva formava un buco rettangolare. Iniziò l'incubo: il robot, se lo vogliamo chiamare così, a più riprese mandava fuori dalla strana apertura fumo o gas bianco nella direzione dell'assediato; ogni volta questi perdeva la conoscenza per qualche secondo, provando una forte nausea.

Poi cominciò il più assurdo scontro che si possa immaginare. "S" scagliò tre frecce contro gli esseri: una colpì il robot che mandò scintille; poi diede fuoco a qualche suo indumento lasciandolo cadere sui "nemici". Ma sembrò ottenere più successo quando cominciò a bersagliare le misteriose entità con gli oggetti di cui poteva disporre: la borraccia, monete, e l'arco che scagliò loro addosso. I due "uomini" raccoglievano ogni cosa e la esaminavano con interesse.

A intervalli il robot mandava i suoi sbuffi di fumo. "S" notò che aveva il "buon senso" di portarsi sopravvento prima di lanciare il gas o cos'altro era. l'assedio durò tutta la notte: alle prime luci dell'alba, un secondo robot raggiunse il primo. "s", stremato, a un certo punto fu raggiunto da una quantità di gas più potente delle altre, e perse i sensi per un certo periodo:; quando si riprese non c'era più nessuno.

Si sarebbe tentati di mettere subito questa storia fra le menzogne palesi - soprattutto per la presenza del robot, così da fantascienza - se essa non fosse giudicata attendibile dai più seri ricercatori del fenomeno ufologico. Uno psichiatra fu invitato ad occuparsi del fenomeno: secondo gli esperti, il caso presenta analogie con il caso di Betty e Barney Hill. Può darsi che anche il signor "S" abbia seppellito nel subconscio la parte più importante dell'accaduto.»

Sia il caso di Cisco Grove che quello di Hopkinsville presentano delle caratteristiche anomale rispetto alla maggior parte degli «incontri ravvicinati» del terzo tipo e, fra loro, oltre alla vicinanza temporale e alla comune ambientazione negli Stati Uniti (ma a notevole distanza l’uno dall’altro) degli elementi simili.

Innanzitutto, l’aspetto ufologico passa decisamente in seconda linea. Nel caso di Cisco Grove, tutto quello che il testimone vede è una strana luce nel cielo notturno, che, in un primo tempo, scambia per quella di un elicottero, segno che i suoi movimenti non dovevano presentare nulla di particolarmente strano. L’uomo, anzi, scende dall’albero su cui si era rifugiato per trascorrere la notte al sicuro dagli animali feroci, e lancia alcuni razzi di segnalazione, per indicare ai presunti soccorritori la propria posizione. (In un'altra versione dell'episodio, le luci sono tre e il protagonista non lancia dei razzi, ma si accinge ad accendere dei falò.)

Solo quando l’oggetto arriva a circa quaranta metri dall’albero su cui si trova il testimone, che oggi sappiamo essere stato un ventottenne di nome Donald Shrum, questi si rende conto che non si tratta affatto di un elicottero, ma di un velivolo completamente diverso, tanto da impaurirlo e indurlo a rifugiarsi nuovamente sull’albero. Dopo di che, la sua attenzione viene interamente assorbita dalla comparsa delle due figure umanoidi, indossanti un enorme casco ed una sorta di strana tuta dai riflessi metallici, e soprattutto dalla entità simile ad un robot, che lo riempiono di terrore, per cui non sembra che egli abbia prestato più alcuna attenzione al loro velivolo, di cui non dà ulteriori particolari.

Uno degli amici del testimone, coi quali egli si ricongiunse solo all'alba, dopo la paurosa e inconsueta avventura notturna, riferì di aver visto anch'egli una luce nel cielo, ma nessun'altra evidenza oggettiva è stata addotta a supporto della veridicità del fatto, come bruciature sul terreno, impronte di piedi meccanici, danni alla vegetazione, e così via.

Anche nel caso di Hopkinsville l'aspetto ufologico vero e proprio è ridotto al minimo. La famiglia Sutton vide avvicinarsi un velivolo luminoso nella notte e scendere fino a terra; poi, tutta l'attenzione di quelle sette persone adulte fu interamente assorbita dalle grottesche figure umanoidi che avanzavano in direzione della fattoria.

In entrambi i casi, la vicenda ruota intorno alla presenza di alcune entità dall'aspetto semi-umano, le quali, per ragioni incomprensibili, pur essendo dotate di una tecnologia e, forse, di una struttura corporea che le mette al riparo da ogni offesa da parte degli esseri umani (frecce scagliate con l'arco nel caso di Cisco Grove, fucilate nel caso di Hopkinsville), si confrontano con questi ultimi in apparenti prove di forza, il cui esito non pare del tutto scontato in partenza.

Così, i testimoni delle loro imprese si sentono gravemente minacciati e reagiscono con ogni mezzo a loro disposizione, senza produrre alcun danno ai loro antagonisti e, tuttavia, riuscendo a tenerli a bada abbastanza a lungo da rinviare il momento di un confronto a distanza troppo ravvicinata, sicché nessuno potrebbe dire come sarebbero andate a finire le cose se tale momento fosse, infine, arrivato.
A rigore, non è neanche possibile affermare con certezza che il fine che si proponevano gli umanoidi fosse sicuramente ostile nei confronti delle persone coinvolte; tutto quello che si può dire con certezza è che essi hanno «giocato» con loro, come fa il gatto col topo.

L'aspetto ludico è più evidente nel caso di Hopkinsville, per quanto i Sutton non lo abbiano gradito affatto, anzi, ne abbiano riportato un forte spavento e, in seguito, il disagio dovuto alla bizzarra pubblicità che si erano procurati involontariamente, rivolgendosi alla polizia locale.

Nel caso di Cisco Grove, invece, esso emerge quasi involontariamente, ma appare decisamente sovrastato dall'aspetto minaccioso, specialmente per gli effetti soporiferi dovuti agli sbuffi di «fumo» dei due robot e alle conseguenze forse letali che avrebbe avuto una caduta di Shrum dall'albero ove si era rifugiato, se questi non si fosse legato con la cintura ad un ramo.

Infatti, mentre la famiglia Sutton non pare essere mai stata veramente in pericolo, nonostante la situazione angosciosa determinata dall'assedio notturno della fattoria, Donald Shrum sembra aver corso un reale pericolo, tanto più che la sua situazione era già precaria al momento della comparsa delle strane entità: il fatto di essersi smarrito, col buio, in luoghi deserti e inospitali, popolati dalle fiere, un po' come Dante Alighieri nella «selva oscura» descritta nel primo canto del suo immortale poema.

In entrambi i casi, comunque, una domanda sorge spontanea, apparentemente priva di risposta: che cosa volevano gli esseri emersi dal buio, quali obiettivi si prefiggevano tormentando a quel modo delle creature umani, per ore ed ore?

Non si è trattato, infatti, di rapide apparizioni, come quella del cosiddetto «mostro» di Flatwoods (apparso ad alcuni testimoni nel 1952, in una località del West Virginia). Qualsiasi cosa volessero e qualunque fosse il loro scopo, infatti, sia le creature di Hopkinsville, sia quelle di Cisco Grove, sottoposero degli esseri umani a una sorta di autentico assedio, durato buona parte delle ore notturne, nel corso del quale non poterono non rendersi conto degli effetti terrorizzanti provocati alle loro «vittime».

Sviluppando questa impressione, si potrebbe giungere all'idea che, forse, il loro obiettivo fosse proprio quello di generare spavento e confusione negli esseri umani, più che di nuocere loro sul piano fisico o di catturarli, magari per sottoporli ad esperimenti, come avviene nel caso delle «abductions».

Ma, di nuovo: produrre spavento, a che scopo?

È questo che lascia sconcertati: non sembra esservi stata altra ragione del loro modo di agire, tranne quella di divertirsi a spese dei malcapitati terrestri. Perché, più ancora di una ostilità deliberata, quello che spaventa è una condotta gratuitamente minacciosa, dalla quale emerge una assoluta indifferenza verso i sentimenti degli esseri umani.

In questo senso, e anche tenendo conto della scarsezza di elementi propriamente alieni, non appare del tutto immotivata l'ipotesi avanzata da Umberto Visani (sulla rivista «X Times», numero 12 dell'ottobre 2009), che non di creature di altri mondi si sia trattato, ma di creature interdimensionali di questo nostro mondo, simili ai folletti, ai troll, agli gnomi di tante leggende del folklore europeo dei secoli passati, ben note per la loro attitudine a divertirsi in maniera incomprensibile a spese degli esseri umani.

In questo senso, appare più che plausibile l'accostamento al caso di Rosa Dainelli, la donna che nel 1954, percorrendo un bosco presso il paese toscano di Cennina, venne avvicinata da due omini indossanti strane tute aderenti, che si comportarono verso di lei in maniera non apertamente ostile, ma certo assai burlona, dato che le sottrassero un mazzo di fiori destinati al vicino cimitero e, particolare ancora più incongruo, una calza, che la donna si era tolta per non sporcarsi inutilmente di fango durante la camminata lungo il sentiero.

Se lo avessero voluto, sembra improbabile che le creature di Hopkinsville non sarebbero state in grado di reagire con reale violenza agli atti ostili dei Sutton; d'altra parte, sappiamo di casi analoghi, in cui la reazione degli alieni ebbe esiti letali per il testimone che aveva fatto ricorso alle armi da fuoco: per esempio, il tragico caso di Inacio de Silva, accaduto il 13 agosto del 1967 in una fattoria nello Stato brasiliano del Goiàs.

Eppure, proprio l'assurdità delle due situazioni verificatesi rispettivamente ad Hopkinsville ed a Cisco Grove (il primo dei due è stato definito dallo studioso Aimé Michel «un vero e proprio festival dell'assurdità»), paradossalmente, gioca a favore della loro autenticità.

Infatti, è difficile immaginare delle situazioni più improbabili e sconclusionate; e, di conseguenza, si stenta a credere che qualcuno abbia potuto inventarsele, con tutta la notorietà alla rovescia che il loro racconto ha inevitabilmente comportato.

Come se ciò non bastasse, pare che, in entrambi i casi, i testimoni fossero persone assolutamente degne di fede. Donald Shrum raccontò la propria esperienza, ancora terrorizzato, prima ai suoi due compagni di caccia, poi ad un professore di astronomia, il quale ne rimase talmente colpito, da rivolgersi senz'altro alla base aerea Mather, da cui ebbe accesso agli archivi del Project Blue Book, la famosa commissione d'inchiesta americana sui fenomeni ufologici.

Quanto ai Sutton, sette adulti e quattro bambini di una tipica famiglia rurale americana degli anni Sessanta, ecco come il comandante della polizia locale, Grenweel, si espresse in proposito: «Sono certo che qualcosa ha spaventato a morte quella gente… qualcosa che sfugge alla ragione, qualcosa di straordinario». Come dire che si poteva forse dubitare della natura del fenomeno, ma non della assoluta buona fede dei testimoni e della veridicità del loro racconto.

I Sutton non erano dediti all'alcool e non erano persone particolarmente fantasiose, tutt'altro. Intorno alla fattoria erano sparsi i pallini sparati dai loro fucili, e il loro spavento appariva assolutamente autentico.

Dei due casi, comunque, a noi sembra quello di Cisco Grove il più inquietante, proprio per la condizione oggettiva di vulnerabilità del protagonista e per l'impressione che egli sia sfuggito di misura, e unicamente per le sue risorse d'inventiva, il suo coraggio personale e una certa dose di fortuna, ad un destino funesto.

Ecco come lo studioso italiano Franco Ossola ha riportato la sua vicenda, con alcuni maggiori particolari (ad esempio, qui le luci in avvicinamento sono tre, e non una sola), e le riflessioni che essa gli ha ispirato (in: F. Ossola, «Dizionario enciclopedico di ufologia», Milano, Siad Edizioni, 1981, vol. 1, pp. 200-201):

«… Il protagonista del caso di Cisco Grove, dunque, si trovò ad un tratto della battuta di caccia, verso l'imbrunire, completamente isolato da compagni, accorgendosi con un po' di timore d essersi purtroppo smarrito. Prevedendo ormai di dover trascorrere la notte da solo, non riuscendo ad orientarsi in luoghi per lui sconosciuti a ritrovare il campo-base, salì su un albero per cercare rifugio e sicurezza dagli animali selvatici.

Legatosi ad un forte ramo, per la paura di precipitare nel caso si fosse addormentato, ad un tratto si avvide di 3 forti luci (una delle quali emanava una specie di ronzio) che evoluivano nel cielo, ormai rabbuiato. Pensando a una squadriglia di elicotteri mobilitatisi alla sua ricerca e messi in allarme dalla segnalazione dei suoi compagni, discese allora dall'albero per accendere alcuni falò di richiamo. A quel tratto, però, le luci si rivelarono essere 3 oggetti argentati che ruotavano in cielo, in verticale sulla sua posizione.

Un po' meravigliato, certo incuriosito, ma soprattutto spaventato, l'uomo vide discendere dalle strane apparizioni un paio di oggetti non identificabili. Quando, poi, dopo breve tempo avvertì strani e sospetti fruscii nel sottobosco, decise di riguadagnare nuovamente una posizione rialzata sull'albero per potersi meglio difendere contro qualsivoglia insidia.

A dire il vero il timore dell'incauto cacciatore era mitigato da una vena di speranza, che gli suggeriva la possibilità di potersi imbattere in guardie forestali in perlustrazione nella foresta, tanto che quando infatti, vide avanzare lentamente 2 uomini in tute bianco-grigio chiaro pensò in tal senso. Prestissimo però si accorse che nei 2 c'era qualcosa di molto strano, a parte i movimenti meccanici, e che portavano una specie di grosso casco che ricopriva i loro capi da una spalla all'altra.

I misteriosi personaggi parvero accorgersi di lui e si avvicinarono all'albero,. Come per indurlo a scendere. Per giunta si aggregò al gruppetto un terzo umanoide, decisamente meccanico che pareva scivolare sul suolo silenziosamente. A questo punto la vicenda del povero intimorito cacciatore si tinse quasi di giallo e di terrore. Infatti, il nuovo arrivato cercò anch'esso di dare la scalata all'albero - cosa già tentata dai due umanoidi che lo avevano preceduto -esalando durante la sua azione degli sbuffi di fumo pestilenziali e soporiferi che causavano perdita dei sensi da parte dei terrestri e violentissimi conati di vomito.

Ogni qual volta il testimone si destava dal breve torpore in cui l'esalazione lo aveva fatto cadere poteva, con terrore, notare gli sforzi del robot per salire sul tronco, ultima sua salvezza. Iniziò allora ad incendiare tutto ciò che aveva a portata di mano: rametti, fazzoletto, brandelli di indumenti, persino banconote, gettando i piccoli fardelli in fiamme addosso agli assalitori. Mentre i 2 umanoidi retrocedevano davanti al fuoco, il robot manteneva imperterrito la sua posizione e, spenti i brevi falò, riprendeva i suoi tentativi minacciosi, rigettando boccate di fumo nauseabondo.

Questo allucinante tira e molla proseguì in pratica fino all'alba. La notte fra il 4 e il 5 settembre fu per il malcapitato cacciatore d'arco un vero e proprio inferno. Cercò persino di abbattere il robot - l'assalitore più accanito e pericoloso - con le frecce che aveva con sé, ne lanciò 3 ma inutilmente. Le 2 che colpirono il bersaglio non provocarono all'apparenza grossi danni, fatta eccezione per un violento scintillio, come di fili elettrici in corto circuito, scaturito dal petto dello strano essere automatico. Fra uno svenimento e l'altro, fra momenti di lucidità e di terrore, il terrestre riuscì a scorgere in parte il volto del robot: era quadrato e quasi certamente metallico, il gas soporifero fuoriusciva da un'apertura che si spalancava quando abbassava il mento, gli occhi erano luminosi ed il volto piuttosto scuro.

La tragedia, si concluse felicemente per il cacciatore, solo all'alba Ormai stremato vide l'ultimo atto della spaventevole avventura. Il primo robot fu raggiunto da un secondo del tutto simile il quale, postosi direttamente di fronte al compagno, fece scaturire una vera e propria scarica di scintille e lampi elettrici, da cui, inoltre, si alzò un altro vapore pestilente che rigettò nell'incoscienza il protagonista umano.

Quando ormai agli albori luminosi egli si ridestò non si vide finalmente più circondato. Intirizzito, semi congelato, distrutto, ancora tremante per il freddo e soprattutto per la paura, discese dall'albero salvatore. Orientandosi con il sole nascente si avviò con le ultime forze rimastegli verso la direzione del campo-base nei cui pressi riuscì a richiamare l'attenzione dei suoi 2 compagni postisi con preoccupazione alla sua ricerca. A caldo narrò loro l'intera vicenda con toni allucinati. Venne chiaramente creduto sia per la stima di cui godeva presso gli amici sia per lo stato atroce e spaventosamente stravolto ijn cui si era ad essi presentato. La vicenda venne poi, come detto, a conoscenza dell'insegnante di astronomia che, controllata la buona fede del protagonista, non ebbe esitazioni a divulgarla.

L'assurdità della vicenda di Cisco Grove tocca forse vertici raramente raggiunti nella casistica ufologica. L'immagine di un malcapitato terrestre armato di un semplice arco, aggrappato ad un ramo di un alto albero seminudo ed intirizzito dal freddo, in preda al panico perché misteriosi assalitori umanoidi e metallici cercano di farlo discendere dal suo nascondiglio non è certo comune e frequente e si troverebbe certamente al suo giusto posto in un racconto di fantascienza; ma forse proprio in questa singolarità ed eccezionalità di accadimenti potrebbe nascondersi una delle probabili chiavi interpretative del misterioso fenomeno ufologico in generale e delle entità animate ed è, comunque, sintomatico osservare che la molteplicità dei fatti di tal natura pare corroborare l'ipotesi che tutti i testimoni in essa coinvolti siano in buona fede e non abbiano realmente fatto altro che raccontare ciò che veramente essi vissero e videro.»

Infatti: perché qualcuno dovrebbe inventarsi di essere stato protagonista di una vicenda così stramba, per non dire assurda? E si tenga presente che Donald Shrum riuscì a conservare per anni l'anonimato: segno che egli non desiderava affatto la pubblicità, e sia pure una pubblicità di dubbio genere, in quanto testimone di un «incontro ravvicinato del terzo tipo», per giunta così anomalo, da costituire una autentica inverosimiglianza all'interno di un realtà già di per se stessa tale da suscitare curiosità, ma anche molta diffidenza nel pubblico.

Tornando all'ipotesi di Umberto Visani, ci sembra che essa possa costituire una utile ipotesi di lavoro, considerando le strane particolarità di questo caso, così come di quello verificatosi un anno dopo in West Virginia, ad Hopkinsville.

Se le creature di Cisco Grove, e anche quelle che assediarono la fattoria dei Sutton, non erano degli alieni provenienti da altri mondi, ma delle creature del genere degli elementali, è logico pensare che esse si presentino agli umani nella veste che la cultura del tempo rende più credibile ai testimoni: quella dei folletti o delle fate nei secoli passati, quella degli umanoidi o dei robot nell'era tecnologica che stiamo vivendo.

Altro non possiamo dire, se non che non esistono evidenze che possano realmente ricondurre le creature di Cisco Grove e di Hopkinsville ai viaggi spaziali e ai «dischi volanti»; mentre vi sono diversi indizi che suggeriscono la pista delle creature elementali: delle quali, come è noto, ne esistono sia di benevole ed amichevoli, sia di maligne e dispettose.

Senza dubbio gli esseri che assediarono sull'albero Donald Shrum e quelle che spaventarono a morte la famiglia Sutton ricordano la seconda categoria, anche se i loro corpi, capaci di sostenere colpi di fucile e lanci di frecce, farebbero pensare a una struttura solida e, anzi, particolarmente robusta, non a delle apparizioni più o meno labili ed evanescenti.

Chi può dire a quale mondo appartenevano, da quale dimensione provenivano e quali sentimenti o finalità o scopi muovevano il loro modo di agire?

Ne sappiamo veramente troppo poco, per azzardare delle risposte univoche.

Come se non bastasse, almeno per il caso di Cisco Grove, esiste pur sempre la possibilità che il testimone, svenuto nella fase culminante del suo tragico «assedio» sull'albero, abbia subito una rimozione ipnotica dei propri ricordi, e pertanto che a noi sfugga proprio la parte più importante dell'esperienza da lui vissuta nei boschi ai piedi della Sierra Nevada.

Se così fosse, tutto l'episodio dovrebbe essere riconsiderato, sotto un'altra luce ed in una prospettiva completamente diversa.

Bisognerebbe studiare casi del genere molto più a fondo; mentre, passato il «boom» ufologico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, si direbbe che una cortina di disattenzione sia scesa intorno a questo genere di fenomeni; una cortina alla quale, forse, non è estranea una volontà deliberata di disinformazione da parte dei «poteri forti», a cominciare da quello della televisione e della carta stampata.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29089

Mondo Tempo Reale

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Mondo Tempo Reale è il blog che dal 2010 vi racconta le notizie più incredibili, strane, curiose e divertenti: fatti imbarazzanti, ladri imbranati, prodotti assurdi, ricerche scientifiche decisamente insolite.
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