Fact checking: guerra aperta alle bufale online

L'ho letto su Internet. Ma sarà vero? Il fact checking e la tecnologia ci salveranno dalle bufale.|DEZAIN_JUNKIE / ALAMY / IPA
Le fake news, vere e proprie balle o mezze verità diffuse per ricavarne un vantaggio non sono una scoperta recente. Ma grazie alla tecnologia e al lavoro paziente di giornalisti, esperti e appassionati possono essere smascherate.

Se pensate che le fake news (notizie fasulle, bufale) siano figlie dei social network siete fuori strada di oltre 2.000 anni, come afferma il Financial Times.

L’autorevole quotidiano britannico ha ripercorso gli avvenimenti successivi all’assassinio di Giulio Cesare, avvenuto il 15 marzo del 44 AC, e fa rilevare come i suoi due più importanti sostenitori, Marco Antonio e Ottaviano, abbiano dato il via a una delle prime massicce campagne di disinformazione politica della storia.

FAKE NEWS ANALOGICHE. Ottaviano, figlio adottivo di Cesare, autoproclamatosi suo successore, fece incidere sulle monete della Repubblica frasi taglienti con le quali metteva in dubbio il valore dell’avversario, Marco Antonio: gli dava dell’ubriacone e del corrotto e rivelava particolari della sua relazione con Cleopatra.

Era insomma una versione in salsa latina delle guerre a colpi di tweet che caratterizzano i più recenti eventi storici e politici.

Ma se è vero che la diffusione di notizie false per influenzare il pensiero e il comportamento "degli elettori" non è un’invenzione recente, è altrettanto vero che sono stati Internet e i social media in particolare ad amplificare a dismisura il problema, come avevamo in parte anticipato in

LA FORZA DELLA RETE. Notizie vere e bufale sono infatti presentate in modo tale da non essere immediatamente distinguibili. In molti casi gli stessi giornalisti diffondono informazioni in tutto in parte non rispondenti al vero perché attingono a fonti di dubbia qualità.


Il ponte appena visibile sullo sfondo della foto in alto, pubblicata su un account twitter dei militanti ISIS, è stato poi identificato con precisione su Google Maps.
Eppure proprio la Rete può essere la risposta definitiva alle bufale e alla disinformazione che ne segue, grazie alla sua vocazione alla trasparenza e alla sconfinata mole di informazioni che custodisce. A patto di sapere come e dove cercare: è il potere del fact checking, cioè la verifica puntuale delle notizie riportate dai media attraverso un lavoro di collaborazione e di consultazione di fonti affidabili.

CHI CERCA TROVA. Ne sanno qualcosa i giornalisti e i blogger di Bellingcat, testata online nata dal crowdfunding (raccolta fondi) su Kickstarter, che nel 2014 grazie a Google Earth sono riusciti a scoprire un campo di addestramento dell’ISIS prima dei servizi segreti americani.

Eliot Higgins e i suoi collaboratori hanno cercato elementi riconoscibili, come ponti, fiumi e palazzi nelle foto e nei video pubblicati su Twitter da alcuni militanti del califfato. Hanno poi identificato, grazie alle immagini satellitari di Google e Bing, il luogo utilizzato dai combattenti come campo scuola e sono riusciti a localizzarlo nei pressi di Mosul.

Con metodologie simili, e sempre facendo ricorso a fonti pubblicamente disponibili, i giornalisti di Bellingcat sono riusciti a scoprire dove è stato ucciso il giornalista americano James Foley e a dimostrare la provenienza russa del lanciamissili utilizzato per abbattere in Ucraina il volo MH-17.

CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? Secondo il Reporters Lab della Duke University (Durham, Stati Uniti), alla fine di febbraio 2017 erano attivi nel mondo 114 progetti di fact checking in 53 paesi: nel 2014 erano solo 44.

Secondo gli esperti della Duke un buon fact checker, per essere considerato affidabile, deve rispondere ad alcuni requisiti: 

  • deve analizzare il punto di vista di tutte le parti coinvolte
  • esamina e presenta dati oggettivi e da questi trae le sue conclusioni
  • tiene traccia delle promesse politiche
  • è trasparente su fonti consultate e metodi utilzzati
  • è trasparente sui suoi finanziatori


I paesi nei quali è presente almeno un'iniziativa di fact checking secondo il Reporters Lab. | REPORTERS LAB DUKE UNIVERSITY
IL COSTO DELLA VERITÀ. Il vero problema è che attività di questo tipo richiedono, oltre che ottime competenze e una grande conoscenza della rete, tanto tempo: Mark Little, fondatore di Storyful (qui la sua pagina su Youtube), agenzia irlandese specializzata nella verifica dei contenuti rilanciati dai social media, spiega come un’operazione di fact checking condotta da professionisti possa richiedere oltre 10 ore di lavoro.

Tante, a volte troppe anche dal punto di vista dei costi, per riuscire a bloccare una bufala prima che diventi virale.

Proprio per questo gli operatori della rete, dai social media alle testate giornalistiche, stanno guardando con sempre più interesse alla tecnologia e alla collaborazione con gli utenti, come "strumenti privilegiati e gratuiti" per un fact checking veloce ed efficace.

Il Washington Post per esempio, lo scorso anno ha pubblicato RealDonald Context, un plugin per i browser Firefox e Chrome che contestualizza i tweet del presidente Trump e gli attribuisce un indice di veridicità in base a un’operazione di fact checking condotta dalla redazione.

LE TECNOLOGIE AL SERVIZIO DELLA VERITÀ. Grandi aspettative per l’automazione del fact checking sono riposte nei sistemi di intelligenza artificiale, capaci di elaborare rapidamente grandi volumi di dati e di migliorare le proprie performance nel tempo.

Tra le iniziative più interessanti c’è il Factmata Project, finanziato da Google Digital News: obiettivo del progetto è quello di automatizzare la verifica delle informazioni riportate su media online confrontandole con statistiche e dati pubblicamente disponibili.

Il sistema è per esempio in grado di controllare le informazioni riportate in una news o in un tweet circa l’andamento della spesa militare o del tasso di disoccupazione di un paese confrontandole con dati ufficiali e liberamente accessibili.

I Google Labs hanno finanziato anche Claimbuster, una piattaforma di analisi del linguaggio naturale sviluppata all’università di Arlington (Texas), che utilizza l’intelligenza artificiale per valutare il grado di affidabilità di un’affermazione di taglio politico.

Claimbuster non dice se qualcuno sta mentendo, ma fornisce una valutazione sulla necessità o meno di verificarne la fondatezza. Al momento tiene sotto controllo i lavori del Parlamento australiano, ed ha anche un archivio dei dibattiti dello scorso anno in occasione delle presidenziali Usa.

COME TI CONTROLLO IL POLITICO. La guerra alle bufale è dunque aperta, anche perché le tecnologie per un fact checking automatico e su larga scala sono disponibili già oggi. Ne è fermamente convinto Will Moy, fondatore di Full Fact, no-profit britannica per il fact checking, che ha pubblicato sul proprio sito una roadmap che mostra ciò che si può fare da subito combinando gli strumenti di verifica esistenti: per esempio il monitoraggio di Twitter o delle edizioni digitali dei quotidiani su argomenti specifici.

O, ancora, la pubblicazione online in forma ricercabile dei dibattiti legislativi con strumenti come SayIt (riconoscimento vocale).

Più complesso è invece il controllo in tempo reale delle affermazioni rilasciate nel corso di interviste o trasmissioni televisive: per questo, potrebbero volerci ancora 5 o 6 anni di sviluppo.

Prima o poi, però, i politici rischieranno di venire sbugiardati in diretta se racconteranno balle o mezze verità ai propri cittadini.

Will Moy, nel rapporto 2016 sull’automazione del fact checking, sottolinea il fatto che tutte queste tecnologie debbano rimanere libere, utilizzare standard comuni ed essere basate su software open source, in modo che chiunque, enti pubblici e privati, e anche comuni cittadini, possano verificarne il corretto funzionamento.

POTERE AL POPOLO. La più grande risorsa della rete sono però i suoi utenti. Ecco perché Facebook, oltre a lavorare sull’intelligenza artificiale, vuole sfruttare anche gli 1,7 miliardi di iscritti per controllare in tempo reale ciò che viene pubblicato sulla piattaforma: per esempio dando la possibilità di taggare i contenuti sospetti ed evidenziando quando un contenuto che si sta per condividere è stato indicato come non affidabile da più persone.

Sul tema delle bufale digitali, soprattutto in ambito politico, si è espresso qualche giorno fa anche Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, in una lettera aperta scritta in occasione del 28° compleanno del www.

Sir Berners-Lee si auspica una regolamentazione più severa della propaganda politica online e si dice convinto che la risposta alla disinformazione online risieda, almeno in parte, nella tecnologia.

VERA SCIENZA. Sebbene il fact checking e la lotta alle fake news siano spesso associate al mondo della politica, non mancano le iniziative finalizzate a tutelare la correttezza dell’informazione scientifica.

Tra queste SciCheck, che si occupa di smascherare, dati alla mano, bufale come la correlazione tra vaccini e autismo o la negazione dei mutamenti climatici, Climate Feedback e HealthNewsReview, specializzate rispettivamente nell'analisi di notizie legate al clima e alla salute.

E, per chi volesse far da sé, ecco infine una mini guida di Focus.it su come riconoscere e smascherare le bufale online.

http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/fact-checking-guerra-aperta-alle-bufale-online

About Sandu Trica

Mondo Tempo Reale è il blog che dal 2010 vi racconta le notizie più incredibili, strane, curiose e divertenti: fatti imbarazzanti, ladri imbranati, prodotti assurdi, ricerche scientifiche decisamente insolite.
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