La dieta del vichingo

La ricostruzione della vita in una tradizionale "casa lunga" vichinga al Viking Center di Ribe, in Danimarca. I pasti venivano cucinati sul fuoco acceso nel focolare aperto. Fotografia di David Guttenfelder, National Geographic
Incursioni, razzie e stragi dovevano far venire una gran fame ai vichinghi. Facile immaginare un gruppo di biondi guerrieri seduti attorno a un tavolo, stanchi dopo una giornata di combattimenti, mentre divorano giganteschi pezzi di carne e ingollano boccaloni di birra.

Ma quell'immagine non sarebbe accurata. La verità è che la dieta quotidiana dei vichinghi comprendeva una varietà di cibi tale da riscuotere l'approvazione dei salutisti di oggi. Quei saccheggiatori corpulenti e barbuti ogni tanto gustavano un dessert simile allo yogurt, o si ricaricavano con una bel piatto di verdure fresche.

"I vichinghi avevano a disposizione un'ampia gamma di cibi e di erbe selvatiche per confezionare piatti nutrienti e saporiti", dice Diana Bertelsen, ricercatrice e collaboratrice del Viking Center di Ribe, in Danimarca, dove, nella ricostruzione di un insediamento vichingo, i turisti possono sperimentare tutti gli aspetti della cultura di quel popolo, compresa appunto la cucina.

"Non sono giunte fino a noi ricette d'epoca vichinga", dice la studiosa, "ma sappiamo per certo quali erano gli animali e i prodotti agricoli disponibili mille anni fa. Gli scavi archeologici hanno svelato che cosa mangiavano i vichinghi e quali prodotti importavano, ad esempio pesche e cannella".

Naturalmente la dieta di ciascun vichingo dipendeva molto da dove si trovasse, precisa Eleanor Rosamund Barraclough, storica del Medioevo. Sulle coste scandinave, fredde e asciutte, pesci come aringhe e salmoni erano una fonte di proteine fondamentale, e di solito venivano seccati e conservati nel sale, in modo da trasportarli e consumarli durante i lunghi viaggi in mare. Una tecnica detta "stockfish", da cui viene l'italiano "stoccafisso".

La dieta di una famiglia dipendeva anche dalle sue disponibilità economiche, continua Barraclough. “In Groenlandia, i vichinghi stanziati nelle fattorie più povere mangiavano molta carne di foca, mentre i più ricchi potevano permettersi il caribù". Infine, c'era il vincolo delle stagioni: a seconda del periodo dell'anno, nei pasti potevano comparire vari tipi di bacche, rape, cavoli e altre verdure, alghe comprese, oltre a porridge a base di orzo e una sorta di focaccia di segale. Le ricette dovevano essere semplici, ma "non abbiamo motivo di pensare che il cibo fosse sciapo e senza sapore", dice Bertelsen. Anzi, dalle evidenze archeologiche risulta che i cuochi vichinghi usavano molto ingredienti che servono a dare sapore, come cipolla, aglio, coriandolo e aneto.

Poi c'erano i cibi speciali preparati per le feste stagionali. "Si racconta che per la Yule, la festa del solstizio d'inverno, si sacrificassero dei cinghiali, e che sulle loro setole venissero pronunciati giuramenti solenni", dice Barraclough.

Non mancavano i prodotti caseari: prima che navigatori e guerrieri, i vichinghi erano in fondo agricoltori e allevatori provetti. Bovini e pecore fornivano carne ma anche burro, formaggio e buttermilk o latticello (latte fermentato, sottoprodotto della trasformazione in burro della panna), eccetera. I vichinghi islandesi amavano particolarmente lo skyr, un formaggio morbido simile allo yogurt che oggi viene spesso presentato come "superfood". In una saga vichinga, aggiunge la studiosa, si narra di "un uomo che si nasconde dai nemici in una vasca di skyr, immergendosi, si precisa, fino ai capezzoli".

I vichinghi amavano adornarsi di sete e gioielli, avevano comandanti donne e si spinsero fino al Canada e all’Afghanistan. Tutte le più recenti scoperte sul popolo che seminò il terrore nell’Europa medievale nel nuovo numero di National Geographic Italia, in edicola dal 1° marzo

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/storia/2017/02/28/news/vichinghi_come_mangiavano_marzo_2017-3440237/

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