Cristianesimo primitivo e reincarnazione


San Giovanni Battista
Numerosi passaggi delle Sacre Scritture inducono a pensare che la reincarnazione fosse un concetto totalmente accettato nel cristianesimo primitivo. Rileggendo le affermazioni dei padri della Chiesa si evince chiaramente la loro fede nella reincarnazione e nel processo di trasmigrazione delle anime.

Sebbene difficilmente dimostrabile, molti indizi suggeriscono che la fede nella reincarnazione fosse ritenuta cosa ovvia al tempo di Gesù e nei primi secoli del cristianesimo. Solo intorno all’anno 533, nel corso del Concilio Ecumenico svoltosi sotto l’imperatore Giustiniano, la dottrina della reincarnazione fu definitivamente ripudiata: “Sia maledetto chi insegna la vana dottrina della preesistenza dell’anima e la sua mostruosa restaurazione“.

Tutti i passaggi delle sacre scritture che richiamavano più o meno esplicitamente il concetto di reincarnazione vennero deliberatamente aboliti o modificati. Tuttavia, esistono ancora alcuni brani della Bibbia che, pur non essendo sufficienti a dimostrare che la reincarnazione era parte della dottrina cristiana, mostrano senza ombra di dubbio che il pensiero della reincarnazione era un tempo parte integrante e naturale del cristianesimo primitivo. In tutti gli evangelisti troviamo infatti dei passi relativi al problema se Giovanni Battista fosse la reincarnazione di Elia.

In Marco 8,27 leggiamo: “Poi Gesù coi suoi discepoli se ne andò verso le borgate di Cesarea di Filippo; e cammin facendo domandò ai suoi discepoli: chi dice la gente chi io sia? Ed essi risposero: gli uni Giovanni Battista; altri Elia; ed altri uno dei profeti“. In Matteo 17,10 leggiamo poi: “E i discepoli gli domandarono: perché dunque dicono gli scribi che prima deve venire Elia? Ed egli, rispondendo disse loro: “Certo Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. Ma io vi dico: “Elia è già venuto, e non l’hanno riconosciuto; anzi gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il figliuolo dell’uomo ha da patire da loro. Allora i discepoli intesero che era di Giovanni Battista che egli aveva loro parlato“. In Matteo 11,13 è scritto: “Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare egli è l’Elia che doveva venire. Chi ha orecchi oda“.
Questo problema di Elia che ritroviamo in tutti i Vangeli diviene comprensibile solo alla luce della dottrina della reincarnazione. Questo vale soprattutto per il brano seguente del Vangelo di Giovanni (9,1): “E passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Gesù rispose: né lui peccò né i suoi genitori; ma è così affinché le opere di Dio siano manifestate in lui“. La domanda se la causa della cecità acquisita fin dalla nascita fosse da ricercarsi nel peccato proprio o in quello dei genitori, esige per forza che si creda alla reincarnazione. E questa credenza non è modificata affatto dalla risposta di Gesù, che non pone in dubbio la liceità della domanda, ma semplicemente fa rivelare un terzo aspetto non previsto dalla domanda stessa.

Ancora più numerose e chiare sono le espressioni di molti padri della Chiesa sul tema reincarnazione. K. O. Schmidt nel suo libro “Non viviamo una volta sola” ha raccolto molte citazioni di questo tipo. Scrive per esempio il grande Origene: “Se si vuol sapere come mai l’anima umana una volta obbedisce al bene, e un’altra al male, bisogna ricercarne le cause in una vita che precede la vita attuale. Ognuno di noi anela a raggiungere la perfezione attraverso la successione continua delle vite. Noi siamo costretti a vivere vite sempre nuove e sempre migliori, sia sulla terra che su altri mondi. La nostra dedizione a Dio, che ci purifica da ogni male, significa la fine delle rinascite“. Altri padri della Chiesa che si sono espressi chiaramente a favore della dottrina della reincarnazione sono: S. Girolamo, Clemente d’Alessandria, Gregorio di Nissa, Ruffino, S. Giustino, S. Ilario, Filone, Nemesio e altri.

L’arcivescovo Louis Pasavali scrive: “Io sono del parere che sarebbe un notevole passo avanti se si potesse aderire apertamente alla dottrina della reincarnazione, cioè della rinascita sia sulla Terra che su altri pianeti, perché in questo modo sarebbe possibile risolvere molti enigmi che oggi opprimono lo spirito e la mente degli uomini come una nebbia impenetrabile“.

Le citazioni qui riportate non devono far pensare che si desideri dimostrare che la reincarnazione è parte integrante del cristianesimo primitivo. Ognuno potrà trovare citazioni e passaggi per convalidare la sua opinione, qualunque essa sia. Più importante ancora è analizzare seriamente se il patrimonio cristiano di pensiero sia conciliabile con la reincarnazione oppure no. Il singolo quindi non dovrà più essere posto di fronte alla scelta se restare cristiano o credere alla reincarnazione.

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1 commenti:

  1. Elia (come anche Enoch) non e' mai morto fisicamente. Venne prelevato da Dio e fino ad oggi nessuno sa dove sia. E' lecito pensare che, con Enoch, ritornera' alla fine dei tempi per confermare quanto scritto sui due testimoni che salveranno la Chiesa.
    E' pericolosamente sovversivo e superficiale parlare di reincarnzione, soprattutto in un contesto protocristiano,ossia di una religione in via di formazione. Gli ebrei, prima e dopo Cristo, erano facili che adorassero deita' differenti dal Dio di Abramo, Mose', ossia Cristo, come potremmo costruire la nostra identita' cattolica sulla vaghezza di millenni che e' la stessa di questi tempi? Ogni essere umano e' unico ed irripetibile, e immagine di Dio, la reincarnazione e' totalmente contraria al valore che l'uomo ha in quanto essere unico. E' contro anche a cio' che e' scritto, alla resurrezione dei corpi nella fine dei tempi. L'uomo e' fatto di corpo e di spirito, la Religione Cristiana e' anche la Religione della carne, del corretto utilizzo della carne che si riflette nello spirito. Nulla di piu' completo, equilibrato e moderato e' stato detto. Non di solo pane vive l'uomo, ma noi viviamo anche di esso, non dobbiamo pensare di affidarci solo ad esso, ma nemmeno essere cosi' presuntuosi da pensare di poterne fare a meno.
    Cerchiamo di discernere i reali sbagli della Chiesa (che e' costituita da peccatori), dal nostro desiderio di vederla sbagliare.

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