Sulle tracce di Nefertiti



INTERVISTA Dove è sepolta la leggendaria regina? E a che punto è l'indagine sui segreti della famiglia di Tutankhamon? Lo raccontano in un nuovo libro Zahi Hawass, il faraone degli archeologi, e il documentarista Brando Quilici

"Un regista di documentari come me è, a suo modo, un cercatore di tesori. Magari non sarò io a portarli alla luce, ma è importante intuire chi potrà farlo. Dove e quando. Per trovarsi nel posto giusto al momento giusto".

Nella vita, si sa, è tutta una questione di tempi. E Brando Quilici, autore di questa premessa, per un misto di intuito, professionalità e fortuna ha goduto di un tempismo perfetto che gli ha permesso di vivere in prima persona, e da osservatore privilegiato, alcune delle avventure archeologiche più avvincenti degli ultimi anni, in luoghi evocativi e accanto a studiosi di fama, documentando la soluzione di alcuni misteri legati a figure iconiche della XVIII dinastia dell'antico Egitto.

Nel suo libro di prossima uscita (il 18 luglio, per le edizioni Mondadori), "Enigma Nefertiti", scritto con l'archeologo Zahi Hawass, a cura della giornalista Giovanna Cavalli, ha messo in fila scoperte ed esplorazioni, aneddoti e retroscena, di quindici anni di lavoro nella terra dei faraoni, facendo il punto sul " più grande mistero dell'Antico Egitto", come recita il sottotitolo del volume: la ricerca della tomba della Regina del Sole, e sulla scia della teoria di Nicholas Reeves, delle presunte stanze nascoste dentro la Tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re.

Abbiamo intervistato Quilici alla vigilia di una nuova partenza per l'Egitto dove sta preparando il campo per le riprese dei nuovi test nella Valle dei Re per conto di National Geographic.

D. Partiamo dal classico "dove eravamo rimasti". Poco più di un anno fa avevamo lasciato col fiato sospeso i lettori di National Geographic circa i progressi della ricerca di altri ambienti nascosti nella camera sepolcrale di Tutankhamon. Dopo una conferenza internazionale che ha sancito di fatto un'impasse, e opinioni divergenti sul "se e come" procedere, ci sono stati importanti sviluppi...

R. Negli ultimi mesi il ministro delle Antichità, Khaled El Enany, ha richiamato sul campo un egittologo di grande esperienza come Zahi Hawass, che fino ad allora, piuttosto critico e scettico, era rimasto in disparte. Nell'autunno dello scorso anno il ministro ha affidato a lui l'incarico di dirigere le operazioni di un terzo "radar indipendente" nella tomba di Tut. Hawass voleva una prestigiosa università a supervisionare il lavoro, e per questo ha contattato il professor Porcelli, fisico del Politecnico di Torino, già noto per aver risolto il mistero del pugnale di Tut [nel libro se ne racconta tutta la storia], ex addetto scientifico dell'Ambasciata Italiana de Il Cairo, che con la Geostudi Astier, una referenziata società di Livorno guidata dall'ingegner Gianfranco Morelli, si occuperà di fare una mappatura tridimensionale della Valle grazie ad una tecnica geofisica chiamata ERT (acronimo di Electrical Resistivity Tomography), Tomografia di resistività elettrica. Questa tecnica appare più adatta del Ground Penetrating Radar , GPR, meglio noto come georadar, utilizzato sinora per i test nella tomba di Tutankhamon, in un terreno difficile e con ampie zone di riporto - causa scavi e depositi alluvionali - come quello di calcare e scisto della Valle dei Re (ne parliamo in questo articolo). La ricognizione procederà comunque in parallelo dentro la KV62. La prima fase di lavoro effettuata tra febbraio e maggio dalla squadra italiana con la supervisione di un esperto egiziano, Ahmed El-Laithy, direttore del Mallawi Museum ha dato risultati molto incoraggianti: una prospezione effettuata dall'esterno con l'ERT ha rivelato una forte anomalia conduttiva (zone di vuoto nella roccia) a circa quattro metri dalla parete Nord della tomba di Tut. Un "qualcosa" grande almeno sei metri.

D. Parallelamente si è aperto un altro fronte. Raccontate della scoperta di un'altra tomba molto promettente nella Valle delle Scimmie...

R. Sì, accanto alla KV23, la tomba di Ay, anziano successore di Tut e presunto padre di Nefertiti. I test effettuati tra febbraio e maggio dai tecnici di Livorno con l'ERT hanno rilevato anomalie conduttive nella roccia lì dove Hawass ha individuato i foundation deposits di un'altra tomba reale che potrebbe appartenere ad Ankhesenamon, la giovane moglie di Tut (e figlia di Nefertiti). Rimasta vedova sposò proprio Ay, che seguendo il ragionamento sarebbe quindi suo nonno. Un altro matrimonio sterile tra consanguinei, epilogo di una lunga serie di incesti che segnò di fatto la fine della XVIII dinastia.

D. Ma Ankhesenamon non è già stata riconosciuta in una delle due mummie reali della K21? Le analisi del Dna non avevano svelato che è lei la mummia più giovane, quasi certamente la madre dei due figli nati morti da Tut? Lo stesso Hawass sospetta che la seconda mummia della K21 sia proprio Nefertiti, lo ribadisce anche nel vostro libro....

R. Innanzi tutto non è detto che la tomba di recente individuata sia, come si dice, "untouched". Lo spostamento delle mummie da una tomba all'altra per preservarle dagli antichi saccheggiatori era piuttosto frequente. Le analisi del DNA delle due mummie trovate nella K21 sono state piuttosto travagliate per via delle pessime condizioni in cui versavano, esposte per decenni alle intemperie. Il sistema molto sofisticato dei mini-filer, un brevetto americano che si basa su 15 marker, prevedeva che i tentativi di estrazione fossero ripetuti molte volte per ovviare al cattivo stato di conservazione, ad un costo di 10-15mila dollari a tentativo. I primi sette marker dell'individuo più giovane hanno permesso con buona approssimazione di stabilire che sia Ankhesenamon. Ma i test del DNA che si stavano svolgendo a Il Cairo sono stati bruscamente interrotti nel 2011 a causa della sopravvenuta rivoluzione. Oggi, dato il costo insostenibile di queste analisi in mancanza di sponsor, si tende a privilegiare la "pista archeologica".

A sinistra: particolare della testa di una statua di Akhenaton conservata al Museo de Il Cairo e andata dispersa nel corso dei disordini del 2011. A destra: testa di epoca amarniana conservata Museo August Kestner di Hannover, prima attribuita ad Akhenaton ora riconosciuta come Nefertiti/Smenkhara
D. L'interesse per Nefertiti, quella che definisci la prima vera "first lady della storia" grazie a Reeves è oggi più vivo che mai, ma su dove si nasconda la sua mummia lo stesso Reeves e Hawass - viene spiegato dettagliatamente nel libro - hanno posizioni molto distanti. Su un punto c'è però concordanza: sarebbe lei il misterioso faraone Smenkhara. Cosa se ne deduce?

R. Ovviamente va da sé che per Reeves questo è un ulteriore tassello della sua teoria: dietro le pareti della tomba di Tut si cela la tomba di Nefertiti, che alla morte del consorte Akhenaton, avrebbe regnato brevemente come Neferneferuaton o Smenkhara, meritando un sepolcro di rilievo nella Valle dei Re, poi ridimensionato e "tamponato" a causa della prematura scomparsa del suo successore.
Per Hawass la moglie del faraone eretico, da coreggente a faraone a sua volta, difficilmente avrebbe potuto essere sepolta a Tebe. Zahi propende per una sepoltura iniziale ad Amarna con successivo spostamento a Sud, proprio come nel caso di Akhenaton, traslato in un secondo tempo nella KV55 della Valle dei Re. Ma a questo punto Nefertiti, alias Neferneferuaton, ne è certo pure Hawass, coreggente con il nome di Ankheperura, sarebbe diventata il faraone Smenkhara.
E ne è convinto pure l'archeologo Ray Johnson, direttore della Chicago House, centro di ricerca dell'università di Chicago con sede a Luxor, che nel 2015 ha pubblicato un'indagine che porta sempre in questa direzione. La sua attenzione si è concentrata su un piccolo busto calcareo dell'ultimo periodo amarniano (sopra a destra) conservato al Museo August Kestner di Hannover, in Germania. Si è sempre pensato che raffigurasse Akhenaton. Ora Johnson, dopo un lungo studio stilistico, è certo che si tratti di Nefertiti. E il busto immortala proprio il momento in cui da regina diventa re e può indossare a pieno titolo la khepresh dei faraoni.

Nicholas Reeves osserva le pitture della parete Nord della KV62. Fotografia di Brando Quilici
D. Sono emersi di recente altri indizi a suffragare la teoria di Reeves?

R. Una scoperta recentissima è che i cartigli nelle pitture nella camera sepolcrale di Tut sono stati modificati. Lo aveva notato per la prima volta nell'ottobre 2015 l'archeologo inglese Tom Hardwick. Un supplemento di studio ha permesso di leggere altri frammenti sbiaditi. Senza entrare nei dettagli, i protagonisti delle pitture in origine sarebbero Tutankhamon e il misterioso Smenkhara. Per Reeves questo conferma che la scena dipinta sulla parete Nord della KV62 in origine rappresentava il rituale funebre non di Ay per Tut, ma di Tut per il faraone che regnò prima di lui. Come nel caso della maschera funebre di Tut, si sarebbe ripetuta la manomissione dei cartigli...

D. Quali saranno i prossimi passi?

R. Le ricerche ricominceranno a settembre, a luglio e agosto è troppo caldo per lavorare. Non si esclude di poter riutilizzare la IRT (Infrared Thermal Imaging) nella KV62, già usata con qualche risultato positivo nel 2015, anche se per l'ingegner Maurizio Seracini, noto esperto di diagnostica dei Beni Culturali [ Lo studioso dietro la ricerca della Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio, documentata da Quilici in un film per NG nel 2009], questa tecnica è difficilmente significativa in una tomba dove fa troppo caldo e lo scarto di temperature è minimo. C'è anche un confronto di idee sulla possibilità di impiegare i droni per fotografare dall'alto la Valle, ora vietati per ragioni di sicurezza. E infine aspettiamo il via libera al terzo georadar che dovrà dire una parola definitiva sulle camere nascoste.

D. I dietro le quinte delle tue "missioni" a fianco di Hawass, tra colpi di scena e problemi tecnici, sono molto spassosi. Raccontano di un egittologo scaltro, animato da grande intuito e senso pratico, una vera forza della natura. Dopo la rivoluzione del 2011 riappare ora in grande spolvero...

R. Hawass è tornato. L'unico che ha l'esperienza e il carisma per guidare una ricerca così delicata. Metterà in campo un team con i più grandi esperti di settore per le diverse competenze, ragionando su come procedere per evitare danni a strutture e pitture. Hawass è sempre stato scettico sull'uso del georadar, scottato da precedenti tentativi dai risultati quasi comici, lo spiega nel suo intervento scritto, ma è persona capace di ricredersi, di cambiare idea. Mi pare sia favorevolmente impressionato dalla tecnologia e dalla professionalità messe ora in campo dal team italiano.

Zahi Hawass ispeziona la mummia di Tutankamon ancora conservata nella camera sepolcrale
D. Nel vostro racconto c'è un capitolo dedicato ai due altri grandi misteri irrisolti dall'archeologia in terra d'Egitto: la ricerca delle tombe di Alessandro il Grande e di Cleopatra. Pensi che le forze in campo per la risoluzione di questi due "cold case" siano paragonabili all'impegno profuso nella Valle dei Re?

R. Sinceramente non credo, semplicemente perché nessuno ritiene sia possibile trovarli. Di Alessandro e Cleopatra si è persa da tempo traccia, forse quest'ultima inghiottita dal mare, con il suo palazzo e la sua tomba, sprofondata sui fondali in tempi antichi, anche se la mia amica archeologa Kathy Martinez, che dal 2005 setaccia Taposiris Magna, giura di non darsi pace finché non avrà scoperto dov'è. Sono oltre cento le spedizioni che hanno tentato di ritrovare, invano, le spoglie di Alessandro. C'è anche la curiosa teoria di uno studioso inglese, Andrew Chugg, che sostiene che le spoglie di Alessandro sarebbero state portate a Venezia sotto falso nome, come resti di San Marco. Ipotesi liquidate dal mondo accademico come storie di pura fantasia o leggende metropolitane. La Valle dei Re è un'altra cosa. La Valle dei Re è ancora piena di promesse.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2017/07/07/news/sulle_tracce_di_nefertiti-3594952/

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