El Silbon: lo spettro maledetto


Fino a poche decenni fa in Italia la famiglia era uno dei valori più forti di una persona e ancora oggi in alcuni paesi tradire i propri parenti comporta punizioni tremende, spesso addirittura la morte. Non deve quindi stupire se in passato siano nate leggende, aneddoti e storie atte a spaventare la gente in modo da mantenere vivo quel senso di rispetto verso i propri cari.

La leggenda di cui sto per parlarvi è proprio un esempio lampante di quanto la gente del Sudamerica tenga ancora a questi valori e sfrutti addirittura il paranormale pur di mantenerli vivi. Si racconta un po’ in tutta l’America latina, ma è particolarmente viva in Venezuela e Colombia; riguarda lo spettro di un ragazzo condannato in eterno a vagare nelle pianure e nelle foreste con sulle spalle un sacco con all’interno le ossa del padre che lui stesso ha ucciso.

Viene chiamato”El Silbon” ed è solito annunciarsi con un suono o un fischio che ripercorre la scala musicale dal DO al SI. La leggenda di El Silbon è vecchia di secoli e nel tempo a seconda della zone è stata adattata e arricchita di particolari; ne esistono diverse versioni, ma le principali sono tre, tutte molto simili.

1- La versione più raccontata parla di un giovane capriccioso e viziato, abituato sin da bambino ad essere soddisfatto in tutto. Un giorno il ragazzo, appena adolescente, disse al padre che aveva voglia di mangiare frattaglie di cervo e come sempre il padre cercò di accontentarlo andando nel bosco a cacciare. Purtroppo quella fu una brutta giornata e di cervi non se ne videro, così il padre tornò a casa e disse al figlio che avrebbe riprovato il giorno dopo. Il ragazzo però non accettò quella risposta e con un coltello da caccia uccise il padre, prese i suoi intestini e li portò alla madre affinché li cucinasse. La madre, che non sapeva nulla dell’omicidio, ebbe però un sospetto quando non vide tornare il marito e così chiamò il suocero per avvertirlo di quella strana sensazione che provava. Il nonno del ragazzo in poco tempo scoprì il cadavere e decise di punire il nipote in maniera esemplare: lo legò ad un albero e lo frustò sulla schiena ripetutamente fino a farlo sanguinare; poi versò sulle sue ferite essenza di chili (alcuni dicono limoni spremuti) affinché soffrisse più dolore possibile e poi gli mise in spalla un sacco con dentro i resti del padre. Infine lo maledì e dopo averlo slegato gli mise alla calcagna il suo cane affinché lo mordesse ogni volta che si sarebbe fermato. El Silbon è destinato a vagare in eterno senza mai fermarsi, inseguito da un terribile cane mostruoso pronto a sbranarlo ogni volta che cerca di riposare. L’unico modo che ha El Silbon di rifiatare è fischiettare una melodia che segue la scala musicale tradizionale perché quel suono confonderebbe il suo inseguitore.

2- El Silbon era un ragazzo viziato, cresciuto di eccessi sempre sminuiti dai genitori durante la sua adolescenza. Un giorno lasciò la sua casa per vedere il mondo e poter fare tutto quello che voleva: iniziò a vivere un’esistenza dissoluta fatta di eccessi, alcool e sesso promiscuo; divenne violento e uccise diverse persone per motivi futili in risse o semplici vendette e alla fine finì in carcere, dove ebbe modo di riflettere sui suoi errori. Quando venne rilasciato tornò a casa e lì, nonostante tutti i suoi atti atroci, venne accolto con gioia e affetto. Dopo pochi giorni il padre lo invitò con sé a caccia e quando furono in mezzo al bosco trovarono un albero sottile e contorto che bloccava la loro strada. A quel punto il ragazzo disse:

«Papà, perché non raddrizzi quell’albero per passare dall’altra parte?»

«Mi dispiace figlio mio, quell’albero non può più essere raddrizzato, doveva essere fatto quando era tenero e flessibile. Ora è cresciuto e non è più possibile.»

«Ah, ecco! Se sapevi che le cose vanno raddrizzate quando sono piccole, perché non mi hai raddrizzato quando era il momento? Mi hai lasciato crescere male, contorto e capriccioso … Ho ucciso tante persone e ora soffro per le colpe ogni giorno della mia vita!»

Detto questo il figlio afferrò suo padre per il collo, lo pugnalò e lo privò degli intestini, che portò alla madre per fare un arrosto. Il finale è simile alla prima versione: la madre avvisò il nonno che lo punì frustandolo e lanciando su di lui una maledizione; gli mise in spalla una sacco con i resti del padre e lo condannò a vagare senza metà rincorso dal suo cane che lo avrebbe tormentato in eterno.

3- El Silbon era un ragazzo pacato e buono che però un giorno scoprì che stava succedendo qualcosa di strano tra sua moglie e suo padre: alcune versioni dicono che la picchiava, altre che la violentò. Quando il ragazzo colse sul fatto suo padre, lo colpì con un bastone e lo strangolò. Il nonno, che aveva sentito i due litigare, corse a vedere cosa era successo e scoprì il parricidio. Scioccato, maledì il giovane, che aveva osato uccidere la sua stessa carne, colui che gli aveva trasmesso. Come per le altre versioni lo legò, lo frustò e gli mise in spalla il sacco con dentro suo padre, condannandolo a vagare per sempre inseguito dal suo cane che lo avrebbe tormentato ogni volta che si sarebbe fermato. Gli unici momenti di pace che avrebbe avuto sarebbero stati quelli in cui avrebbe fischiettato la scala musicale.

Comunque si racconti la storia di El Silbon, sono molti in Colombia e Venezuela a credere nella sua esistenza e c’è addirittura che afferma di averlo visto nei boschi durante i periodi di siccità.

El Silbon si siederebbe per alcuni istanti sui tronchi caduti degli alberi e ucciderebbe i drogati e gli ubriachi che incontrerebbe, colpevoli come lui di aver vissuto una vita dissoluta facendo soffrire la propria famiglia. Aspirerebbe la carne e il sangue dall’ombelico e metterebbe le ossa nel suo sacco assieme ai resti di suo padre. Viene descritto come un gigante alto oltre 4 m che emette un sibilo agghiacciante e fruscii (quando non fischietta), è vestito di stracci, è molto magro e pallido. Porterebbe un cappello e ovviamente un sacco sulle spalle.

È convinzione di molti che i suoi fischi siano ingannevoli: se si sente una melodia nelle vicinanze non ci sarebbe alcun pericolo perché in realtà è lontano, ma più il suono è distante e più sarebbe. Alcuni pensano che sentire il suo fischio sia un presagio di morte, ma che può esse scongiurata se dopo si sentirebbe il latrato di un cane.

Si dice anche che in certe notti il Silbon appaia nei pressi di una casa, dove poserebbe il sacco e si metterebbe a contare le ossa una per una; se una o più persone si fermerebbe od osservarlo e ad ascoltarlo non succederà nulla, ma se si scapperebbe all’alba un membro della famiglia morirà.

La leggenda Silbon sembra essere nata nelle pianure di Guanarito, in Venezuela, per poi spostarsi verso le pianure di Barinas e Cojedes e infine spargersi a macchia d’olio in tutto il Sudamerica. Da qualche parte lo spettro di un ragazzo vaga per effetto di una maledizione per aver tradito la propria famiglia… Certo che se davvero esistesse e se ucciderebbe tutti quelli che fanno del male ai propri cari il suo sacco sarebbe davvero enorme!


https://www.ilparanormale.com/leggende-metropolitane/el-silbon/

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