Perù, la città inghiottita dalla miniera



FOTOREPORTAGE Un tempo Cerro de Pasco riforniva d'argento la Corona spagnola. Ma oggi rischia di sparire in una voragine.
di Tony Dajer Fotografie di Tomas van Houtryve


Settantamila abitanti, 4.300 metri d'altitudine sull'Altopiano peruviano, Cerro de Pasco è una delle città più alte del mondo. Gloria Ramos Prudencio, una piccola ma caparbia deputata al parlamento del Perù, vuole salvarla. "Da ragazza, quando camminavo nel quartiere elegante della città, tormentavo mia madre con domande del tipo: com'è che i gringos hanno delle case così belle? A scuola i miei insegnanti mi chiamavano preguntona - cioè una che fa troppe domande". Oggi la sua domanda principale è: come riuscire a salvare questa città dall'enorme voragine che la minaccia?

Il valore delle risorse minerarie dell'America Latina negli ultimi dieci anni è triplicato, fino a 300 miliardi di dollari. L'economia del Perù, uno dei paesi che stanno crescendo di più, ricava dalle sue miniere ben un sesto del suo prodotto interno lordo. A Cerro de Pasco gli effetti dell'industria mineraria, con tutti i costi e benefici, sono evidenti: la miniera su cui sorge sta letteralmente risucchiando la città.

La miniera a cielo aperto, gestita da una filiale della Volcan Compañía Minera, in pratica è una specia di piramide a gradoni rovesciata. Larga quasi tre chilometri e profonda circa 500 metri, lambisce la cittadina peruviana, che timidamente sembra battere in ritirata. Una fascia di confine, punteggiata di case e baracche abbandonate, rappresenta la terra di nessuno tra l'abisso e la città vivente. Ma questa barriera non protegge dagli avvelenamenti da piombo, uno dei problemi più gravi che affliggono Cerro de Pasco.

Nella foto: il centro storico di Cerro de Pasco è stato in gran parte distrutto dall'allargamento della miniera a cielo aperto. La miniera, gestita da una controllata della società Volcan Compañía Minera, produce soprattutto piombo e zinco.


Una foto aerea che mostra il centro di Cerro de Pasco quasi a ridosso della voragine

A duecento metri dalla voragine, nella piazza principale del paese, si erge una grande statua che raffigura un giovane del luogo, Daniel Alcides Carrión, trasformato in eroe nazionale. Il ragazzo è ritratto mentre si inietta qualcosa nel braccio con una siringa ipodermica. Nel 1885 quando un'epidemia di febbre di Oroya decimò gli operai che lavoravano alla costruzione della ferrovia, Daniel era solamente uno studente di medicina: per dimostrare che esisteva un nesso tra la febbre e un'altra malattia cronica conosciuta come verruca peruviana si iniettò del tessuto infetto ricavato da un superstite alla malattia. Il giovane contrasse la febbre e morì, riuscendo però nell'intento di dimostrare che il batterio che causava le due patologie era lo stesso; solo qualche decennio più tardi vennero messi a punto degli antibiotici efficaci.

Un negozietto vicino alla statua vende delle siringhe come souvenir. All'inizio mi hanno fatto un certo effetto, ma poi vedendo cosa devono subire gli abitanti, a un tratto mi sono sembrati più che appropriati.


A Yancancha, periferia di Cerro de Pasco, i panni vengono stesi sulla recinzione che divide la città dal limite della voragine.

La leggenda narra che 400 anni fa le rocce intorno agli accampamenti di Cerro de Pasco iniziarono a "lacrimare argento". Per secoli la miniera di Cerro fu una delle più produttive di tutto l'impero: riempiva i galeoni della Corona spagnola. Nel 1820 Cerro fu la prima città peruviana a liberarsi dagli spagnoli e già nei primi anni del Novecento era una delle più grandi città del paese. Nel 1903 venne completata la linea ferroviaria più alta del mondo. Con questa arrivarono gli americani della Cerro de Pasco Corporation, che comprarono la miniera.

All'epoca si estraeva principalmente rame, ma si poteva trovare ancora dell'argento. Tra i maggiori investitori americani c'erano J.P. Morgan, Henry Clay Frick e i Vanderbilt. Negli anni Cinquanta iniziò l'estrazione dello zinco e del piombo, tuttora in gran parte destinati alla Cina. Fino alla metà del secolo scorso i minatori lavoravano alla vecchia maniera, scavando dei tunnel, ma poi la società mineraria decise che sarebbe stato più redditizio sfruttare una miniera a cielo aperto. Sfortunatamente si scoprì che le vene più ricche si trovavano proprio al di sotto della città. "In centro una volta c'erano consolati e dimore storiche", ricorda Ramos. "Per molti anni, siamo stati la seconda città del Perù. Il tajo - la fossa - ci ha preso tutto. In questi giorni, anche i quartieri costruiti degli anni Sessanta stanno sprofondando nella fossa".


I ragazzi di Cerro de Pasco raramente si allontanano dalla miniera e dai suoi scarti tossici.

La città attuale, fatta di mattoni forati e marciapiedi sconnessi, è priva di acqua potabile. I suoi laghi e i fiumi sono inquinati dagli scarichi delle acque reflue della miniera, così sono le cisterne a rifornire la città a un costo anche 25 volte superiore rispetto a Lima.

"Nel mio quartiere abbiamo acqua per sei ore alla settimana e quest'anno un giudice ha di nuovo permesso alla Volcan di scaricare in una pozza a sud della città", racconta Ramos. Anche il riscaldamento è molto raro a Cerro; nei negozi le commesse tengono addosso il parka e i guanti senza dita, e al ristorante si cena in mezzo alla condensa del proprio fiato. I bambini hanno sempre le guance paonazze, come se li avessero appena schiaffeggiati.


I cumuli di materiale di scarto derivanti dai processi di estrazione incombono sulle giostrine di un parco giochi di Paragsha. Le polveri ricche di piombo si diffondono in tutta la città.

Lungo il confine occidentale della miniera, nei quartieri di Paragsha e Champamarca, si vedono enormi cumuli di materiali residuali pieni di piombo. Il vento trasporta ovunque i frammenti più fini. Dal 1996 il ministero della salute monitora i livelli di piombo nel sangue dei bambini, almeno due volte all'anno. Dal 2007 anche il CDC, il centro statunitense per il controllo delle malattie, ha iniziato a tenere sotto osservazione la situazione dell'area. I risultati sono sempre gli stessi: la metà dei bambini presenta livelli elevati di piombo, probabilmente causati dall'ingestione delle polveri.

"Questo posto è come Chernobyl", dichiara Paul Rodriguez, un giovane medico che lavora nell'ambulatorio pubblico di Paragsha. Rodriguez, un bel ragazzo alto e muscoloso, è piuttosto frustrato. Sa bene che i ragazzini che entreranno nella sua clinica sono tutti a rischio. In almeno quattro casi ha dovuto constatare la linea blu sulle gengive che denota un avvelenamento da piombo grave. Nonostante ciò, non può nemmeno ordinare un esame del sangue specifico quando necessario. "Ci riempiono di tutte queste scartoffie", dice mostrando scatoloni zeppi di moduli di dimissione. "Li riempiamo con tutti i sintomi da avvelenamento da piombo, che sono molto generici e aspecifici, come mal di testa, nausea e vomito. Per diagnosticarlo avremmo bisogno di quantificare il livello del piombo, ma nel nostro laboratorio non possiamo eseguire questo test. Bisogna mandare i bambini a Lima, ma lì non ci va nessuno. E così alla fine ci ritroviamo a lavorare alla cieca, a casaccio".



Sulle colline vengono fissate delle reti che dovrebbero diminuire il sollevamento delle polveri inquinanti.

Il portavoce della compagnia Volcan, Jorge Leoncio Murillo Nuñez, spiega che l'azienda è in regola con tutte le leggi ambientali del paese e ha "svolto campagne informative per formare la popolazione sulle procedure di igiene e pulizia e su come abbattere gli effetti dell'inquinamento".

Cecilia Beraun è nata a Champamarca, mezzo miglio a sud della clinica di Rodríguez. Quando l'ho incontrata la prima volta, viveva con i suoi due ragazzi nel ripostiglio di una scuola. Ogni mattina si alza alle quattro e mezza per fare le pulizie della scuola e poi, dopo aver scarpinato per un'ora va a lavorare come spalatrice nella miniera. Guadagna poco meno di un dollaro e mezzo all'ora. Stretto tra la fossa e i cumuli di materiali inerti, il quartiere di Chapamarca è uno dei più colpiti dall'inquinamento. I due figli di Cecilia hanno dei livelli di piombo nel sangue compresi tra i 14 e i 13 microgrammi per decilitro: la CDC considera come soglia limite i 5 microgrammi.


Leiydi Gonzales, 9 anni, e sua sorella Sonia, 8 anni, hanno livelli elevatissimi di piombo nel sangue, almeno tre volte la soglia limite indicata dal CDC (Centro statunitense per il controllo delle malattie). Anche i loro tre fratellini soffrono della stessa patologia.

Alex, un vicino di Cecilia, mi indica il più piccolo dei suoi tre figli, Yober, di tre anni. "A marzo aveva un livello di 18,9. Ha avuto tre attacchi epilettici e abbiamo passato lo scorso Capodanno in ospedale. Lo hanno rimandato a casa senza medicine. I miei figli più grandi non sono nati qui e stanno bene. Io sono venuto per lavorare, ma per amore di mio figlio vorrei poter vendere la casa e andarmene. Ma nessuno la vuole." L'avvelenamento da piombo è una bestia subdola. Anche a bassi livelli toglie energia, le articolazioni sono dolenti e riduce la capacità di apprendimento. A livelli moderati riduce il quoziente intellettivo in modo permanente nei bambini. Quando i livelli sono veramente elevati insorgono convulsioni, disfunzioni agli organi interni e infine, la morte. "Non imparano bene", mi ha detto Cecilia dei suoi ragazzi. "Il ministero della salute ha inviato dei medici per un giorno e tutto quello che ci hanno prescritto sono state delle vitamine - per renderli un po' più svegli, hanno detto." Nessun altro consiglio? "Che dovremmo andarcene".


Alcune operaie osservano gli scolari delle scuole elementari che partecipano ad una parata in centro città.

Restare o andarsene? Questo è il dibattito quotidiano di Cerro. Molti studi dicono che più le persone stanno lontane da suoli contaminati dal piombo, meglio stanno. Nel 2012 il ministero della salute peruviano ha dichiarato lo "stato di emergenza ambientale" nella regione, invitando quindi ad intraprendere azioni più concrete per l'abbattimento delle polveri, come la pavimentazione delle strade, la copertura dei cumuli di materiali di risulta e la piantumazione di alberi. Ma per ora sono stati piantati solo pochi alberelli striminziti. "Non ci sono fondi", spiega un un funzionario sanitario locale.

A settembre i cittadini di Cerro hanno marciato per centinaia di chilometri fino a Lima, per richiamare l'attenzione della capitale sul dramma della loro città. Più di duemila bambini hanno livelli di piombo superiori ai 10 microgrammi per decilitro. Il governo ha annunciato la costruzione di un nuovo ospedale e di un centro specializzato, ma già tanti annunci sono stati fatti in precedenza.


Martin Trinidad Saco, 70 anni, porta le sue pecore al pascolo nei pressi di una laguna ormai prosciugata. Ricorda ancora quando il bacino era pieno di vita e offriva pesci e uova di uccello.

Negli anni Ottanta, quando la miniera era ancora a gestione statale, il presidente Alan Garcia fece costruire un nuovo quartiere, a una quarantina di chilometri di distanza. Ma le nuove abitazioni troppo piccole non invogliarono molte famiglie a trasferircisi. Ora pochissime persone ci vivono; il quartiere è gestito dalla Volcan, il cui logo campeggia su ogni costruzione. Una fila ordinata di lampioni segna il terreno in cui si fermò la lottizzazione.

Nel 2008 Gloria Ramos ha definitivamente rinunciato a continuare con questi metodi inconcludenti. Una volta eletta congressista nel 2006, è riuscita a far approvare all'unanimità la legge n. 29293 che prevede il totale trasferimento della città. Le legge, però, non spiega chi pagherà. "Sono stati stanziati 2 milioni di dollari per studiare dei siti alternativi", spiega la Ramos. "Ma il ministero delle risorse minerarie e quello delle finanze continuano ad ignorare le riunioni delle commissioni, per cui ancora nulla si è mosso". Il governo peruviano non ha voluto fornire alcun commento a tal riguardo.


Hilario Mallqui Palacio lava i suoi vestiti in un ruscello di periferia. Anche se vive in centro città la sua abitazione non ha acqua corrente.

Nel frattempo, il governo ha fermato la progettazione di un nuovo impianto idrico per Cerro de Pasco - perché investire in una città che sta per scomparire? - e la Volcan ha ritirato la propria proposta di acquistare le ultime vestigia storiche della città per ricostruirle in un luogo più sicuro. Passeggiando per la città si notano ovunque i cartelli che segnalano le proprietà della Cerro SAC, la controllata della Volcan che gestisce la miniera.

"La società sta letteralmente spazzando via la città. In ogni quartiere compra almeno un terzo delle case e poi le sigilla con le assi di legno", racconta Gladys Huamán Gora, direttrice di Labor Pasco, un osservatorio locale. "I prezzi si abbassano e la gente si affanna per vendere, ma la miniera non ha fretta; e ogni volta che la gente magari cerca di unirsi e resistere, si defila e aspetta".

L'organizzazione del lavoro inoltre concorre a tenere frammentata la città. Tosti e massicci nelle loro tute arancioni, i minatori a Cerro de Pasco non passano inosservati. In uno slogan dipinto su un muro si legge: "macho somos pero no muchos", siamo machos ma non in troppi. Su 1.400 lavoratori, soltanto 400 sono dipendenti della miniera con un contratto regolare e full time. Tutti gli altri lavorano per dei contratistas, cioè degli intermediari che offrono contratti temporanei, sottopagati e senza tutele. In genere guadagnano la metà di un operaio strutturato - che prende circa 4 dollari e mezzo l'ora - e senza alcun benefit. Un portavoce della Cerro SAC, Abel Cruz, stima che dei 70 mila abitanti censiti di Cerro de Pasco solo 15 mila siano realmente residenti a tempo pieno. "È difficile vivere a questa altitudine", spiega. "Io per esempio faccio dieci giorni qui e quattro a Lima, con la mia famiglia".


Tahis Carhuaricra ha sette anni, ma quand'era più piccola il suo livello di piombo nel sangue era di 13 volte superiore la soglia limite. L'avvelenamento le ha causato delle gravi disabilità. Non riesce a parlare e nemmeno a nutrirsi regolarmente.

Di chi è la responsabilità? "La responsabilità è incerta", osserva Federico Helfgott, storico di Cerro de Pasco e professore della Universidad Nacional Mayor de San Marcos di Lima. La storia stessa della proprietà della miniera complica le cose. La compagnia americana Cerro de Pasco Corporation - le cui case erano tanto ammirate dalla Ramos - è stata nazionalizzata nel 1974. Nei successivi 25 anni la Centromin, la società statale, ha gestito la miniera in un modo a dir poco disastroso, tanto che nel 1999 la Volcan ha acquisito la proprietà per soli 62 milioni di dollari.

"Le colline di residui sterili sono in parte della prima società americana, altre sono della Centromin e altre ancora della Volcan. Perciò, chi è il responsabile dell'avvelenamento da piombo?", dice Helfgott. "Chi deve pagare per il trasferimento della città?".

Negli ultimi quattro anni la Volcan ha accumulato molte multe ambientali, più di qualunque altra compagnia in Perù, ma molte di esse non sono ancora state pagate. Nel 2011 la Volcan ha affidato la gestione della miniera alla sua controllata Cerro SAC al fine di limitare le proprie responsabilità, sostiene Huamán Gora. "L'industria mineraria oggi ha il controllo su un settimo del territorio nazionale del Perù", dice. "Se volessero, potrebbero rendere Cerro de Pasco un modello esemplare".


Un murale dipinto dall'artista peruviano Daniel Cortez Torres, conosciuto come Decertor, allude ai problemi di inquinamento ambientale che affliggono la città.

Nel 2010 l'amministratore delegato della Volcan Roberto Bobby Letts morì senza eredi diretti, lasciando un'eredità di 600 milioni di dollari. Nel 2011 la Volcan realizzò un utile di 328 milioni di dollari, ma già nel 2014 i profitti si sono ridotti a poco meno di 100 milioni. Con l'economia cinese che rallenta la richiesta di piombo e zinco si è drasticamente ridotta.

Quest'anno la Cerro SAC ha inaugurato il nuovo impianto di ossidazione con cianuro che permetterà di recuperare l'argento in tracce dagli scarti di estrazione mineraria. Originariamente progettato per produrre ricavi per circa 100 milioni di dollari l'anno, l'impianto ha iniziato ad operare proprio quando il prezzo dell'argento è sceso ai minimi storici. Anche se il boom economico dei prezzi dei metalli si è arrestato, la voragine e l'inquinamento di Cerro de Pasco restano. "Il trasferimento della città non è una responsabilità della compagnia", afferma il portavoce della Volcan Jorge Nuñez. "Il problema deve essere affrontato dal governo nazionale in coordinamento con il governo regionale e locale della città".

"Continuerò a combattere. Quello che mi dà più fastidio è che non sono nemmeno stati in grado di approfittare del boom dei metalli", dice Gloria Ramos. Nel 2011 il suo mandato è terminato e da allora non si è più ricandidata; ha abbandonato la politica e vive a Lima. Ritorna spesso a Cerro, dove vivono ancora i suoi genitori. Sui giornali e durante gli incontri pubblici, racconta, "gli attacchi erano sempre più aggressivi. Mi dicevano che volevo far perdere il lavoro alle persone e che volevo far chiudere la miniera. Ho ricevuto delle minacce personali".


Un murale dipinto dall'artista peruviano Daniel Cortez Torres, conosciuto come Decertor, allude ai problemi di inquinamento ambientale che affliggono la città.

Nel 2010 l'amministratore delegato della Volcan Roberto Bobby Letts morì senza eredi diretti, lasciando un'eredità di 600 milioni di dollari. Nel 2011 la Volcan realizzò un utile di 328 milioni di dollari, ma già nel 2014 i profitti si sono ridotti a poco meno di 100 milioni. Con l'economia cinese che rallenta la richiesta di piombo e zinco si è drasticamente ridotta.

Quest'anno la Cerro SAC ha inaugurato il nuovo impianto di ossidazione con cianuro che permetterà di recuperare l'argento in tracce dagli scarti di estrazione mineraria. Originariamente progettato per produrre ricavi per circa 100 milioni di dollari l'anno, l'impianto ha iniziato ad operare proprio quando il prezzo dell'argento è sceso ai minimi storici. Anche se il boom economico dei prezzi dei metalli si è arrestato, la voragine e l'inquinamento di Cerro de Pasco restano. "Il trasferimento della città non è una responsabilità della compagnia", afferma il portavoce della Volcan Jorge Nuñez. "Il problema deve essere affrontato dal governo nazionale in coordinamento con il governo regionale e locale della città".

"Continuerò a combattere. Quello che mi dà più fastidio è che non sono nemmeno stati in grado di approfittare del boom dei metalli", dice Gloria Ramos. Nel 2011 il suo mandato è terminato e da allora non si è più ricandidata; ha abbandonato la politica e vive a Lima. Ritorna spesso a Cerro, dove vivono ancora i suoi genitori. Sui giornali e durante gli incontri pubblici, racconta, "gli attacchi erano sempre più aggressivi. Mi dicevano che volevo far perdere il lavoro alle persone e che volevo far chiudere la miniera. Ho ricevuto delle minacce personali".

http://www.nationalgeographic.it/

Mondo Tempo Reale

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Mondo Tempo Reale è il blog che dal 2010 vi racconta le notizie più incredibili, strane, curiose e divertenti: fatti imbarazzanti, ladri imbranati, prodotti assurdi, ricerche scientifiche decisamente insolite.
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