Il mistero delle "manine del Sahara"


Un dettaglio delle impronte di "manine" che appaiono all'interno di mani umane più grandi sulle pareti del sito di Wadi Sura II. Fotografia di Emmanuelle Honoré

Le piccole impronte dipinte in una grotta egiziana potrebbero appartenere a lucertole anziché a neonati, sostiene un nuovo studio

Quando, nel 2002, fu scoperto il sito di Wadi Sura II, nel Deserto occidentale egiziano, i ricercatori rimasero sbalorditi per le migliaia di pitture murali lasciate sulle pareti di quel riparo roccioso almeno 8.000 anni fa. Non solo vi comparivano animali selvatici, figure umane e strane creature senza testa, tanto che il sito fu soprannominato "Grotta delle Bestie"; c'erano anche centinaia di impronte di mani umane, più di quante ne siano mai state trovate in un sito di arte rupestre nel Sahara.

Ancora più insolite erano 13 piccole impronte di quelle che sembravano mani di bambini molto piccoli. Decorazioni del genere erano state scoperte in siti australiani, ma mai nel Sahara. In un caso (vedi la foto sopra) le due "manine" sembrano come rannicchiate nelle mani di un adulto. Ce n'è abbastanza per commuoversi.

Eppure, a quanto pare, non si tratta di mani umane.

Wadi Sura II è considerato uno dei più importanti siti di arte rupestre del Sahara, anche se non è famoso come il vicino Wadi Sura I, scoperto nel 1933 dal conte ungherese Láslo Almásy e poi reso celebre dal film Il paziente inglese. L'antropologa Emmanuelle Honoré l'ha visitato per la prima volta nel 2003, restando molto sorpresa dalle impronte delle "manine". "Sono molto più piccole delle mani dei neonati, e le dita erano insolitamente lunghe", racconta.

Così Honoré ha deciso di misurare le mani di veri neonati, partoriti dopo 37-41 settimane di gravidanza, e confrontare le dimensioni con quelle delle impronte di Wadi Sura. Poiché poi le manine dipinte sono particolarmente le misure a confrontare le misure delle impronte con quelle di bambini prematuri, nati dopo solo 26-36 settimane. Per farlo, la studiosa si è assicurata la collaborazione di un team di studenti di medicina che è andato a raccogliere i dati nel reparto maternità di un ospedale francese. "Se fossi andata in un ospedale e avessi detto: 'Salve, sono una studiosa di arte rupestre, avete neonati a disposizione?', penso che mi avrebbero preso per pazza e avrebbero chiamato le guardie", scherza Honoré.

Stando ai risultati, appena pubblicati, la probabilità che le "manine" della Grotta delle Bestie siano davvero umane è estremamente bassa.

Ma allora che cosa sono? La posizione delle impronte e la forma delle dita varia da un punto all'altro della grotta; gli studiosi hanno dedotto che a lasciarle debba essere stato qualcosa di flessibile e articolato e non un oggetto inerte come legno o argilla i cui contorni siano stati ricalcati dagli sconosciuti artisti della grotta.

All'inizio Honoré ha pensato a zampe di scimmia, ma anche in quel caso le proporzioni non tornavano. Così i suoi colleghi del Museo di Storia naturale di Parigi le hanno consigliato di prendere in considerazione i rettili.
Finora il candidato più probabile, per dimensione e forma delle zampe, è il varano del deserto (Varanus griseus), un sauro (o lucertola) che ancora oggi vive nella zona ed è considerato sacro dalle popolazioni nomadi. Un'alternativa potrebbero essere le zampe di piccoli di coccodrillo, ma è un'ipotesi oggetto di uno studio ancora in corso.


Le pareti di Wadi Sura II sono coperte da centinaia di impronte di mani umane, assieme a figure di animali e di creature senza testa. Fotografia di Emmanuelle Honoré

La notizia che le "manine" di Wadi Sura non sono umane è una grossa sorpresa per gli esperti di arte rupestre del Sahara. "Figure di animali ricavate con la tecnica dello stencil si trovano spesso in Australia e in Sudamerica, ma non qui", commenta Honoré. Le piccole zampe compaiono non solo all'interno delle mani umane ma anche in forma di fregio, così come le altre immagini delle mani. Tutte le impronte sono state ricalcate nello stesso periodo, ma è impossibile dire se l'artista usò la zampa di un varano vivo o preferì tagliargliela e ricalcarla con comodo.

Quanto al significato delle impronte, Honoré preferisce non fare troppe ipotesi. "Noi moderni tendiamo a vedere gli esseri umani come separati dal resto della natura", spiega. "Ma in questa enorme collezione di immagini l'uomo è parte a tutti gli effetti di un mondo naturale più grandi. Per noi ricercatori è difficile interpretare questi dipinti, visto che la nostra cultura è così diversa".

Intanto, i genitori dei neonati "misurati" per la ricerca non vedono l'ora di leggerne i risultati. "Erano davvero entusiasti all'idea che i loro bambini potessero dare un contributo alla scienza", conclude Honoré.

http://www.nationalgeographic.it/

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