La terribile maledizione del diamante Hope

Luigi XIV


Le leggende che ruotano intorno al famigerato diamante Hope narrano di disgrazie e sciagure che si sarebbero scagliate su tutti coloro che nel corso del tempo sono entrati in possesso della preziosa gemma. Attualmente, il diamante maledetto, tra i più grossi al mondo, è conservato allo Smithsonian Institution di Washington.

Come il famoso Koh-i-noor, anche il tristemente noto diamante Hope (che in inglese significa speranza) proviene dall’India. Con il suo peso originario di circa 112,5 carati, era uno dei gioielli più famosi al mondo, ma il suo possesso è stato più spesso foriero di disgrazia che di speranza. Secondo una leggenda, esso proverrebbe dalla fronte di una statua indù di Rama Sita. Il sacerdote che lo rubò fu torturato a morte.

Nel 1642, un mercante francese, Jean Baptiste Tavernier, acquistò la gigantesca gemma e la portò in Europa. Qui la vendette, nel 1668, a Luigi XIV, che fu l’unico a indossare il diamante, in occasioni speciali, dopo averlo fatto tagliare dal gioielliere di corte, che lo ridusse a poco più di 67 carati. Luigi XIV, quando morì, era un uomo rovinato e anche il suo impero era allo sfascio. I suoi successori, che ereditarono la gemma, finirono peggio ancora: la principessa di Lamballe, sopraintendente della casa reale, fu barbaramente uccisa dalla plebaglia e Luigi XVI, con la moglie Maria Antonietta, finì alla ghigliottina. Tavernier stesso, tornato in India alla ricerca di un altro colpo di fortuna per pagare i debiti di gioco del figlio, fu dilaniato da un branco di cani selvaggi.

Nel settembre del 1792, nel caos della Rivoluzione Francese, il diamante Hope scomparve, per riapparire presumibilmente ai primi del XIX secolo, quando si ritiene sia stato acquistato da Giorgio IV d’Inghilterra. Il re morì nel 1830, lasciando un mare di debiti. Verso il 1830 la pietra fu tagliata nel suo peso odierno di 45,52 carati e divenne proprietà di un banchiere di Londra, Henry Philip Hope, dal quale il gioiello prese il nome. La pietra del malocchio passò poi al suo pronipote, Lord Francis Hope, che fece bancarotta e la vendette nel 1902.

Nel 1912, un magnate americano della finanza, Edward Beale McLean, acquistò la gemma per la moglie, pagandola, a quanto pare, 180.000 dollari, ma poco dopo sua madre e due suoi domestici, morirono. Successivamente, il figlio di nove anni di McLean fu ucciso da un’auto, la figlia morì per una dose eccessiva di sonnifero, egli stesso divorziò dalla moglie, finendo i suoi giorni in una casa di cura per malattie mentali. Ancora una volta la preziosa gemma aveva portato a termine la sua maledizione.

La pietra passò allora nelle mani del gioielliere americano Harry Winston, che la donò, nel 1958, alla Smithsonian Institution di Washington. Attualmente il diamante Hope, grosso come una noce, e il collier sul quale è montato, valutati 100 milioni di dollari, sono conservati in un luogo sicuro. Pare che la pietra sia diventata innocua.

http://www.viaggionelmistero.it/confini-conoscenza/miti-leggende/terribile-maledizione-del-diamante-hope

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